venerdì, Aprile 12, 2024
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La signora Menotti abita sul monte da 40 anni, la funivia antidoto alla malinconia

È la vera Flora del Baldo

Una vita in funivia. Flora Menotti vive ormai da quasi 40 anni ai 1760 metri di Tratto Spino, uno splendido balcone sul lago di Garda, pronto ad abbracciare i turisti una volta scesi dall’impianto di risalita che collega il centro lacustre al Monte Baldo. E proprio a due passi dalla stazione funicolare sorge la Baita dei Forti, luogo di ristoro che non conosce giorni di chiusura. A gestire il locale Flora Menotti, originaria di Varone piccolo paese vicino a Riva del Garda e famoso per la sua cascata che precipita da un’altezza di cento metri in una forra scavata dall’acqua in 20 mila anni. Non nasconde la sua età la signora del Baldo, un nome su misura per le cime veronesi famose in tutto il mondo per l’orto botanico, i panorami mozzafiato e la .. flora (quella con la f minuscola ovviamente). Ormai prossima alle 72 primavere dispensa dalla fine del 1963 grappe ma soprattutto sorrisi agli avventori della sua baita. Arrivò qui pochi mesi dopo l’apertura della Funivia, giugno 1962, inaugurata ufficialmente nel settembre dello stesso anno dal presidente della Repubblica Antonio Segni. Sul campo, pardon sulla montagna, ha conquistato di diritto i voti di regina del Baldo. Occhio vigile di una stazione sciistica dalle potenzialità inespresse, accoglie tutti con giovialità e tenerezza tanto da trasformare il confortevole locale a picco sul Benaco in una casa da Grande Fratello. A differenza del prodotto televisivo qui non si vende gloria effimera ma tanta cordialità che riscalda anche in estate l’animo dei turisti. In mezzo alla natura e al paradiso per 365 giorni all’anno, c’è però il rischio di perdere il contatto con la realtà, di sentirsi isolati e lontani dal mondo. «Se mi assale la malinconia prendo la funivia e in poco più di 10 minuti sono a Malcesine», racconta seduta nella sua baita Flora Menotti, vedova e madre di Fabrizio e Marco. Ma il tempo per la solitudine non fa capolinea sul Baldo. «D’inverno c’è un sufficiente andirivieni di gente. Oddio, piccoli numeri rispetto alla massa che sale in primavera ed estate. E pensare che nei primi anni era esattamente il contrario. Qui si veniva per sciare attirati da discreti impianti, dalla scarsa concorrenza delle stazioni invernali dell’epoca ma soprattutto da un panorama unico». Quello non difetta nemmeno adesso. «Per fortuna, ma manca un elemento oggi indispensabile: l’acqua. L’albergo qui sotto ha chiuso i battenti 20 anni fa. Difficile al giorno d’oggi alloggiare la gente senza dare a loro la possibilità di fare la doccia. Noi abbiamo il nostro serbatoio con tanto di depuratore per la raccolta dell’acqua piovana, che centelliniamo come bene prezioso. E poi senza acqua non c’è la possibilità dell’innevamento artificiale e quindi un’apertura regolare della stagione invernale». Nonostante tutto il Baldo è stato ed è meta di personaggi noti. «Già, una volta arrivò Walter Chiari e poi ancora Renato Rascel, Gigliola Cinquetti». Non sono mancati uomini di sport. «Venivano spesso campioni dello sci come Leonard Stock e Franz Klamer», interviene Marco, direttore delle piste del Baldo, «per loro era come sciare verso il lago». Peccato che la sciovia Panorama, quella che scende lungo il versante lago della montagna, oggi rimanga desolatamente chiusa.

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