Chissà se i libri di storia parleranno, un giorno, della resistenza civile lungo il fiume Mincio dopo quella storica del Piave; l’idea viene lanciata dal sindaco Bruno Dalla Pellegrina all’indomani delle dichiarazioni dell’assessore provinciale Gilberto Pozzani sul fatto che l’Alta Velocità passerà comunque sul territorio arilicense così come è stata disegnata, a ridosso dell’autostrada, indipendentemente dalla volontà della popolazione e degli amministratori, frati del Frassino inclusi. «La mia è una provocazione, certamente, del tutto pacifica ma anche determinata», ribadisce alquanto irritato il primo cittadino, «viste le dichiarazioni rilasciate dall’assessore; posso capire la necessità di concretizzare un progetto di cui si parla da anni, le pressioni che verranno esercitate in tal senso, ma a tutto c’è un limite e non basta l’arroganza per far passare la Tav da Peschiera col rischio di comprometterne definitivamente il territorio». Le dichiarazioni di Dalla Pellegrina vanno ben oltre lo sfogo e contengono tutta l’amarezza ma anche la fermezza di chi non ha nessuna intenzione di assistere passivamente a quella che potrebbe risultare un’autentica devastazione; una fermezza che trae origine anche dalle quasi 3.000 firme raccolte tra la cittadinanza contro il passaggio della Tav. «Non pretendo» dice il sindaco «di impedire il progresso, ammesso che questo sia rappresentato da una linea ferroviaria ad alta velocità; ma vi sono certamente molte alternative possibili, prima fra tutte quella di far passare il tracciato più a sud, nel Mantovano, dove non incontrerebbe sul suo cammino così tante sovrastrutture né realtà storiche, ambientali e produttive come quelle che si trovano a Peschiera». «Qui ci sono testimonianze importanti e prestigiose della storia del nostro Paese, un Santuario conosciuto nel mondo, aziende che lavorano, come la Franke e la Arda, in settori di precisione e che sarebbero danneggiate dalle vibrazioni del passaggio dei treni; e lo stesso vale per il vino», sottolinea il sindaco, «come mi hanno fatto notare alcuni produttori che hanno voluto incontrarmi ieri proprio alla luce delle novità annunciate». Peschiera aveva anche presentato ai responsabili del progetto dei disegni per un tracciato alternativo. «Può anche darsi che non fossero così validi da essere presi di pari passo a sostituzione dell’altro; ma visto che, come dice Pozzani, della Tav si parla ormai da troppi anni, mi domando come mai in tutto questo tempo nessuno tra i progettisti abbia preso in esame almeno l’idea di spostare il tracciato da Peschiera; inoltre mi preoccupa che nessuno di questi signori sia mai venuto qui a rispondere direttamente alle domande dei cittadini. Per tranquillizzarci occorre ben altro che il sentirci dire che alla fine di un cantiere destinato a durare 7, 8 anni, le strade saranno riasfaltate. Non è questo il punto». Il punto, invece, sta nello stretto lembo di terra su cui sorge Peschiera, già attraversato da statale, autostrada, futura variante alla statale e ferrovia esistente: reti che si insinuano in mezzo ai vigneti del Lugana doc, alle colline moreniche, ad una fortezza veneziana ancora pressoché intatta, ai numerosi forti austriaci, al Santuario del Frassino «Chi vuole la Tav è evidentemente convinto di poter fare a meno del consenso di cittadini, amministratori, frati, imprenditori ma non potrà andare avanti senza tener conto della loro volontà e delle loro motivate preoccupazioni, perchè non staremo a guardare mentre viene devastato il nostro territorio». «Occorre ragionare tutti insieme», conclude il sindaco, «e seriamente, su come fare per evitare questo scempio ambientale, lavorare su un percorso meno pericoloso per tutti; questa è la nostra richiesta e, come ho già detto, se non ci saranno date alternative vorrà dire che in sede consiliare cercheremo di accantonare i fondi necessari a sostenere la nostra battaglia civile e pacifica; chissà che tremila persone schierate sul Mincio non riescano a farsi ascoltare laddove sinora ha regnato la sordità».


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