Vissuto in paese per 40 anni, è l’autore di «Il ragazzo della via Gluck»

Una sala dedicata a Beretta il paroliere di 2.000 successi

09/01/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
a. p.

«Si è spen­to il sole» è uno dei suc­ces­si di Adri­ano Celen­tano. Il testo l’hanno scrit­to Luciano Beretta e Miki Del Prete. Per gli ami­ci di Beretta, grande fir­ma del­la musi­ca leg­gera ital­iana ma anche aut­en­ti­co mito del­la riv­iera garde­sana, il sole ha ces­sato di dare calore dieci anni fa, l’11 gen­naio del 1994, quan­do Luciano se ne andò per sem­pre. Nel decen­nale del­la scom­parsa, il Comune lo ricor­da ded­i­can­dogli la sala inter­net del­la comu­nale. L’ha deciso all’unanimità il Con­siglio. «In realtà, dedi­care a Beretta una sem­plice sala», dice il sin­da­co Davide Bendinel­li, «è poco, meriterebbe molto di più. Luciano ha abi­ta­to a Gar­da per quarant’anni e alla nos­tra comu­nità ha dato tan­to. Ci arrivò nel 1955 ed è un onore aver­lo avu­to tra i nos­tri concit­ta­di­ni». Le sue can­zoni han­no seg­na­to un’epoca: «Il ragaz­zo del­la via Gluck», «Nes­suno mi può giu­di­care», «Una carez­za in un pug­no», «La cop­pia più bel­la del mon­do», «Applausi» sono sono alcu­ni tra i suoi ever­green. «Beretta», ricor­da Bendinel­li, «era un artista nel sen­so più pieno: paroliere, ma anche poeta, attore, mimo, bal­leri­no, pit­tore. Ci ha las­ci­a­to duemi­la can­zoni. Era doveroso ren­der­gli omag­gio a dieci anni dal­la morte e per questo abbi­amo subito ader­i­to alla pro­pos­ta riv­oltaci dall’associazione nata in suo nome». A guidare il sodal­izio inti­to­la­to al paroliere milanese-garde­sano è Elide Suligoj che con Beretta ha tra l’altro fir­ma­to vari brani. C’era anche lei a Gar­da alla riu­nione con­sil­iare in cui è sta­to delib­er­a­to il riconosci­men­to all’artista. «Al Comune di Gar­da», annun­cia, «abbi­amo offer­to il mate­ri­ale riguardante la sto­ria pro­fes­sion­ale e umana del mae­stro, con lo scopo di creare un archiv­io con tutte le sue opere: testi con rel­a­tivi spar­ti­ti, let­tere, foto, ricor­di, dis­eg­ni, litografie. Affidi­amo al Comune anche una scul­tura di Jenne Cavaz­zoni, un mez­zo bus­to di Luciano, che potrà anco­ra meglio per­son­al­iz­zare la sala che gli è sta­ta ded­i­ca­ta». «Le opere di Beretta», affer­ma l’assessore al tur­is­mo Anto­nio Pasot­ti, «cos­ti­tu­is­cono un pat­ri­mo­nio per la nos­tra bib­liote­ca». Non è la pri­ma vol­ta che il Comune di Gar­da ricor­da il paroliere. Qualche anno fa, sem­pre su pro­pos­ta degli Ami­ci di Luciano Beretta, un par­co ha pre­so nome da una delle tante can­zoni da lui scritte per lo Zecchi­no d’Oro: si chia­ma «Bim­bi feli­ci». All’epoca era sin­da­co Gior­gio Comenci­ni, oggi sui banchi dell’opposizione: «Inti­tolan­dogli una sala del­la bib­liote­ca», ha osser­va­to in Con­siglio, «si rende omag­gio ad un per­son­ag­gio dalle mille sfac­cettature, che ha bril­la­to in numerose espres­sioni artis­tiche». Adesso a Gar­da c’è chi colti­va un altro sog­no: rac­cogliere tutte le inci­sioni delle can­zoni scritte da Beretta. Ne uscirebbe un archiv­io stra­or­di­nario sia sot­to il pro­fi­lo musi­cale che dal pun­to di vista socio-cul­tur­ale. «Del resto», ricor­da Elide Suligoj, «Luciano ama­va vivere tra la gente, e da ques­ta trae­va ispi­razione, tant’è che per pri­mo ha scrit­to di ecolo­gia, di prob­le­mi del­la cop­pia, di scioperi, di sva­l­u­tazione, tut­ti argo­men­ti anco­ra di scot­tante attualità».

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