domenica, Aprile 21, 2024
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Con il suo staff gestisce l’antica Cascina San Zago di Salò. È Carlo Bresciani, il presidente dell’Associazione cuochi

Giappone, un bresciano spiega la cucina italiana

Il presidente dell’Associazione cuochi Carlo Bresciani, dell’Antica Cascina San Zago di Salò, che con il suo staff segue pure l’Osteria 1735 del ristorante di Villa Fenaroli a Rezzato, ha trascorso una ventina di giorni in Giappone come ambasciatore della cucina italiana (e, in particolare, bresciana).È andato a Tokio, Nigata e Kanazawa, portando con sé formaggio bagoss di Bagolino e qualche bottiglia di extravergine di oliva della Valtenesi. Invitato dalla ditta nipponica Montebussan, che importa nel paese del Sol Levante i nostri prodotti ha tenuto lezioni di cucina, spiegando il modo migliore per preparare alcuni piatti tipici: dall’anguilla in carpione ai ravioli di zucca, dalla faraona farcita di ricotta ai dolci.«Quanti incontri ho fatto. A Tokyo – dice Bresciani – ho ritrovato Tako Kuroco, un ragazzo che era stato cinque mesi a impratichirsi a Salò, ora diventato il cuoco dell’ambasciatore italiano. A Kanazawa ho visto Marco Bonvicini, un bresciano che ha deciso di aprire un ristorante là. A una fiera dell’alimentazione ho incrociato alcuni imprenditori giunti dal nostro paese, tra cui i Berardi delle Fonti di Vallio». In Giappone si sta svolgendo la «Primavera italiana», con più di 300 eventi dedicati al teatro, all’arte, al nostro stile. Dagli Uffizi di Firenze hanno trasferito al museo Ueno l’Annunciazione di Leonardo, un’operazione voluta dal ministro Francesco Rutelli. E la Triennale di Milano ha aperto a Tokyo una sede permanente per mostre ed esposizioni legate al design e alla creatività. «Sono stato accolto con grande ospitalità – prosegue Bresciani -. Al Ginza Hotel mi hanno dato una suite imperiale, di 82 metri quadrati, da 1.800 euro (il solo pernottamento). A Nikata hanno voluto che dormissi nelle stanze utilizzate dal calciatore inglese David Beckham in occasione dei Mondiali del 2002. Per preparare i piatti ho avuto a disposizione brigate di cucina composte da cinque a quindici elementi. In Giappone è possibile entrare nel settore a qualsiasi età, senza avere frequentato scuole alberghiere. Da qui la necessità di effettuare corsi di apprendimento e di aggiornamento».Originario di Gavardo, classe ’58, Carlo ha iniziato con pentole e fornelli a 15 anni al «Grand Hotel» di Molveno, poi a quello di Gardone Riviera, alle «Piante» di Manerba, al «S. Rapahel» di Madonna di Campiglio, da «Casimiro» a Portese di San Felice, al «West Garda» di Padenghe. Dall’81 all’87 ha gestito con la famiglia il «Caligola» di Gavardo. Numerosi i riconoscimenti ottenuti: alla coppa del Mondo in Lussemburgo (’93), medaglie d’oro e d’argento in varie manifestazioni (da Salisburgo a Marina di Massa, dal «Pierre Taittinger» di Parigi a Stoccarda, da Berlino a Malta, da Basilea a Erfurt).Nel 2001 è stato insignito del titolo di «Discepolo di Escoffier». Lo scorso luglio è entrato nel gruppo dei principi della cucina. Allo Sporting di Montecarlo, nel principato di Monaco, ha infatti ricevuto «Le grand cordon d’or de la cuisine francaise» assegnato a coloro che si sono distinti per meriti professionali.

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