mercoledì, Luglio 24, 2024
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Videocassetta di 30 minuti prodotta da Gianluigi Miele e Giorgio Vedovelli per il Centro studi per il territorio benacense

I pescatori del Garda si raccontano

Ben 600 tonnellate di pesce pescate in un anno per un fatturato complessivo di almeno 7 miliardi. Un giro d’affari più che discreto realizzato dai 150 pescatori professionisti che operano sulle sponde del Garda. I dati si evincono dalla videocassetta «Pescatori del Garda», realizzata da Gianluigi Miele e Giorgio Vedovelli per il Centro studi per il territorio benacense: 30 minuti di immagini con cui vengono illustrate le tecniche di pesca usate sul Garda attualmente e ricostruite quelle del passato. «Abbiamo anche documentato l’attività delle corporazioni degli antichi originari di Garda e di Torri, ancor oggi proprietarie dei diritti di pesca nella pescheria di San Vigilio», spiega Giorgio Vedovelli, direttore del museo di Torri del Benaco e fra i principali studiosi delle realtà locali. «La pesca sul Garda è una realtà importante dal punto di vista economico, ma fa parte di quella microeconomia che tende ad essere sottovalutata», interviene Gianluigi Miele. «I pescatori vendono i frutti del loro lavoro principalmente a ristoranti e alberghi, cioè a quanti operano nella catena del turismo e così mantengono e fanno sopravvivere la gastronomia tradizionale legata ai prodotti ittici. È da qualche anno infatti che i ristoratori tendono a riproporre piatti della cucina locale, per lo più basata sul pesce, e la clientela risponde con successo. Ma il primo anello di questa filiera economica è costituito proprio dai pescatori». La realizzazione della videocassetta ha richiesto due anni di lavoro. «Mi sono occupato principalmente della ricerca storica, mentre Miele ha curato la realizzazione dell’audiovisivo e dei testi», spiega ancora Vedovelli. «È stata un’indagine a tappeto che si è svolta in tutto il lago, province di Brescia e Trento incluse, anche se ovviamente abbiamo privilegiato le realtà locali, cioè i comuni di Peschiera, Garda, Torri e quelli dell’alto lago veronese». «Abbiamo ripreso fedelmente le tecniche di pesca con le reti al largo, che si svolgono tuttora», riprende il filo Miele, «mentre altre, cadute ormai in disuso, le abbiamo filmate dopo averle ricostruite con l’aiuto dei pescatori stessi, che hanno collaborato volentieri con noi». È il caso, ad esempio, della pesca con le tele per catturare i banchi di agole in frega, cioè in riproduzione, vicino a riva. «Sono modi di pescare scomparsi perché sono cambiate le abitudini sessuali dei pesci. Una volta le alborelle deponevano le uova vicino alla riva. Il termine frega deriva proprio dall’abitudine delle femmine di sfregare il ventre contro i sassi per favorire la fuoriuscita delle uova. I pescatori catturavano i pesci appena nati, ma adesso le agole vanno a riprodursi lontano dalla riva, sulle alghe, e a 50 metri di profondità, e questo ha segnato la fine di un certo tipo di pesca». Ma non sono solo le abitudini dei pesci ad essere cambiate. «Il Garda è soggetto ad una certa ciclicità e alcune specie, in un certo periodo, sono quasi sparite. Di carpioni e lavarelli 15 anni fa non se ne trovavano quasi più. Ora sono ricomparsi grazie anche all’opera di ripopolamento del settore pesca della Provincia di Verona, che ogni anno semina milioni di avannotti», spiega Miele. Tanto che proprio i lavarelli costituiscono il 45 per cento del pescato, mentre è in diminuazione l’alosa, ovvero l’agone, che rimane comunque al secondo posto. I pescatori forniscono però in media anche 25 tonnellate di alborelle, tre tonnellate di pesce persico, due di anguille, tre o quattro tonnellate di carpione, tre di luccio e una di trote. «Il pesce è uno degli elementi costitutivi della cultura materiale della zona, cioè delle condizioni concrete di vita della gente del luogo. Se sparisse il pesce ci sarebbe una ripercussione molto forte sull’economia locale, sarebbe come se improvvisamente non ci fosse più l’olio, un altro di quei prodotti che caratterizzano la realtà benacense», precisa Vedovelli, che conclude: «La nostra intenzione sarebbe quella di pubblicare la videocassetta anche in inglese e tedesco per far conoscere anche agli stranieri gli aspetti meno conosciuti del lago. Per questo abbiamo chiesto un finanziamento alla Camera di commercio di Verona e stiamo aspettando una risposta. Intanto stiamo pubblicizzando il documentario fra i veronesi, i giovani soprattutto, che di questa realtà conoscono ben poco». A breve il video sarà messo in vendita nelle cartolibrerie dei paesi del Garda, ma per ora chi è interessato può richiederne una copia al Centro studi per il territorio benacense di Torri del Benaco.

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