sabato, Giugno 15, 2024
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Piano regolatore da buttare. La Corte costituzionale boccia il silenzio-assenso

Inatteso il verdetto dei giudici. Preoccupati gli amministratori

Più che di una tegola sarebbe meglio parlare di un macigno caduto sulla testa dell’amministrazione comunale di Lonato; ma anche dei cittadini e delle imprese. Parliamo di una sentenza della Corte costituzionale, che attraverso la sessione presieduta da Cesare Mirabelli, e con una sentenza del 18 novembre scorso che ha esaminato diversi casi di giudizio sull’illegittimità di alcuni articoli della legge 499 del dicembre 1997 (per essere più chiari si tratta della legge Finanziaria), ha dichiarato illegittima la norma con la quale venivano considerati validi i piani regolatori approvati con il principio del silenzio-assenso. Un principio che, lo ricordiamo, venne sfruttato dalla vecchia Giunta Mantovani per far passare il proprio Prg. La Suprema corte ha quindi accolto i rilievi di incostituzionalità di alcuni articoli della legge del dicembre ’97 mossi dalle regioni Piemonte, Lombardia e Veneto. Ma al di là delle disquisizioni giuridiche, che ovviamente in questa sede tralasciamo, la sentenza provocherà effetti a dir poco pesanti. Alla luce del pronunciamento, infatti, Lonato si ritrova di fatto senza un piano regolatore. E’ come essere tornati indietro di vent’anni. In teoria, centinaia di cittadini, artigiani, industriali, immobiliaristi che in questi ultimi tre anni hanno potuto edificare, si trovano all’improvviso senza il tetto sulla testa. Non andrà proprio così, perchè difficilmente la Regione interverrà con qualche norma vessatoria per colpire le centinaia di persone di cui si parlava prima; persone che in buona fede avevano chiesto e ottenuto una licenza edilizia dal Comune in virtù dell’esistenza del Piano regolatore. Dovranno invece stare al palo tutti quei soggetti che, sulla base dello strumento urbanistico vigente e ora cancellato, erano in attesa di ottenere la licenza edilizia, o peggio il lasciapassare per costruire. Non si tratta di poche persone. Per esempio, ricorda un assessore comunale, a dover rimettere tutto in discussione potrebbe essere l’ipermercato dei Campagnoli; ma anche le decine di artigiani che hanno chiesto di ampliare o acquisire aree nella zona industriale o nella nuova zona di Centenaro, e ancora decine di imprese di costruzione. E non è finita. Lo stesso assessore ricorda per esempio il caso di quei cittadini che hanno sborsato decine di milioni di Ici per aree prima agricole e poi divenute fabbricabili per effetto del Prg. Insomma, una catena di guai inarrestabile. L’ex sindaco leghista, Manlio Mantovani, cade dalle nuvole nell’apprendere la notizia. «Ma davvero? Non ne sapevo nulla. Per il momento non sono in grado di rilasciare dichiarazioni, dovrò prima leggere la sentenza, poi se ne riparlerà…». Di diverso tenore il commento dell’attuale primo cittadino, Morando Perini. «Abbiamo fissato già per questo pomeriggio (ieri per i lettori) un incontro con i tecnici e i nostri legali per capire gli effetti più immediati sui cittadini. Ho la forte sensazione che non possano che essere disastrosi. Siamo tornati indietro fino al 1976, al vecchissimo piano di fabbricazione. Non è questa la sede – riprende Perini – per contestare le gravissime responsabilità della vecchia amministrazione leghista retta da Mantovani; possiamo solo garantire che è nostra intenzione arrivare quanto prima a una definitiva soluzione del problema». E ai cittadini che hanno costruito con quel Prg buttato al vento? «Non chiederemo nulla né a loro né alle aziende, perchè se hanno edificato lo hanno fatto in buona fede. E’ il futuro che ci preoccupa, in quanto con decorrenza immediata ho dato disposizione che la commissione Edilizie e i piani di lottizzazione siano bloccati fino a data da destinarsi: abbiamo anche contattato la Regione, e a giorni ci dovrebbe essere un primo incontro». Come si ricorderà, il principio del silenzio-assenso venne applicato dal Comune di Lonato dopo che il proprio Prg, trasmesso alla Regione, non era stato approvato nel termine dei 180 giorni fissato da un decreto legge. La vicenda si sviluppò tra il ’95 e il ’96, in un arco di tempo in cui il decreto venne reiterato più volte, ma mai convertito in legge. Il Tar e il Consiglio di Stato diedero ragione inizialmente al Comune di Lonato, e per questo l’ex sindaco intese come approvato lo strumento urbanistico. Fu uno strappo con il Pirellone unico in Italia. Una scelta confortata sia dal parere dei legali, sia dalle pronunce di tribunali amministrativi. Che dopo quattro anni si sono dissolte come neve al sole.

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