lunedì, Aprile 22, 2024
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Sindaci e amministratori di tre province a confronto sul grande progetto Gelmini: «Tutelare il paesaggio senza bloccare lo sviluppo»

Il Parco? Sulla carta si può fare

«Vorrei, ma non posso», si è detto per tanti anni. E invece adesso si scopre che è possibile trasformare tutto il lago di Garda e il suo entroterra in un grande parco sovracomunale, con vincoli che pongano un freno alla cementificazione fino al divieto assoluto di costruire sulle aree di particolare valore ambientale e paesaggistico. Le leggi ci sono, i soldi anche, dunque basta volerlo e la domanda diventa un’altra: lo vogliamo veramente? Ora sarà materia di concreta riflessione per i sindaci e gli assessori di 41 comuni, e anche per gli amministratori e i funzionari di tre province (Brescia, Mantova e Verona) e di due regioni (Veneto e Lombardia), che nel pomeriggio si sono dati convegno a Desenzano per discutere la proposta di creare un Parco delle colline moreniche del Garda su 140 mila ettari, nei 41 Comuni da Salò ad Affi passando per l’alto mantovano. Tutti d’accordo sui principi, ma avranno la forza di passare all’azione? L’iniziativa, promossa da un gruppo di associazioni di volontariato a partire dal 16 settembre e sfociata in breve nella costituzione di un grande comitato interprovinciale, segna intanto un risultato a suo favore: al convegno di ieri c’erano tutti gli invitati. Fossero comuni, provincie o regioni, tutti si sono presentati a dire la propria opinione. L’idea in sé interessa, insomma, e non è un’utopia. «Sulla carta non è difficile istituire un parco di questo tipo ­ spiega l’assessore al Territorio della Provincia di Brescia, Maria Stella Gelmini -. Bisogna che ogni Comune individui le aree più pregiate del proprio territorio, e le classifichi nel Piano regolatore con una destinazione a Parco locale di interesse sovracomunale. Fatto questo, le Provincie possono riconoscere la destinazione con una propria delibera, ed erogare i fondi messi a disposizione dalla Regione per la sistemazione e la gestione. Da quel momento sulle aree comprese nel parco scatta un vincolo di inedificabilità, ma solo su quelle aree ben precise, non certo su tutto il territorio comunale». Ci sono dei problemi, però: innanzitutto non è facile mettere d’accordo 41 Comuni, come in questo caso. Inoltre, molte aree pregiate sono di proprietà privata, e i proprietari potrebbero ribellarsi al vincolo con ricorsi al Tar e altri ostacoli. Ecco perché, per i sindaci, non sarà facile assumersi la responsabilità di vincolare i terreni, esponendosi a proteste e cause in tribunale. «Per evitare questo ­ dice Gelmini – bisogna trovare una formula che tuteli il paesaggio senza bloccare lo sviluppo». La partita è tutta qui, e il Comitato per il parco ne è consapevole: «Non pretendiamo un vincolo integrale, come per il Parco dello Stelvio ­ spiega Emilio Crosato, presidente del Comitato, che ha aperto i lavori insieme al regista Franco Piavoli, all’alpinista Fausto De Stefani e al docente di storia del paesaggio Eugenio Turri -. Qui il territorio è già altamente urbanizzato: si tratta di salvare il salvabile prima che l’unicità del paesaggio gardesano sia per sempre rovinata». Anche il presidente della Provincia di Mantova, Maurizio Fontanili, ha predicato concretezza: «Bisogna capire quanto coraggio avranno i sindaci, e che cosa voglia davvero la gente. Un terreno che oggi vale 4, domani può valere 10 o anche 11 se viene cementificato. E allora non sono così sicuro che il parco stia bene proprio a tutti». La parola alla Regione Veneto, ieri rappresentata dal dirigente del settore parchi, architetto Toffano: «Noi abbiamo già un piano di area da Malcesine a Valeggio che si collegherebbe al Parco del Mincio, già esistente. Non ci costa niente collaborare per estenderlo a tutto il Garda. Ma voi lombardi siete davvero decisi?». E ancora la Lombardia, rappresentata dal proprio dirigente dell’area Parchi, dottor Grassi: «La strada di un parco sovracomunale è la più semplice da seguire, almeno sulla carta. Ma per esperienza posso dire che è difficile metter d’accordo tanta gente, conciliare tanti interessi, convincere tanti sindaci a decidere». E i sindaci? Per due ore e mezza hanno ascoltato, poi hanno parlato con franchezza. Uno su tutti: Forenzo Pienazza, sindaco del Comune più grande fra quelli ineressati, cioè Desenzano: «Vedremo se ci si potrà mettere d’accordo. L’idea potrà camminare se i vincoli non saranno vincoli passivi, cioè solo dei divieti, ma vincoli partecipati, espressione di un progetto. Bisogna porsi l’obbiettivo di salvaguardare il territorio senza ingessarlo, senza bloccare le attività economiche, che andranno invece indirizzate verso un modello qualitativo. Su questo, un’azione comune è possibile».

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