giovedì, Luglio 25, 2024
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Sarà il primo rosso del Veneto a fregiarsi della denominazione. Consorzio di tutela e produttori puntano ad essere sul mercato nel novembre 2002

I viticoltori sono pronti per la docg

È ormai accertato, il Bardolino sarà il primo vino rosso della Regione Veneto a fregiarsi della docg. Anche se la parola definitiva spetta al Comitato nazionale vini, che discuterà la richiesta nella riunione romana di giovedì prossimo 15 febbraio, è fuori di dubbio che la domanda avanzata dai produttori tramite il Consorzio tutela verrà accolta, trattandosi di un organo riconosciuto dal ministero quale gestore della denominazione d’origine del relativo vino. A maggior ragione perché nel corso dell’audizione pubblica dei giorni scorsi sono state approvate le modifiche proposte congiuntamente da produttori, vinificatori e imbottigliatori. Con l’aggiunta della denominazione di origine controllata della «g», sinonimo di garanzia, il Bardolino superiore assicura quella differenza di particolare pregio alla quale i produttori puntavano da tempo, con un progetto di ottimizzazione della viticoltura. Trovandosi in un’area altamente vocata, il Consorzio e i viticoltori hanno incentivato il rinnovamento dei vitigni con cloni di Corvina e Rondinella, meno produttivi, infittendo la vigna. In questo modo la qualità si forma direttamente nel grappolo, con massima concentrazione e maturità dell’uva, ottenendo così quel Bardolino superiore che già con la prossima vendemmia sarà meritevole della docg e quindi sul mercato dal novembre 2002. Si tratterà quindi di un vino punta di diamante per tutto il Bardolino, che permetterà di fronteggiare la politica dei prezzi sui mercati stranieri con un prodotto di alta personalità. Un progetto quello di un grande vino, che nasce nel vigneto, nelle zone tradizionalmente riconosciute come molto vocate, dove la resa uva ad ettaro passa da 130 a 90 quintali con una riduzione quindi del 40 per cento della produzione; dove le viti per ettaro si infittiscono, passando dalle tradizionali 3000 a oltre 5000 e diminuisce così la produzione di ogni pianta e la vendemmia avviene ad uva più matura. Questo processo porta ad ottenere un vino rosso importante per corpo e colore, di grande carattere, con un contenuto alcolico di 12 gradi raggiunto già sulla pianta e quindi senza bisogno di ricorrere ai concentrati. L’operazione del Bardolino superiore docg è stata gestita dal Consorzio attraverso un’azione di autodisciplina dei soci, avviata ancora nel 1999: in quella data il consorzio di tutela del Bardolino, interprete della volontà di tutti coloro che utilizzano la doc, ha presentato le due domande di modifica al disciplinare di produzione, per l’inserimento di nuovi vitigni (Corvinone, Marzemino, Cabernet-Sauvignon e Merlot) e per il riconoscimento della docg. «Da quel momento è partita la ricerca storica e tecnico qualitativa», precisa il direttore del consorzio Giulio Liut che giovedì prossimo sarà a Roma per la discussione in seno al comitato nazionale, «per avvalorare le domande e riconoscere il particolare pregio del valore gustativo del Bardolino». Questa azione ha visto l’intervento di una commissione ministeriale che ha provveduto a prelevare i campioni; la Regione quindi si è mossa per dare il parere favorevole alle modifiche del disciplinare di produzione del vino. Ultimo atto di questa catena di interventi è proprio l’audizione pubblica, convocata dal Comitato nazionale dei vini doc ancora alla fine di gennaio scorso, nel corso della quale sono state approvate le domande approtandovi soltanto alcune modeste modifiche.

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