Il sindaco Elena attacca le scelte dell’ente ma la rottura non sarà immediata. «Così com’è serve a poco. Siamo pronti a imitare Lumezzane»

Ultimatum alla Comunità

13/11/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Il sin­da­co di Toscolano Mader­no, Pao­lo Ele­na, fa la voce grossa con­tro la Comu­nità mon­tana (che com­prende nove local­ità, da Salò a Limone), minac­cian­do di uscire. La sua, però, non è una rot­tura imme­di­a­ta, ma a ter­mine. Una bom­ba a orologe­ria, insom­ma. «Non con­di­vidi­amo l’at­tiv­ità svol­ta dal­la Comu­nità — spie­ga Ele­na, di An -. Ci auguri­amo che, dopo le elezioni ammin­is­tra­tive, ci sia un rad­i­cale cam­bi­a­men­to nel­la ges­tione. Altri­men­ti ce ne andremo. Mi risul­ta che un altro sin­da­co del­la zona stia inter­ro­gan­dosi sul­l’u­til­ità di questo ente. Non siamo quin­di i soli a esprimere dub­bi e per­p­lessità. Lumez­zane, ad esem­pio, ha già abban­do­na­to la Comu­nità del­la Val­trompia, non con­div­i­den­done le linee. Noi potrem­mo fare altret­tan­to. Anche se non subito. Per pren­dere tale deci­sione bas­ta una delib­era di giun­ta, da portare suc­ces­si­va­mente in con­siglio comu­nale e in Regione». I motivi del vostro atteggia­men­to? «Rimanere den­tro non ci dà alcun ben­efi­cio. Il gio­co non vale la can­dela. Come sparare con il can­none per pren­dere le mosche. Qualche esem­pio? Il piano ter­ri­to­ri­ale di coor­di­na­men­to è sta­to approva­to dal Pirellone il mese scor­so, dopo una ges­tazione di 10–11 anni. L’impianto base risale al pres­i­dente di allo­ra, Mar­co Con­cetti. E anco­ra: la vig­i­lan­za urbana. Pos­si­bile che la Comu­nità non riesca a dare un servizio ai pro­pri asso­ciati? «Stes­so dis­cor­so per quan­to riguar­da il sociale: assis­ten­za domi­cil­iare, med­i­c­i­na sco­las­ti­ca, ecc. Abbi­amo l’im­pres­sione che manchi pro­prio nel­la capac­ità di coag­u­lare le inizia­tive e di pro­porne di nuove. Né riesco a capire per­ché i comu­ni più grossi deb­bano pagare per i più pic­coli, sen­za avere adegua­to rien­tro. Tan­to più che nem­meno Mag­a­sa o Valvesti­no, per citare le zone più dis­agiate, han­no ottenu­to van­tag­gi. A Toscolano abbi­amo dovu­to arran­gia­r­ci a reperire finanzi­a­men­ti in base all’Ob­bi­et­ti­vo 2, cioè i con­tribu­ti ero­gati alle aree dis­agiate. Ci sarebbe piaci­u­to se la Comu­nità avesse potu­to catal­iz­zare le varie inizia­tive, assumen­do un ruo­lo da pro­tag­o­nista. O sti­mo­la gli inves­ti­men­ti o serve a poco». Il sin­da­co non fa mai il nome del pres­i­dente Bruno Faus­ti­ni, con­sigliere tra l’al­tro di Forza Italia a Palaz­zo Bro­let­to e capogrup­po a Salò. Però è evi­dente che gli strali sono riv­olti a lui. «L’at­tuale ges­tione è insuf­fi­ciente — pros­egue Ele­na -. O con le elezioni di mag­gio ver­rà cam­bi­a­to il ver­tice e il modo di gestire le cose oppure noi ce ne andremo. Essere in mag­gio­ran­za, come suc­cede adesso per Toscolano Mader­no, non vuol dire pot­er incidere nelle scelte. A noi piace il com­por­ta­men­to di Girelli, il pres­i­dente del­la Valsab­bia. Se 27 sin­daci su 31 fir­mano un doc­u­men­to sul­la san­ità sig­nifi­ca che c’è coe­sione e com­pat­tez­za. Da noi, invece, esiste una frat­tura notev­ole, e i modi di vedere sono diver­si». Ele­na sostiene invece di non avere l’in­ten­zione di uscire dal Par­co, «anche se i con­fi­ni potreb­bero essere ride­fin­i­ti. Mi chiedo per­ché deb­bano essere com­p­rese strade e piazze all’in­ter­no del paese, con la neces­sità di svol­gere (in caso di lavori di costruzione o ristrut­turazione) un mag­gior numero di pratiche burocratiche».

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