lunedì, Luglio 22, 2024
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Il Comune di Verona e il Catullo affidano a due banche il compito di trattare la «pace»

Aeroporto, accordo sulla società

Segnali di pace nei cieli veronesi sul futuro dell’aeroporto Gabriele D’Annunzio di Montichiari, oggi controllato per intero dalla società Catullo di Verona-Villafranca, nella quale sono comunque rappresentati Provincia di Brescia e Camera di commercio (10 per cento ai due enti, con il consigliere regionale Guido Galperti in Consiglio di amministrazione). Entro i primi giorni di maggio dovrebbero essere sciolti i nodi che in questi ultimi mesi hanno opposto la dirigenza del Catullo al Comune di Verona, in un duro braccio di ferro approdato davanti al tribunale civile. Perchè il 9 maggio? Quel giorno è in programma a Verona la prossima udienza davanti al giudice e le diplomazie si sono già messe al lavoro per raggiungere prima l’accordo. L’oggetto del contendere era la regolarità dell’assemblea del maggio scorso che approvò (con il voto contrario del rappresentante del Comune di Verona) il bilancio e il progetto di scorporo di una nuova società di gestione dello scalo Brescia-Montichiari inaugurato nel marzo del ’99. Il compito di definire i contenuti del «trattato di pace» è stato affidato a due banche, la Popolare di Verona e Cariverona, chiamate a rivestire il ruolo di mediatori. Gli istituti di credito prepareranno una proposta in grado di superare le cause del contrasto. In particolare, la garanzia che i bresciani verseranno nelle casse del Catullo cinque miliardi, l’ultima tranche dell’impegno finanziario originario di Provincia e Camera di commercio e che lo scalo di Montichiari verrà sottoposto a una nuova perizia per determinarne il valore. Due aspetti che, a sondare la sponda bresciana, non costituirebbero un ostacolo. «Non faremo certo fallire un’operazione di questo genere per cinque miliardi», commmenta Vigilio Bettinsoli, assessore provinciale ai Trasporti che si dichiara ottimista sulla costituzione della società in tempi brevi. D’altra parte, i numeri del bilancio 2000 la dicono lunga sulla smagliante condizione di forma del sistema aeroportuale del Garda. Verona e Montichiari insieme hanno servito circa due milioni e mezzo di passeggeri, pari a un incremento del 30 per cento. Da solo lo scalo veronese ha superato i due milioni che lo collocano tra i dieci aeroporti più importanti d’Italia. C’è anche una indiscrezione che, se confermata, porterebbe ulteriore lustro al sistema aeroportuale del Garda: Air Dolomiti del bresciano Leali è intenzionata a spostare la sua flotta da Ronchi dei Legionari a Verona. «Non c’è dubbio – afferma Bettinsoli, a sostegno di una rapida costituzione della società bresciana – che quando avremo un Consiglio di amministrazione autonomo potremmo dedicarci con tutte le energie allo sviluppo in tutte le direzioni. Questo non vuole dire che non terremo conto del Catullo, sia chiaro, saremo però in grado di concentrare i nostri sforzi per la crescita di Montichiari» Tutto risolto quindi? Non ancora, visto che manca un tassello importante, per non dire decisivo, ovvero il rilascio dal ministero dei Trasporti della famosa concessione di gestione dello scalo di Verona con relativa sub-concessione a Montichiari, passaggio decisivo per il varo della «Gabriele D’Annunzio» Spa. Aperto resta pure il capitolo delle partecipazioni nella società. Nella fase iniziale è confermata la ripartizione: 85 per cento al Catullo e il restante 15 ai bresciani, Provincia e Camera di commercio. Il successivo passo riguarderà l’ingresso di nuovi partner, con una riduzione del Catullo tra il 55 e il 58 per cento. Le preferenze per nuovi soci vanno naturalmente a società con un know-how adeguato alla gestione di uno scalo. Il nome più gettonato nel gossip degli ultimi mesi è quello della Sacbo di Orio al Serio. I bergamaschi hanno chiuso il 2000 con un risultato complessivo soddisfacente, ma con un ultimo trimestre segnato da un calo consistente di passeggeri, 37 per cento in meno. La Sacbo più di una volta ha espresso il desiderio di entrare nel Gabriele D’Annunzio. Con un ruolo di peso, non certo da semplice portatore d’acqua, leggi risorse finanziarie, in grado insomma di influire sulle questioni strategiche. Desiderio legittimo, visto però con qualche patema dai veronesi che dietro Sacbo intravvedono la «longa manus» della Sea di Linate-Malpensa, detentrice di quasi il 50 per cento del pacchetto azionario bergamasco.

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