HomeCultura e StoriaCulturaMontichiari, catalogazione del Fondo Lechi: oltre mille documenti in biblioteca

Montichiari, catalogazione del Fondo Lechi: oltre mille documenti in biblioteca

La catalogazione del Fondo Lechi è stata presentata venerdì 5 settembre alle 19 nella Biblioteca del Museo Lechi di Montichiari, nella serata della Notte della Cultura. A illustrarne il significato è stato Alberto Bettinazzi, coordinatore del Sistema Bibliotecario Brescia Est: i documenti già lavorati sono oltre mille e i libri raccolti nei decenni dalla famiglia entrano nelle collezioni della Biblioteca Civica Giovanni Treccani degli Alfieri, diventando consultabili da chiunque.

Un fondo privato dentro una biblioteca pubblica

Una biblioteca di pubblica lettura è per sua natura democratica, orizzontale e generalista: uno spazio di cittadinanza aperto a ogni lettrice e a ogni lettore, pensato per la formazione continua, l’informazione, la socializzazione e la promozione del piacere di leggere. La Biblioteca della famiglia Lechi ha invece un’origine opposta, privata e specialistica: è nata e si è sviluppata al servizio di un progetto preciso, la ricostituzione del patrimonio artistico del casato che nei decenni era stato smembrato.

Dall’incontro fra le due dimensioni, ha spiegato Bettinazzi, nasce «un cortocircuito virtuoso tra la dimensione orizzontale dell’accesso e la dimensione verticale dell’approfondimento». Un fondo privato non è una semplice somma di libri: porta con sé l’impronta di uno studioso, di un collezionista o di un’intera famiglia e possiede una coerenza tematica che le raccolte generali sviluppano raramente. Portarlo dentro una biblioteca pubblica significa sottrarlo all’oblio dei salotti privati e alla dispersione del mercato antiquario per restituirlo alla comunità come bene comune.

I numeri della rete bresciana

La comunità di riferimento, in questo caso, è molto ampia. A Brescia le biblioteche di pubblica lettura lavorano in rete da almeno quattro decenni attraverso la Rete Bibliotecaria Bresciana, che Bettinazzi ha definito «una biblioteca unica territorialmente diffusa». Ogni anno la rete serve più di 170.000 utenti attivi, coinvolge oltre 300 biblioteche aperte al pubblico per complessive 250.000 ore, dà accesso attraverso il catalogo online a un patrimonio di oltre 6 milioni di documenti e mette a disposizione la consulenza di più di 700 bibliotecarie e bibliotecari, oltre al servizio gratuito di biblioteca digitale MediaLibraryOnLine.

È in questa infrastruttura che i volumi dei Lechi vengono ora immessi.

Che cosa cambia per lettori e ricercatori

I benefici, secondo il coordinatore, vanno in due direzioni. La biblioteca pubblica non perde la propria vocazione divulgativa ma aggiunge un nucleo di eccellenza, e diventa polo d’attrazione per ricercatori, professionisti, studenti e specialisti su una scala più larga di quella comunale. Il fondo specialistico, dal canto suo, esce dall’isolamento in cui spesso giacciono le raccolte private: incontra un pubblico più vasto, stimola curiosità inaspettate e offre a chi frequenta la biblioteca la possibilità di imbattersi per caso nella rarità, nella nicchia, nel documento unico.

La parte più delicata del lavoro non è stata sistemare gli scaffali, ma costruire il catalogo. Ogni volume è stato descritto singolarmente per rendere il patrimonio bibliografico rintracciabile, per restituire la storia della collezione e per permettere a chi lo consulta di entrare in una vicenda familiare, artistica e culturale radicata nel territorio. Le schede sono ora interrogabili dal catalogo online della rete insieme al resto delle collezioni della Treccani degli Alfieri.

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