sabato, Febbraio 28, 2026
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Maltempo e allagamenti hanno portato a livelli record gli interventi nel distretto

Un Duemila di sudore per i Vigili dell’Acqua

Situazione dei Vigili del Fuoco e attività recenti

«Se andiamo avanti così, ci chiameranno Vigili dell’Acqua!». E’ una battuta quella che è scappata ieri mattina a Sergio Bonadio, ispettore distrettuale dei Vigili del Fuoco del Basso Sarca e del ledense. Ma rende bene l’idea.

Mai come in questo terribile Duemila i pompieri locali — un efficiente esercito di 370 volontari diviso in dodici Corpi — hanno dovuto farsi in quattro per combattere le insidie del maltempo: prima con le piene e le cantine allagate, poi con la frana rotolata giù dal Magnone.

Riassunto delle attività e riconoscimenti

L’attività annuale dei vigili del distretto è stata riassunta da Bonadio nel corso del tradizionale ritrovo di S. Barbara, momento di riflessione del Servizio Antincendi. L’incontro, a cui hanno partecipato quasi un centinaio di volontari, si svolto ieri presso la caserma di Riva.

Ed è qui che l’ispettore, con una legittima punta di orgoglio, ha potuto annunciare che già a fine novembre, nel C9, era stata superata la soglia dei 2500 interventi: un autentico record.

Bonadio si è congratulato per lo sforzo profuso in occasione degli ultimi allagamenti. «La risposta di tutti — ha detto — è stata encomiabile, anche perché l’enorme valanga di richieste ha messo a dura prova tutti i Corpi.

Comprendiamo l’esasperazione di coloro che da tempo convivono con un metro o più d’aqua negli scantinati e proprio per questo, pur ritenendo quasi inutile il pompaggio dell’acqua, interveniamo ugualmente. Rimane però il fatto che l’unica possibilità di soluzione è rappresentata dall’abbassamento naturale della falda o dall’applicazione di soluzioni tecnologiche e costruttive di altissimo costo.

In condizioni di eccezionalità, anche noi abbiamo una scala di priorità. Dopo le operazioni di primo soccorso tese a porre in salvo la vita delle persone, queste priorità vedono al primo posto gli interventi in edifici strategici (acquedotti, elettricità, gasdotti, ospedali…), poi gli edifici pubblici, le attività produttive e quindi i privati.

Quindi se in una calamità ad un privato non viene data tempestiva risposta, è perché abbiamo l’obbligo di seguire determinati schemi».

Riconoscimenti e missioni speciali

Dopo la relazione (che ha offerto molti altri spunti interessanti: ne parleremo…), Bonadio ha fatto da cerimoniere nella consegna delle benemerenze ai suoi uomini. Quelli intervenuti tre anni fa in Umbria per il terremoto (vedi scheda sopra) e i cosiddetti «fedelissimi»: vale a dire i pompieri in servizio da 40, 35, 20 e 15 anni. Il nerbo.

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