domenica, Giugno 16, 2024
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Un pezzo di storia rivana s'è chiusa con la fiera di S.Andrea.
Il locale è un'eredità di Baruffaldi

La trattoria Vittoria è al capolinea

Pezzi della Riva tradizionale che scompaiono, pezzi che vanno in soffitta, oppure rimangono sospesi nel ricordo. E’ il caso della vecchia trattoria Vittoria di via Roma e via Disciplini, di fronte al cinema Roma, che ha una storia almeno secolare, destinata però a una brusca interruzione, almeno quanto a tradizioni: la trattoria, legata alla microstoria rivana, agli alti-bassi stagionali, ha chiuso i battenti della sua attività i primi di dicembre, o meglio hanno chiuso l’attività i gestori.Ma il futuro è incerto, e potrebbe riservare la sorpresa del cambio dell’attività, piuttosto che la destinazione a locale pubblico. Infatti lo status della trattoria è del tutto atipico, in quanto non è di proprietà privata ma di un ente di assistenza, il Giardino d’infanzia di Riva. La serie dei gestori era iniziata nell’ ultimo Ottocento con la famiglia Grazioli, ma poi se ne è perduto il ricordo negli anni della guerra, nonostante le certosine ricerche del maestro Vittorio Grazioli, segretario dell’Asilo per moltissimi anni. Nel secondo dopoguerra il Vittoria era stato affittato alla famiglia Ghidini, poi a Carla Marocchi, prima di passare ai Michelini. Nel tempo è cambiata anche la struttura della trattoria, che negli anni Trenta poteva contare su una pergola en plein air, poi coperta dalla ristrutturazione degli anni Sessanta per farne un piccolo albergo del centro storico, sempre a livello familiare. Durante i lavori di ristrutturazione dell’Asilo, negli anni Venti, ad opera dell’architetto Maroni, il Vittoria aveva ospitato lo stesso Asilo. Una storia intrecciata con l’Asilo, come rileva il presidente Chiettini. Il locale confinava con Casa Mutti, che era dotata a sua volta di un campo bocce, frequentato dai clienti sia del Vittoria che dell’altra trattoria su via Disciplini,”al Moro”.Insomma, un spaccato di antica vita rivana. L’ultima gestione era iniziata nel 1985 con la signora Maria Teresa Grottolo, familiarmente”Mariesa”, e il marito Mariano come cuoco. Le saracinesche del Vittoria sono abbassate dai primi di dicembre: infatti la fiera di S.Andrea si è portata via non solo le consuete bancarelle, ma anche la tradizionale cucina del Vittoria.”Niente di eccezionale – diceva Mariano Michelini con la sua voce tuonante – solo i soliti canederli, oppure le buone trippe ai gusti” I gusti delle trippe erano un po’ la specialità del Mariano, ed erano sostanzialmente tre: alla trentina, cioè in brodo, alla parmigiana, con il gustoso sugo di pomodoro, alla fiorentina, lessate con aglio, sedano e cipolla. Le trippe erano un piatto tipico di S.Andrea, mentre meno”stagionali” erano i funghi della casa, porcini, chiodini e del sangue alla griglia. La solerte Anna a seconda delle occasioni consigliava cacciagione in autunno, capretto nostrano a Pasqua, sempre strangolapreti e canederli in brodo. Una cucina alla casalinga, popolaresca, alla portata delle comitive di operai dei cantieri del centro oppure dei marittini della Navigarda.Il clou del Vittoria era comunque la Fiera di S.Andrea con i banchettari, che nel locale avevano il loro punto d’incontro annuale.”Un locale alla buona, al modo del Canarino, familiare e umano, senza alcuna pretesa”, era solito ripetere un cliente di vecchissima data, quasi un record per il turismo rivano, il signor Damiano Bitetto da Bari, che da oltre 60 anni lo frequentava, prima con i suoi genitori, poi con i nipoti. Tra gli ospiti illustri, gli ebrei sefarditi, che si davano appuntamento una volta l’anno a Riva, oppure la”pasionaria” Eva Klotz con l’associazione Pinter. A malincuore, dopo alcuni anni d’incertezza, Mariano ha deciso di chiudere. Qualunque sia la futura destinazione del Vittoria, con lui si chiude un’epoca.Il locale è un’eredità di BaruffaldiIl compendio della trattoria-albergo Vittoria fa parte del testamento del Podestà di Riva Luigi Antonio Baruffaldi. Al nome dello zio, don Carlo, volle costituita una fondazione per ammalate povere e un’altra per sostenere l’Asilo infantile: appunto l’edificio del centro storico, in via Disciplini, comprendente anche un cortile e la terrazza. La trattoria fa parte del lascito che, dopo la morte del Podestà nel 1905, viene intavolato a favore dell’Asilo:”con l’onere di far celebrare in perpetuo a San Rocco ogni anno alle 8 di Pentecoste una Messa” per don Carlo Baruffaldi e lo stesso Podestà. L’Asilo, sorto nel 1878 per merito di un gruppo di rivani mecenati, quali il Podestà Canella e i Formenti, ha così un valido sostegno dal Baruffaldi, che invero quanto a filantropismo per la sua città aveva fatto moltissimo. Il lascito all’Asilo è comunque soggetto a una clausola: nel caso che la scuola rifiutasse il lascito oppure cessasse le funzioni, il compendio della trattoria andrebbe alla val Cavedine e alle sue istituzioni di beneficienza, in quanto lì don Carlo esercitava le sue funzioni di parroco. Luigi Antonio Baruffaldi aveva a cuore non solo i monumenti ma anche i bisogni.

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