Inchiesta A bordo del battello della Navigarda su e giù per porti e paesi

Una giornata in mezzo al lago

Di Luca Delpozzo
Danilo Castellarin

Avan­ti ada­gio, oriz­zonte limpi­do, tut­to tran­quil­lo. Così sem­bra. «In realtà qui il peri­co­lo è sem­pre in aggua­to e bisogna stare all’erta»: par­la Luciano Cal­abre­si, cam­i­cia azzur­ra e berret­to bian­co, coman­dante del piroscafo , vec­chia glo­ria del­la flot­ta , sal­pa­to da Peschiera. Ruo­ta con del­i­catez­za il vec­chio tim­o­ne di leg­no e dal­la plan­cia di coman­do, con un colpo d’occhio, riesce ad accostare al molo, questo bestione di 151 ton­nel­late come farem­mo noi con la Cinque­cen­to nel parcheg­gio sot­to casa. Dietro a lui, sedu­ti sulle poltroncine in plas­ti­ca, centi­na­ia di tur­isti si godono le crociere d’agosto. C’è bonac­cia e il lago è piat­to come una tavola. Ma anche se il cli­ma africano ispir­erebbe più una pen­nichel­la, lui, il cap­i­tano, con­tin­ua a spaziare l’orizzonte con lo sguar­do del fal­co. Eppure sem­bra tut­to uguale. Azzur­ro sot­to, azzur­ro sopra. Le barche lon­tane, lo spazio infini­to. «Mica vero, qui non siamo in autostra­da, con le cor­sie, i semafori, i seg­nali bianchi dip­in­ti sull’asfalto», cor­regge Cal­abre­si che andrà in pen­sione fra poco più di un mese, dopo trent’anni di ono­ra­to servizio. E aggiunge: «Qui serve sem­pre la mas­si­ma atten­zione per­ché l’imprevisto può pre­sen­tar­si da un momen­to all’altro». Un nav­i­ga­tore dis­trat­to, un wind­surf dis­pet­toso, una bar­ca che lan­cia la sfi­da al bat­tel­lo di lin­ea, così, tan­to per fare una bra­va­ta. «Non tut­ti sono respon­s­abili e molti van­no per lago come fos­sero in cit­tà, come guidassero la pro­pria auto, però qui non ci sono i freni e se sterzi (lui dice «viri») l’effetto non è imme­di­a­to, ma si avverte dopo un po’. Dunque, serve grande atten­zione e mas­si­ma pru­den­za». Soprat­tut­to con le due ammi­raglie del­la flot­ta, lo Zanardel­li, classe 1903, e l’Italia del 1908, entram­bi più vec­chi del Titan­ic che era del 1912. L’affitta barche Anc he Gian­ni Olivet­ti, che affit­ta imbar­cazioni all’imbarcadero, rac­co­man­da di stare sveg­li ai nav­i­ga­tori improvvisati. Con 140 euro affi­da loro per mez­za gior­na­ta un bel moto­scafo a motore, pieno di ben­z­i­na. Oppure, per spendere meno, ne bas­tano 50 e sei per­sone pos­sono goder­sela per un’ora. La patente nau­ti­ca, la licen­za, il brevet­to? Non serve niente di niente. Bas­ta con­seg­nare un doc­u­men­to d’identità, salire e via, tut­ti diven­tano lupi di lago. Mai avu­to prob­le­mi coi tur­isti da dipor­to? «For­tu­nata­mente no», risponde Olivet­ti, «anche per­ché se ci sono dif­fi­coltà i cli­en­ti pos­sono chia­mar­mi con il tele­foni­no». Sarà il caso, ma non pas­sa nem­meno un min­u­to e rien­tra un tedesco appe­na par­ti­to. Tor­na indi­etro, accos­ta al molo. «Che suc­cede?», chiede Gian­ni. «Mot­tore fib­brare comme arro­plano», lamen­ta il cliente, rubiz­zo in volto. Col­pa delle eliche maci­nate dalle sec­che, con­tro il fon­dale o su qualche scoglio. «È il prob­le­ma di quest’estate: lago bas­so, eliche in fran­tu­mi. Alla Nav­i­gar­da dicono che ormai siamo a quo­ta 29 cen­timetri sot­to il liv­el­lo». E i tur­isti? «Effet­ti­va­mente quest’anno ci sono più olan­desi e bel­gi, tedeschi pochi­ni», risponde Gian­ni, «ma sec­on­do me la gaffe di Berlus­coni non c’entra nul­la. I tedeschi han­no già i loro prob­le­mi da risol­vere sen­za inven­tarne di nuovi. In ogni caso gli ital­iani, scusate il cam­panil­is­mo, restano sem­pre i cli­en­ti migliori». Intan­to nel por­tic­ci­o­lo la fila s’ingrossa davan­ti alla bigli­et­te­ria, un baracchi­no a due pas­si dall’attracco. Solo che den­tro non c’è nes­suno. Per­ché mai? «Per­ché la Nav­i­gar­da», spie­ga il bigli­et­taio che arri­va di buon pas­so ven­ti minu­ti pri­ma del bat­tel­lo, «per con­tenere i costi del per­son­ale ha del­e­ga­to questo servizio e col­lab­o­ra­tori esterni. Io, ad esem­pio, ho un con­trat­to di tre anni che mi obbli­ga ad essere pre­sente in bigli­et­te­ria solo ven­ti minu­ti pri­ma dell’arrivo del bat­tel­lo, dell’aliscafo o del cata­ma­ra­no e cinque minu­ti dopo la loro parten­za. Poi me ne pos­so andare». Infor­mazioni BR> IL12> part time Ma se un tur­ista vuole infor­mazioni sui tragit­ti e le tar­iffe? Si arran­gia. Cer­ca di inter­pretare i cartel­li improvvisati col pennarel­lo e i pieghevoli azzur­ri, con la foto del piroscafo Italia che costeggia Pun­ta San Vig­ilio. Quan­to a chiarez­za, però, si pote­va fare meglio. Per­ché solo un esper­to di enig­misti­ca riesce a destreg­gia­r­si con file di numeri rossi e neri, sigle Sr, Batt, Cat, T. Dove Sr sig­nifi­ca servizio rapi­do, Batt sta per bat­tel­lo, Cat cata­ma­ra­no e T traghet­ti. Sen­za tenere con­to delle eccezioni, intri­g­an­ti come tra­boc­chet­ti, che nelle note a mar­gine spie­gano che il palli­no nero sig­nifi­ca che il traghet­to parte un’ora pri­ma, men­tre il qua­drati­no rosso che la cor­sa è antic­i­pa­ta di 30 minu­ti. Gli stranieri, soprat­tut­to i nordi­ci, rac­col­go­no la sfi­da. Aprono dili­gen­ti il depli­ant, par­lot­tano, tra­ducono, con­frontano. Sem­bra­no colon­nel­li alle prese con la strate­gia invi­a­ta via cablo dal gen­erale, acquartier­a­to nelle retro­vie. E qua­si sem­pre decifra­no e soprat­tut­to capis­cono. Sem­bra si diver­tano a fati­care. Anche in vacan­za. France­si, spag­no­li e soprat­tut­to ital­iani sono più pigri. Si spazi­en­tis­cono subito. Scuote la tes­ta anche la sig­no­ra Lisa Pasi, veronese, in vacan­za sul lago di casa. «Oggi vole­vo con­ce­d­er­mi una gior­na­ta in lib­ertà, tut­ta per me», rac­con­ta, «ho sis­tem­ato figli e nipoti, poi sono venu­ta al molo. Vole­vo tornare al Vit­to­ri­ale, c’ero sta­ta da ragaz­za. Avrei tan­to volu­to vis­i­tar­lo con cal­ma, da adul­ta. Ma qui nes­suno sa dir­mi se il bat­tel­lo c’è o non c’è. Lo sportel­lo è chiu­so. E gli orari non li capis­co. Mi doman­do se sarebbe costa­to davvero molto las­cia­re l’addetto del­la com­pag­nia di disponi­bile ai tur­isti per tut­ta la gior­na­ta, almeno in agos­to…». Bigli­et­tai solo a ore Co sì com’è, a part-time, assi­cu­ran­do la sua pre­sen­za ven­ti minu­ti pri­ma e cinque minu­ti dopo, l’addetto guadagna poco più di un m igli­aio di euro al mese. Più una per­centuale (1 per cen­to) su ogni bigli­et­to ven­du­to. Il che dovrebbe indur­lo a tenere la posizione quan­to più pos­si­bile. In realtà non sem­pre è così. Per questo i tur­isti si doman­dano se non sarebbe meglio garan­tire un servizio costante, dal mat­ti­no alla sera. «Il rap­por­to stip­u­la­to con i nos­tri bigli­et­tai è quel­lo dell’assuntoria», spie­ga l’ingegnere Mar­cel­lo Cop­po­la, diret­tore Nav­i­gar­da, «anal­o­go a quel­lo uti­liz­za­to dalle Fer­rovie del­lo Sta­to con i suoi casel­lan­ti». E aggiunge: «Un tem­po questo rap­por­to parti­va dal­la con­sid­er­azione che per un res­i­dente era facile garan­tire una cer­ta pre­sen­za. Oggi i tem­pi sono cam­biati, c’è molto pen­dolar­is­mo e tut­to diven­ta più dif­fi­cile e com­pli­ca­to. Cer­to, un addet­to sta­bile, otto ore al giorno, sarebbe meglio di un bigli­et­taio part-time, questo nes­suno lo mette in dub­bio. Ma le aziende devono fare i con­ti con i costi. E i costi del per­son­ale sono la voce più pesante. La gente deve capire che gestire un’azienda nei momen­ti di pun­ta non è un gio­co da ragazzi». Cop­po­la fa capire che a fer­ragos­to può cap­itare di viag­gia­re in pie­di su un treno o di fare la fila al casel­lo dell’autostrada per­ché su dieci casel­li solo quat­tro sono aper­ti. «È suc­ces­so anche a me», dice. E aggiunge: «Tut­ti noi pun­ti­amo a offrire servizi migliori e, pro­prio per ridurre i dis­a­gi ai nos­tri passeg­geri, con­sen­ti­amo di fare il bigli­et­to a bor­do con un modesto sovrap­prez­zo, appe­na 80 cen­tes­i­mi, men­tre su un treno il sovrap­prez­zo è di 5 euro». Se poi la situ­azione è crit­i­ca, con file lunghe in paziente atte­sa, il coman­dante del bat­tel­lo può autor­iz­zare i passeg­geri a salire e acquistare il bigli­et­to a bor­do sen­za pagare il sovrap­prez­zo. In tan to la nave va, direbbe Felli­ni. E bor­deg­gia i por­tic­ci­oli, le spi­agge ingol­fate di tur­isti, i rami mor­bi­di dei sali­ci piangen­ti che don­dolano sui ter­razzi, sui quali si affac­ciano ospi­ti in accap­pa­toio bian­co. L’origine del­la nav­igazione pub­bli­ca sul pri­mo lago d’Italia non ha ragioni antichissime. Il pri­mo piroscafo che sol­cò queste acque fu l’Arciduca Ranieri, 400 quin­tali di por­ta­ta, 28 cav­al­li di poten­za, vara­to il 7 luglio 1827. Tut­ti gli abi­tan­ti dei poveri Comu­ni bena­cen­si, costret­ti sino ad allo­ra ad una mod­es­ta econo­mia agri­co­la o alla anco­ra più povera risor­sa del­la pesca, intuirono che i col­lega­men­ti quo­tid­i­ani pote­vano favorire i com­mer­ci ed ali­menta­re, via acqua, quel­la rete di traf­fi­ci red­di­tizi, altri­men­ti dif­fi­cil­mente prat­i­ca­bili. Le strade di allo­ra era­no più che altro sen­tieri e trat­turi, per­cor­si angusti, che richiede­vano ore fati­cose e soleg­giate a dor­so di mulo. E la nave riprende il largo Le maes­tranze, assunte a centi­na­ia, con­tente di poveris­sime paghe, dove­vano essere cel­er­mente trasportate. E così pure le mer­canzie prodotte, i cli­en­ti e gli ispet­tori in visi­ta, i com­mer­cianti. Nasce­va dunque per il lago, gra­zie alla nav­igazione sulle acque, una nuo­va e grande oppor­tu­nità di svilup­po. A volte bisognerebbe ricor­dar­le queste orig­i­ni, per accogliere meglio i nos­tri ospi­ti. Le infor­mazioni sono un esem­pio. In un paesino del­la cos­ta veronese, entri nell’ufficio infor­mazioni e tro­vi mon­tagne di opus­coli, depli­ant, schede, brochure. Ma dietro il ban­cone ti sen­ti rispon­dere con luci­do real­is­mo: «Da quan­do han­no aboli­to le aziende di pro­mozione tur­is­ti­ca man­cano essen­zial­mente tre cose: i col­lega­men­ti fra enti diver­si, la disponi­bil­ità degli imp­ie­gati e la pro­fes­sion­al­ità degli oper­a­tori. Così i tur­isti che arrivano ven­gono las­ciati allo sbaraglio». Mica male per il pri­mo lago d’Italia. Nos­ta lgia delle Apt Tut­to è inizia­to dal pri­mo gen­naio 2002, quan­do sono state abo­lite le aziende di pro­mozione tur­is­ti­ca. Oggi le com­pe­ten­ze di pro­mozione locale sono state ril­e­vate dall’amministrazione provin­ciale che però può con­cedere ai Comu­ni, con appo­site con­ven­zioni, di fare da sé. In più ci sono i con­sorzi, che sono strut­ture asso­ciate alle quali spet­ta coni­u­gare le esi­gen­ze dell’ente pub­bli­co con quelle degli oper­a­tori locali. Va a loro anche la pro­mozione su larga scala. Nel veronese i con­sorzi sono due: Lago Gar­da è, che ha com­pe­ten­za sul Gar­da, e Verona tut­to intorno per il ter­ri­to­rio restante. Come pun­tual­mente capi­ta quan­do sono in molti ad oper­are sul­la stes­sa cosa, anche qui i rac­cor­di a volte diven­tano inter­mit­ten­ti, le col­lab­o­razioni s’inceppano. E il tur­ista è con­fu­so. Ma ci vuol poco a ritem­prar­lo. Il bat­tel­lo pun­ta deciso ver­so Tor­ri, e costeggia pun­ta San Vig­ilio, la raf­fi­na­ta vil­la Guar­i­en­ti di Bren­zone e la roman­ti­ca Baia delle Sirene. Il pri­mo ad accorg­er­si che la ragaz­za è nuda è un olan­dese. Chissà, forse ritro­va l’aria di casa. Chia­ma la moglie Ruth e pun­ta l’indice del­la mano sul­la baia desnu­da, affol­la­ta di bag­nan­ti sen­za cos­tume, nem­meno un tan­ga, solo pelle col­or cioc­co­la­to. La voce si dif­fonde in un baleno sul bat­tel­lo che risale dol­cemente il lago. I più curiosi sono i passeg­geri ital­iani che cor­rono a sbir­cia­re e il bat­tel­lo s’inclina leg­ger­mente sul­la destra per il peso che si spos­ta improvvisa­mente tut­to da quel­la parte. «Ogni vol­ta la stes­sa cosa», sor­ride un mari­naio. Ma è solo un atti­mo per­ché la nave corre veloce e le pel­li sen­za veli sono sem­pre più lon­tane. C’è già Tor­ri all’orizzonte. E poi Castel­let­to, Bren­zone, Mal­ce­sine, con il suo castel­lo che s’insinua nel lago blu. C’è chi scende e sale sul Bal­do, con la nuo­va funi­via panoram­i­ca, altri con­tin­u­ano ver­so Limone e Riva. Ma la gran parte cer­ca un tavo­lo all’ombra per gustare una buona tro­ta ai fer­ri, innaf­fi­a­ta con vinel­lo bian­co e leg­gero. C’è anche il tem­po per una passeg­gia­ta al Castel­lo caro a Goethe. Per tornare ver­so casa (a Lazise, , Gar­da o Peschiera, i pae­si più vici­ni a Verona) l’ultima cor­sa par­tirà alle 17.25. Ma chi l’ha det­to che ci vogliono i Caraibi per goder­si una crociera?