mercoledì, Marzo 4, 2026
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Anche sul Garda gli ospiti non si sottraggono alla tentazione di mettere in valigia asciugamani, boccettine di shampoo e saponette dell’hotel. E non solo

Vacanze finite, portiamo a casa un ricordino

Di tutto di più. Succede quasi ovunque. Non importa il numero delle stelle e il tipo di clientela, straniera o italiana. Il malvezzo di portare a casa di nascosto, al termine delle vacanze in hotel, un ricordo della struttura ricettiva è quasi all’ordine del giorno.

Non esiste da parte delle associazioni di categoria locali uno studio specifico sulla materia e ancor meno la classifica degli oggetti più gettonati. Basta, però, alzare la cornetta, parlare con la segretaria di turno dell’hotel o con il direttore per capire che ci troviamo di fronte ad una consuetudine consolidata.

Gli oggetti più rubati

Asciugamani da spiaggia, boccettine di shampoo, saponette, carta intestata, buste bianche, bicchieri, portacenere sono in cima alla speciale hit parade. Ci sono poi le chiavi, quelle delle stanze, ma qui più che di appropriamento indebito si tratta di pura dimenticanza.

Oddio, non succede spesso, ma quando capita occorre poi un giro di telefonate per rimediare con la speranza, non sempre avviene, del pronto invio tramite posta.

Ci sono poi i furti di classe. Quelli studiati a tavolino e non ispirati all’ultimo minuto al momento di chiudere le valigie. L’episodio è vecchio di quattro anni fa, ma per la sua singolarità merita di essere rispolverato e assurto agli onori della cronaca.

Il furto di Brunello

A rivelarlo è Giuseppe Lorenzini, titolare dello storico hotel Gardesana di Torri del Benaco e presidente dell’Unione gardesana albergatori veronesi (Ugav).

«Nella sala dell’esposizione dei vini, fra cento bottiglie di qualità diversa, è scomparsa proprio quella di Brunello di Montalcino. Evidentemente il signore se ne intendeva.

Sempre in passato è scomparso dal corridoio un quadretto di San Vigilio, un 30×40 molto bello. Un dipinto unico, non di grandissimo valore economico, ma al sottoscritto molto caro dal punto di vista affettivo. Me lo aveva regalato il pittore Buffa di Palermo, ospite nella nostra struttura prima di trasferirsi negli ultimi anni di vita a Caprino».

La realtà raccontata da Lorenzini

Non ha però nessuna intenzione Lorenzini di dipingere la realtà a tinte fosche. «Negli ultimi due anni, non ho registrato particolare furti. Solo piccolezze. L’unica cosa di rilievo è il macinino del sale e pepe in cristallo, valore quarantamila l’uno.

Comunque, in dodici anni, non mi è mai mancato nelle camere un telecomando della TV, oggetto di solito a rischio. Stesso discorso per gli asciugamani. Ma cosa ben più importante è che quest’anno nessuno è partito senza pagare il conto».

Nulla da stupirsi. Quasi tutte le strutture ricettive, almeno una volta a stagione, sono vittime di furbi patentati, di ogni classe e censo sociale. In questi casi, non rimane che inviare a casa del cliente una lettera, dove in forma molto cortese gli si ricorda che forse, per dimenticanza, è partito senza chiudere il conto.

Alla missiva si allega ovviamente copia della ricevuta da pagare. Di fronte, come è presumibile, al silenzio si passa ad una seconda missiva, questa volta firmata dall’avvocato del paese dove il turista risiede.

In due parole, una ingiunzione di pagamento. È chiaro che tutta questa procedura ha dei costi e diventa pertanto necessario valutare se vale la pena di mettere in moto l’istruttoria per recuperare il conto. «Il credito deve essere di una certa entità, almeno superiore al mezzo milione», chiosa Lorenzini.

«In caso contrario, non conviene nemmeno iniziare tutta la trafila». Della serie, prima il danno, poi la beffa.

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