«Placido Rizzotto» i ragazzi del Battisti a lezione di mafia

Una proiezione con il regista

26/01/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
s.z.

I futuri ragion­ieri di Salò sono andati a «lezione di mafia», ospi­ti del Cristal per assis­tere alla proiezione del film «Placido Riz­zot­to», alla pre­sen­za del reg­ista Pasquale Scime­ca e del seg­re­tario del­la Cam­era del lavoro di Bres­cia, Dino Gre­co. Prodot­to dal­la Rai, Placido Riz­zot­to è un film emozio­nante, uno dei più coin­vol­gen­ti pre­sen­tati all’ultimo Fes­ti­val di Venezia. Una sto­ria di mafia rac­con­ta­ta come la bal­la­ta di un can­tas­to­rie. Orig­i­nario di Cor­leone, dopo la guer­ra al Nord, Riz­zot­to è tor­na­to a casa per bat­ter­si coi con­ta­di­ni e rompere la cate­na dei soprusi. Finisce ammaz­za­to nel mar­zo del ’48 per mano degli uomi­ni di Luciano Lig­gio, che sta muoven­do i pri­mi pas­si all’interno dell’onorata soci­età. Lig­gio viene arresta­to da Car­lo Alber­to Dal­la Chiesa, allo­ra gio­vane cap­i­tano dei . A pren­dere il pos­to del sin­da­cal­ista è lo stu­dente uni­ver­si­tario Pio La Torre. «Una pel­li­co­la che sus­ci­ta sen­ti­men­ti robusti, che vi scuoterà — ha det­to Gre­co agli stu­den­ti del Bat­tisti, isti­tu­to per ragion­ieri, geometri e pro­gram­ma­tori -. Mi auguro che vi aiu­ti a scav­are anco­ra. Insom­ma, un inno alle per­sone che non si pie­gano, e vogliono rad­driz­zare le gambe ai cani. Riz­zot­to non va alla ricer­ca del mito deca­dente del­la bel­la morte. Lui ama la vita, ma non intende sot­tomet­ter­si all’oppressione e ai rap­por­ti feu­dali». Le chi­avi di let­tura del film sono state for­nite dal­lo stes­so reg­ista sicil­iano. «Ho rac­con­ta­to un pez­zo di sto­ria minore — ha det­to Scime­ca -. Riz­zot­to, con­tadi­no semi­anal­fa­be­ta, ha impara­to a com­bat­tere per la lib­ertà e il rispet­to del­la dig­nità umana sui mon­ti del­la Car­nia, coi par­ti­giani. Tor­na­to a Cor­leone, ha cer­ca­to di con­tin­uare con questi ide­ali, lot­tan­do con­tro i gran­di pro­pri­etari ter­ri­eri, alleati alla mafia per man­tenere i con­ta­di­ni nell’ignoranza. Il sec­on­do liv­el­lo è let­ter­ario: nel­lo scor­rere delle immag­i­ni c’è la pre­sen­za di Elio Vit­tori­ni, un grande scrit­tore. Poi una chi­ave antropo­log­i­ca: la rap­p­re­sen­tazione di come la gente vive­va». «Da ulti­mo l’attualità. Riz­zot­to sape­va che, pri­ma di lui, ne ave­vano ammaz­za­ti 35. Eppure si è bat­tuto fino al sac­ri­fi­cio estremo. Oggi si crede nel denaro e nel­la ric­chez­za. Ma la dig­nità umana non ha prez­zo. Così come il deside­rio di lottare per cam­biare il mon­do. No, il mio non è un film di tipo com­mer­ciale». «Una lezione per tut­ti, su temi a volte trascu­rati», ha com­men­ta­to il pro­fes­sor Pao­lo Cani­pari. E la pre­side, Car­oli­na Almi­ci Bologna: «Una tap­pa di edu­cazione alla legal­ità e di rispet­to nei con­fron­ti del­la per­sona». Gli stu­den­ti, col­pi­ti dalle scene, han­no assis­ti­to in silen­zio alla proiezione.

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