La situazione del porto di San Nicolò e le intenzioni di sviluppo
Varato il progetto complessivo per la fascia lago, la Lido di Riva comincia da porto san Nicolò il tentativo di tradurre in concreto le intenzioni (condivise) dell’architetto Cecchetto.
A San Nicolò ci sono circa 150 attracchi e una ulteriore cinquantina di barche sono parcheggiate a secco. I servizi offerti alla clientela non sono certo all’altezza dei tempi.
In pratica significa che il gestore potrebbe ricavare maggior reddito, facendo gli investimenti del caso: il mercato è disponibile a pagare di più a patto di avere un servizio migliore.
Proposte di miglioramento e ampliamento delle strutture
La Lido di Riva, suggerisce il presidente Mauro Malfer, ha appena cominciato ad affrontare il problema, attraverso l’impostazione di un elenco di massima delle cose da fare e dei costi da affrontare.
Per ampliare l’offerta di attracchi — ci sono un centinaio di domande che rimangono inevase per fisica carenza dello spazio necessario — la Lido potrebbe acquistare l’appezzamento contiguo al piazzale, verso viale Rovereto.
La proprietà ex Camesasca è intestata ad una società di Bolzano che ha segnalato la disponibilità a vendere. Serve un progetto sul possibile futuro utilizzo dello spazio disponibile e dell’ampliamento prospettato, pensare ad eventuali ulteriori sbancamenti, studiare la qualità e la consistenza degli edifici di supporto all’attività portuale.
Risorse finanziarie e collaborazione istituzionale
Fatto questo, la Lido, che non dispone di risorse finanziarie autonome per affrontare una spesa che potrebbe arrivare sui cinque miliardi, comincia a contattare comune e provincia, per trovare contributi e verificare ipotesi di collaborazione con partner magari anche privati interessati all’investimento.
Malfer offre due considerazioni: così com’è attualmente, porto san Nicolò non va. Occorre in tutti i modi intervenire a correggere un’autentica stortura economica.
Prospettive future e politica di sviluppo
Secondo: il futuro della fascia lago, privilegia per l’estremità orientale del territorio cittadino, un utilizzo sportivo-turistico.
Sarebbe del tutto assurdo che la Lido di Riva si fosse data uno strumento come il progetto Cecchetto per poi tenerlo nel cassetto.
La politica del consiglio d’amministrazione è quella di procedere per settori, tenendo presenti le compatibilità, in primis economiche.
L’acquisto degli immobili fieristici alla Baltera, e la conseguente necessità di investire altri miliardi nell’urbanizzazione della zona circostante (a cominciare dalla dotazione di parcheggi meno raffazzonata dell’attuale), prosciuga per anni le entrate e limita lo spazio di manovra, anche per interventi obbligati.


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