domenica, Giugno 16, 2024
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Solo un recupero ambientale per favorire il ripopolamento

Brione: sessanta ettari per 30 lepri

La colonia di lepri ipotizzata dal servizio faunistico della provincia sui 60 ettari del monte Brione non compresi nel biotopo ma confinanti con la zona protetta, potrà raggiungere le 25-30 unità. I tempi della presenza massiccia di lepri lungo le pendici del monte sono definitivamente tramontati: così come il sapore della lepre con le verze, accompagnata dalla polenta, rimane nel bagaglio dei ricordi dell’infanzia. Più che i cacciatori, più che le volpi e le martore (le prime soprattutto molti frequenti) a decretarne la quasi totale scomparsa è stato il mutamento dell’ambiente, sulle pendici ed ai piedi del Brione.L’abbandono di vaste zone una volta coltivate col rimboschimento progressivo e la scomparsa di radure prative, la costruzione di edifici nella fascia pedemontana e la crescente invasione dei sentieri (a tutt’oggi nessun divieto limita il transito dei bikers) sono i fattori responsabili della scomparsa della lepre. Il cardine dell’intervento proposto dalla provincia, consiste così in un ritocco ambientale, finalizzato alla ricreazione di condizioni positive: esclusa qualsiasi immissione di soggetti estranei (le lepri polacche o sarde sono geneticamente incompatibili), la provincia propone di ricostruire siepi di rosacee, la semina di piccoli appezzamenti di cereali o leguminose, il recupero di aree prative. La collaborazione dei proprietari del fondi interessati all’esperimento, è indispensabile. Ed i proprietari, prima del sì definitivo, hanno raccolto dai tecnici del servizio faunistico provinciale, tutta una serie di assicurazioni sulla futura gestione della zona: in particolare sul fatto che niente e nessuno intralcerà in alcun modo la coltivazione dell’olivo che rimane l’attività prioritaria sulla porzione meridionale del monte. Le «invasioni» si ridurranno a due censimenti annui, a novembre ed a fine inverno, per controllare la consistenza dell’insediamento: di notte una jeep con fari accesi percorrerà carraie predefinite, per contare gli esemplari alla pastura. Le catture (destinate al ripopolamento) saranno fatte, fra qualche anno, con reti in cui le lepri vengono spinte fino a rimanere intrappolate. Infine è prevista la costruzione d’un percorso obbligato per i bikers, con divieto di transito sul resto del monte.

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