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Luigi Pizzini, il pittore che ha saputo raccontare il paesaggio gardesano

Un’occasione imperdibile per conoscere e apprezzare la vita e l’opera di Luigi Pizzini (1884-1977), uno dei maggiori pittori altogardesani del Novecento, è offerta dalla mostra “Luigi Pizzini. Dal ritratto al paesaggio”, che si inaugura sabato 25 marzo 2023 presso il Museo di Riva del Garda e la Casa degli Artisti Giacomo Vittone di Canale di Tenno.

La mostra, curata da Roberta Bonazza e Matteo Rapanà, è il frutto di un progetto pluriennale di ricerca, censimento e valorizzazione delle opere di Pizzini, realizzato dal Museo Alto Garda con il coinvolgimento della comunità locale e delle istituzioni di riferimento. Saranno esposte un’ottantina di opere, alcune già note, altre invece poco conosciute e individuate presso collezionisti privati, che testimoniano la versatilità e la sensibilità pittorica di Pizzini, capace di confrontarsi con l’arte nella sua accezione più alta e autentica, in dialogo con i grandi pittori italiani del suo tempo.

Nato a Riva del Garda l’11 settembre 1884, Luigi Pizzini si iscrive all’età di 14 anni all’Accademia di Belle Arti di Brera, dedicandosi principalmente alla produzione di ritratti. Nel 1909 si trasferisce sull’isola di Burano dove vive fino al 1913: si tratta di una fase di profondo coinvolgimento emotivo e culturale per Pizzini, dove la frequentazione di artisti come Umberto Moggioli, Arturo Martini, Gino Rossi e Tullio Garbari apre la sua pittura alla valenza assoluta di luce-colore, che caratterizzerà trasversalmente tutta la sua produzione. Stabilitosi temporaneamente a Firenze fra il 1915-1916, si interessa di cartografia e storia militare, disegnando alcune carte di aviazione per la fabbrica Caproni. Rientrato stabilmente a Riva nel 1919, si dedica all’insegnamento presso le scuole Tecniche e poi alla scuola di Avviamento e parallelamente all’attività di pittore. La sua produzione si rivolge principalmente ai temi del paesaggio gardesano e dolomitico, con alcuni soggetti ricorrenti quali il Brolio, il lago di Garda, la valle del Sarca. Negli ultimi anni, l’indagine pittorica si focalizza invece su alcuni dettagli del paesaggio, come le acque e rocce, i boschi, le nature morte, restituiti attraverso una pittura pastosa, matericamente più corposa e preziosa.

Il percorso espositivo allestito presso il Museo di Riva del Garda vuole individuare alcuni precisi filoni narrativi all’interno della sterminata produzione artistica di Luigi Pizzini, soffermandosi tuttavia su due precisi temi: il ritratto e il rapporto tra il pittore e la “sua” Riva del Garda. La prima sezione della mostra è dedicata agli esordi del pittore rivano, a partire dal suo trasferimento all’Accademia di Brera a Milano. A quel periodo appartiene un Autoritratto, realizzato nel 1899, dalla pennellata corposa e vivace. Di poco successivi sono i ritratti eseguiti da Pizzini dopo il rientro a Riva nel 1903 raffiguranti familiari e personaggi della benestante nobiltà rivana, a testimonianza dell’abilità del pittore nella ritrattistica, tradizione cara all’accademia milanese. Da questo filone si distingue un’opera di soggetto sacro, Crocifisso, datata 1898 ed esposta al pubblico per la prima volta. Il periodo di Burano (1909-1913), vero e proprio momento di svolta nella carriera artistica di Luigi Pizzini è l’elemento centrale della seconda sezione. Presso l’isola lagunare, l’incontro con Gino Rossi, Luigi Scopinich, Pio Semeghini e Umberto Moggioli, trasforma radicalmente il linguaggio artistico del pittore rivano che inizia ad utilizzare il colore in maniera coraggiosa e con una libertà espressiva lontana dai modelli accademici. A testimonianza di questo periodo sono esposti una serie di ritratti di quel periodo dedicati a un’umanità emarginata, come nel caso de L’idiota (1909 e 1912), eseguita in più versioni, La veneziana (1911) e Il cieco (1912). La terza e ultima sezione, infine, vuole approfondire il rapporto tra Luigi Pizzini e Riva del Garda: il paesaggio del Sommolago dipinto e interpretato da differenti prospettive diventa la mappa che Pizzini ricompone con colori pastosi e pennellate fluenti: il lago, la Rocca e i giardini del Brolio sono i luoghi del quotidiano che accompagnano il pittore per tutta la vita, fino alla smaterializzazione dei contorni degli anni Sessanta, testimoniata delle serie Acque e Boschi.

I vagabondaggi pittorici di Luigi Pizzini, con tavolozza e pennelli in spalla, sono alla base dei tanti paesaggi dipinti rigorosamente all’aperto. Nelle sale della Casa degli Artisti Giacomo Vittone di Canale di Tenno saranno esposti i dipinti di paesaggio che annotano i percorsi di Luigi Pizzini: lo strapiombare della Rocchetta nel lago di Garda, l’ingombro del monte Misone nella piana delle Giudicarie esteriori, il tondo turchese del lago di Tenno e l’elevarsi della rupe del castello di Arco. Il lavoro sul paesaggio diventa, nel tempo, preponderante per Luigi Pizzini, che dipinge i luoghi con libertà espressiva, ma sempre ancorandoli a elementi morfologici riconoscibili. Le pianure, le alture, le montagne, i corsi d’acqua, gli specchi d’acqua, i boschi, i grandi platani al Brolio trovano spazio aperto nell’indagine visiva che Pizzini dedica alla natura. Una natura che accoglie le sue immaginazioni pittoriche, fino alla fine, quando il gesto pittorico si spinge nell’informe paesaggio delle ultime opere, dove l’identificazione con i luoghi è totale. Alla casa degli Artisti, accanto ai molti paesaggi, sarà allestita una sezione dedicata al tema del femminile. Sono almeno quattro le opere che Luigi Pizzini dedicate alla Nascita di Venere, più una serie di disegni preparatori. La prima è del 1935 e l’ultima del 1965: un arco di tempo che dimostra come per Pizzini il tema fosse sentito. Nascono sempre dall’acqua, elemento dal quale il pittore trae le forze immaginanti. L’acqua che scorre, che si increspa con il vento, che ondeggia quieta. L’acqua che Pizzini guarda ogni giorno dalla torre del Bargello, dove, dal ‘chiuso’ dello studio in Rocca, può spalancare lo sguardo sull’‘aperto’ del lago, ispirazione di tanti capolavori. Una sezione che racconta un terzo paesaggio di Pizzini, poetico e fantasioso.

Nelle sale degli Avvolti e delle Lunette il Gruppo Amici dell’Arte di Riva del Garda ricorda Luigi Pizzini, fondatore del gruppo insieme a Giacomo Vittone nel 1946, con una serie di opere dedicate al pittore e alla sua “immaginazione come poesia”.

La mostra “Luigi Pizzini. Dal ritratto al paesaggio” sarà visitabile fino al 30 giugno 2023, con orari e modalità di accesso da verificare sul sito del Museo Alto Garda (www.museoaltogarda.it). La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, che raccoglie i contributi di Roberta Bonazza, Matteo Rapanà, Francesca Rossi e Alessandro Zanini, oltre a una ricca documentazione fotografica delle opere esposte.

Per chi volesse approfondire la conoscenza dell’artista e delle sue opere, il Museo Alto Garda ha creato anche un archivio digitale dedicato a Luigi Pizzini, consultabile presso il Museo di Riva del Garda. L’archivio contiene le schede relative a oltre mille opere del pittore, provenienti da collezioni pubbliche e private, con dati tecnici, notizie su esposizioni, riferimenti bibliografici e immagini. L’archivio è il risultato di un progetto di ricerca e censimento avviato nel 2021 dal Museo Alto Garda, che ha coinvolto istituzioni pubbliche e privati cittadini che hanno messo a disposizione le proprie opere per la catalogazione. Il progetto è ancora aperto a nuove segnalazioni e contributi da parte dei proprietari di opere di Pizzini non ancora catalogate, che possono contattare il Museo tramite telefono o e-mail (0464 573862 – info@museoaltogarda.it).

Luigi Pizzini è stato un artista importante e apprezzato, che ha saputo raccontare con grande sensibilità pittorica la bellezza e la tipicità del paesaggio gardesano. La mostra “Luigi Pizzini. Dal ritratto al paesaggio” è un’occasione imperdibile per conoscere e apprezzare la sua vita e la sua opera, in dialogo con i grandi pittori italiani del suo tempo e raggiungendo esiti di grande personalità, maestria e intensità.

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