Si chiama Desarta Shala, è un ragazzino di 11 anni, vive nel Kosovo e nel Consiglio comunale di Garda si è parlato molto di come aiutarlo.
Una seduta consiliare molto particolare quella dei ragazzi delle medie, convocata, come accade da qualche anno, nell’ambito del progetto Unicef.
Desarta Shala è il beneficiario di un’iniziativa proposta già un anno fa dalle scuole medie Pisanello e fatta propria dal Comune: assistere a distanza un bambino kosovaro, con un versamento di 300 mila lire.
È toccato al sindaco, Giorgio Comencini, spiegare che l’operazione era andata a buon fine.
A conferma è stato mostrato un disegno spedito dal giovane kosovaro.
A questo punto sono stati tutti d’accordo: l’adozione a distanza va estesa almeno a tre anni.
Impegno sociale e azioni concrete
Il Consiglio dei ragazzi, del resto, è stato tutto all’insegna dell’impegno sociale.
In discussione sono stati temi lontanissimi da quelli usuali in una seduta del Consiglio.
Si è parlato di cancellazione del debito pubblico per i Paesi poveri, di sfruttamento del lavoro minorile, di sostegno dei giovani di nazioni sfortunate.
E si è anche deliberato nel merito: l’adesione all’iniziativa che impegna le pubbliche amministrazioni a non acquistare prodotti del lavoro minorile, la sottoscrizione del progetto Unicef «una vita migliore per i bambini del Nepal» e il sostegno all’iniziativa di riduzione del debito estero dei Paesi a basso reddito.
Delibere simboliche per la maggior parte, ma significative e con qualche riflesso pratico, come lo stanziamento di un milione e mezzo per il progetto destinato al Nepal.
Il tutto grazie alle proposte delle medie Pisanello: studenti e insegnanti hanno approfondito queste tematiche e ne hanno dato prova in Consiglio.
La discussione è stata infatti piuttosto ampia ed ha coinvolto, oltre ai consiglieri, anche ragazzi e professori.
Considerazioni sui prodotti derivanti dal lavoro minorile
Prendiamo il caso dei prodotti derivanti dal lavoro minorile.
C’è chi, fra i ragazzi, ha osservato che «se non li acquistassimo, a perderci sarebbero anche gli sfruttatori, che così verrebbero costretti a trattare meglio i bambini».
Ipotesi corretta, cui però si presta un’obiezione, sollevata da un altro studente: «Potrebbe capitare anche il contrario, cioè che gli sfruttatori, vedendo diminuire i loro guadagni, trattino peggio i bambini».
«Ma noi», ha chiesto un terzo, «quando compriamo qualcosa, come facciamo a riconoscere se è stato fabbricato dai bambini»?
Ha cercato di rispondere il sindaco: «Nel momento in cui i prodotti sono già sul mercato è difficile. Però possiamo invitare i nostri governanti a vietare l’ingresso di questi prodotti, facendo in modo che non entrino nel circuito del nostro mercato».
Ed è questo il contenuto della delibera votata dal Consiglio comunale.


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