sabato, Febbraio 14, 2026
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Chiesta un'Autorità di bacino col potere di decidere

Garda, poca acqua ma buona

Gran consulto al capezzale del Garda che però continua a protestarsi in quasi perfetta salute. Al Villino Campi ieri mattina hanno dibattuto dei livelli, della regolamentazione, della sete delle campagne del mantovano, delle esigenze del turismo (30 milioni di presenze annue, il lago più gettonato del mondo secondo Enio Menegehelli), dei pesci che soffrono le secche quando scoprono le spiagge e fanno seccare le uova deposte. Il punto sulla situazione è servito a ribadire una accesciuta sensibilità nei confronti del «bene acqua», che si traduce in molti buoni propositi cui, forse, seguiranno decisioni vere.In primis la proposta di Iva Berasi, convinta che per salvarsi dalla selva selvaggia di regolamenti, leggi leggine ordinamenti decreti e competenze, sia ormai tempo di varare un’Autorità del Garda che abbia il potere di decidere, sul serio e per tutti. Impresa quasi impossibile, considerando che per arrivarci occorre mettere d’accordo due regioni ed una provincia autonoma titolari, per legge, di competenze primarie. Del resto, grandi urgenze non ci sono: l’alluvione dell’ottobre 2000 è ormai relegata negli eventi eccezionali; la secca attuale non preoccupa nessuno. I dati del monitoraggio continuo effettuato dalla provincia di Trento sull’intera superfice del bacino, continuano a testimoniare una buona ossigenazione ed un abbattimento continuo dei nutrienti che finiscono nel lago. Ivano Confortini, ittologo veronese, ha fornito la mappa del pescato secondo i dati della cooperativa di Garda. Sono in crescita i carpioni, risaliti ai quantitivi degli anni Ottanta, e quindi in calo i lavarelli: le specie sono in competizione. Buona la cattura di agoni, lucci, persici, tenche. Sparite le alborelle, per cause probabilmente ambientali: per favorirne la riproduzione bisognerebbe riportare le ghiaie in dolce degrado sulle spiagge ed acqua pulita dalle mucillagini verdognole. Crisi nera per la trota, ammesso e non concesso che la lacustre esista ancora: i pescatori chiedono catture, e Verona con Brescia rispondono con 700 mila avannotti di fario ogni anno: ma con le sole semine non si supporta la specie.

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