Il paese si candida a polo didattico utilizzando Monte Cucco e Malga Albarè. Lo si potrà visitare insieme a orto botanico e osservatorio astronomico

Un museo ecologico nelle cave

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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Un a cielo aper­to, un’arena sot­to le stelle, un lab­o­ra­to­rio d’arte. È l’altra fac­cia del­la cava, quel­la che res­ta dopo anni di escav­azione: impo­nen­ti bloc­chi di mar­mo, tagliati a mano, mirabili pietre immote in un teatro nat­u­rale, pezzi appun­to da museo, anzi da eco­museo. Così quest’estate il vicesin­da­co Guer­ri­no Coltri ha vis­to la cava di Monte Cuc­co durante una gior­na­ta di “Poesie…in cava” orga­niz­za­ta da Bald­ofes­ti­val. Coltri, in quel­la occa­sione, ave­va fat­to un breve excur­sus sul­la sto­ria delle cave, che ha ripreso durante un incon­tro orga­niz­za­to dall’amministrazione, al quale è sta­to invi­ta­to anche Vas­co Sen­a­tore Gon­do­la, pres­i­dente del­la Isti­tuzione Museo di Capri­no e stori­co del­la val­la­ta. Così, dopo un’ora e mez­zo di ret­ro­spet­ti­va, è emer­sa l’idea, il gius­to gran finale, di fare delle 14 cave dismesse che tem­pes­tano la colline di Mal­ga Abaré e il Monte Cuc­co un eco­museo. La zona diver­rebbe un luo­go di cul­tura, un’ area dep­u­ta­ta al tur­is­mo, preferi­bil­mente sco­las­ti­co, che già può con­tare in paese sul­la forza dell’Orto botan­i­co di Novezzi­na e sull’apertura ormai immi­nente dell’Osservatorio astro­nom­i­co. L’amministrazione comu­nale sta da tem­po rimug­i­nan­do l’idea, ma la novità è sta­ta accol­ta con entu­si­as­mo anche da tut­ti i pre­sen­ti, che in sala con­sil­iare era­no parec­chi. «Par­lan­do del­la sto­ria di queste cave, attive e pro­dut­tive tra il 1926 e gli anni Ses­san­ta, resto sospe­so tra la nos­tal­gia del pas­sato e l’idea di fare un sondag­gio per riaprir­le», ha det­to Gon­do­la. «Noi a Capri­no abbi­amo appe­na riavvi­a­to una scuo­la di scul­tura, ma può vera­mente rinascere una cava ?». La doman­da, appar­ente­mente provo­ca­to­ria, è sta­ta il pretesto che ha per­me­s­so all’amministrazione di rilan­cia­re un’idea cov­a­ta da un po’. «Una cava può rinascere in veste cul­tur­ale», ha rispos­to il pro­fes­sor Euge­nio Adamoli, asses­sore alla cul­tura; «Gra­zie a Guer­ri­no Coltri e allo stori­co Gon­do­la, abbi­amo fat­to una ret­ro­spet­ti­va che ha mes­so in luce le tradizioni e la vita di questo paese, in cui le cave sono state fonte di lavoro e han­no fat­to appun­to parte del­la nos­tra sto­ria. Ora la pro­pos­ta è di val­oriz­zarle, o con una mostra fotografi­ca o ripro­po­nen­do la in cava». Per sventare ogni tim­o­re ambi­en­tal­ista, Coltri ha pre­cisato: «Per l’economia del­la nos­tra zona sarebbe impens­abile riaprir­le, sarebbe la dis­truzione ambi­en­tale, e tra l’altro porterebbe ben poco all’economia del paese. Però, se abbinas­si­mo questo pun­to forte al dis­cor­so cul­tur­ale, potrem­mo fare davvero qual­cosa di impor­tante. Quan­do quest’estate sono anda­to alla cava di Monte Cuc­co e ho vis­to com’era mer­av­igliosa dopo che era sta­ta rip­uli­ta, qua­si luci­da­ta, dagli uomi­ni del­la gui­dati da Palmeri­no Loren­zi, sono rimas­to incan­ta­to. E ho pen­sato che questo teatro nel­la natu­ra non può rimanere sconosci­u­to, va val­oriz­za­to, pos­si­amo fare econo­mia attra­ver­so la cul­tura». Gae­tano Gre­co, già pres­i­dente di Bald­ofes­ti­val, è sta­to imme­di­ata­mente invi­ta­to ad inter­venire. E, da buon impren­di­tore del­la «fab­bri­ca di idee», come Bald­ofes­ti­val ama definir­si, ha com­men­ta­to: «Guer­ri­no Coltri si è innamora­to di quel­la cava, che in effet­ti è da risco­prire come luo­go di incon­tro, per­ché è poco conosci­u­ta ma è bel­la, si pres­ta a divenire pun­to di incon­tro, è inter­es­sante fotografi­ca­mente, può per­me­t­tere anche di riaprire l’ipotesi del lavoro in cava sot­to il pro­fi­lo artis­ti­co, avvian­do un dis­cor­so con l’accademia, oppure vi si potrebbe creare un eco­museo all’aperto. La prevede finanzi­a­men­ti per questo genere di inizia­tive, e poi l’ecomuseo è inter­es­sante per impostare un lavoro di tur­is­mo sco­las­ti­co. Pen­si­amo solo a quan­to sarebbe com­ple­ta la gita a Fer­rara di Monte per una classe: orto botan­i­co, osser­va­to­rio astro­nom­i­co, visi­ta alla cava e la gior­na­ta è fat­ta, con un prece­dente lavoro di pro­gram­mazione e doc­u­men­tazione per gli inseg­nan­ti. Per­sone nuove, dunque, arrivereb­bero sul Monte Bal­do cre­an­do un indot­to per gli impren­di­tori del­la zona dis­posti a trarne van­tag­gio». Insom­ma, le ex cave di mar­mo di Fer­rara, come avviene già in altre par­ti d’Italia, potreb­bero divenire una vera attrazione, come è sulle Alpi Apuane, dove sono val­oriz­zate come uno spet­ta­co­lo di lavoro e di bellez­za uni­co al mon­do. Lì la preziosa pietra bian­ca di Car­rara è uti­liz­za­ta per impieghi di ogni genere. Se ne fan­no ogget­ti sem­pli­ci, opere d’arte e d’architettura. E le tec­niche di lavoro, un tesoro oggi cus­todi­to da pochi, sono rie­vo­cate ogni anno nei lab­o­ra­tori artis­ti­ci di Car­rara, al museo del mar­mo, in esi­bizioni all’aperto. Questo potrebbe accadere anche ai pie­di del Baldo.

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