Si fa, ma non si dice e mentre ufficialmente rimpallano i forse che sì, forse che no, sui militari di stanza a Ghedi pesa l’incognita del futuro che certo non li riempie di gioia.
L’incertezza riguarda un loro probabile trasferimento perché come si va ripetendo da tempo lo sviluppo dell’aeroporto civile D’Annunzio, il vicino di Montichiari, potrebbe entro tempi non troppo lunghi, fagocitare la base militare di Ghedi.
Ufficialmente bocche cucite, è ovvio, ma come si dice «a microfoni spenti» qualcuno si lascia andare ad ammettere che c’è aria di trasferimento: incerto il dove e il quando.
E questa incertezza preoccupa ancora di più chi da queste parti ha messo su famiglia.
Il possibile trasferimento e le rilocalizzazioni
Pare che sia in predicato di trasferimento anche la scuola piloti che dall’Inghilterra si era trasferita a Ghedi.
Interpellato il consigliere regionale Guido Galperti che nel Catullo rappresenta l’Amministrazione provinciale e la Camera di commercio otteniamo una risposta sorniona: «Si sa che un chilometro di strada non porta lontano, ma un chilometro di pista porta da qualsiasi parte nel mondo.
E Montichiari di chilometri ne ha tre». Come dire che sulla carta non ci sono limiti per sviluppi futuri che potrebbero implicare anche vistosi cambiamenti nelle destinazioni della zona.
Tanto più che qui non ci sono vincoli ambientali come accade a Monaco «non a caso il sistema Montichiari Ghedi come quello bavarese fu costruito dai tedeschi: c’è una grandissima potenzialità, una vocazione – riprende Galperti – che lo destina a diventare il sistema aeroportuale del nord».
Naturalmente il tutto è affidato a una precisa volontà governativa che ancora non è stata ufficializzata: «La smilitarizzazione di Ghedi può eventualmente avvenire soltanto davanti ad un concreto progetto che non è ancora nell’agenda del piano nazionale trasporti».
Nel frattempo l’aeroporto civile deve ancora «conquistarsi un futuro», anche perché non è ancora stato completato il processo di consegna delle aree militari che stanno nel sistema aeroportuale civile: il fronte strada per tutta la lunghezza della pista, per esempio, il fortino, l’hangar… che ancora fanno parte del demanio militare e che invece devono passare a quello civile che vi potrà così realizzare strutture e servizi.
«Preciso che i rapporti tra gli enti sono stati ottimi e di collaborazione e amicizia reciproca – riprende Galperti – ma è necessario sveltire le procedure per la consegna di questi sedimi.
Siamo destinati certo a diventare il secondo aeroporto europeo, dopo Francoforte, siamo gli unici ad avere disponibilità di vincoli riservati allo sviluppo aeroportuale.
Ma prima di avventurarci in discorsi a lunga scadenza che presuppongono un’analisi della funzione di Ghedi rispetto alle strategie militari che certo non mi compete, dobbiamo sicuramente decollare come aeroporto civile, anche con la consegna delle strutture che si è detto». Milena Moneta


Iscriviti al nostro canale Telegram per tutti gli ultimi aggiornamenti
Garda Flash News: notizie lampo, stile essenziale







