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Mura scaligere, sì al restauro

La Regione Veneto ha detto sì al progetto dell’architetto Vittorio Lino Bozzetto per il recupero della cinta muraria del paese eretta dagli Scaligeri nel Trecento. È un importante risultato per il sindaco Renzo Franceschini ma anche e soprattutto un grande beneficio che la città di Lazise godrà negli anni a venire. Il progetto di Bozzetto è stato apprezzato in quanto ben articolato sia sotto il profilo storico-culturale che tecnico. L’architetto ha indicato, nello studio di fattibilità, anche delle priorità sul piano operativo: il restauro conservativo delle tre porte di accesso alla città, ovvero la porta San Zeno ad est, la porta Cansignorio a nord e la porta del Lion a sud nonché il riordino generale del Prato di San Daniele, cioè l’ampio spazio che si incontra immediatamente giungendo da Verona, ai piedi delle mura, davanti al castello. Era proprio lì che le truppe straniere soggiornavano prima di intraprendere viaggi o redigere i piani di attacco alla fortezza di Lazise. Quello che in passato era il vallo antistante al castello è più noto come arena estiva dove sovente vengono presentati spettacoli all’aperto e dove oggi si trova la scuola materna Luigi Butturini. Questo primo stralcio costerà 550mila euro: buona parte della cifra sarà finanziata dalla Regione e parte direttamente dal Comune di Lazise che recupererà il denaro necessario nel piano finanziario triennale. «Il costo globale preventivato per l’intera opera di recupero delle mura scaligere», spiega il sindaco Renzo Franceschini, «è stato stimato in circa 8 milioni di euro. La spesa ovviamente sarà diluita in diversi stralci. Confidiamo che in buona parte venga finanziata dalla Regione e dalla Comunità Europea a fronte di specifici e determinati progetti ad hoc che l’amministrazione comunale andrà a redigere, finalizzati allo scopo. Oltre all’ente pubblico, ai finanziamenti in parola, potranno accedere anche i privati, o coloro che riusciranno a dimostrare che parte delle mura siano di proprietà diversa dalla demaniale o pubblica». «È sicuramente», continua Franceschini, «un’opera importante e di grande valenza culturale europea, proprio per le consistenti presenze turistiche sul nostro territorio. Le mura scaligere, con la dogana Veneta, sono la storia di Lazise, sono le radici profonde della nostra gente; non possiamo permetterci pertanto di non cercare ogni spazio finanziario per recuperarle e riportarle, per quanto possibile, all’antico splendore. Non è quindi un solo punto di orgoglio ma la necessità di mantenere in vita un patrimonio che non è solamente di Lazise ma oserei dire dell’umanità». «L’impiego di materiali della tradizione locale, con pietrami e ciotoli, alternate a fasce regolari di laterizio, con paramento a vista, sono la grande caratteristica delle mura scaligere», spiega il geometra Giuseppe Zanini dell’ufficio tecnico comunale, «sono una vera tipicità del Trecento: l’attuale degrado, causato dall’incuria, dal tempo, dagli agenti atmosferici, dall’azione dell’uomo, delle piante, stanno veramente mettendo a dura prova questo gioiello. Perchè, di gioiello si tratta. Occorre quindi operare con solerzia per un restauro conservativo, con il ripristino e la reintegrazione di parti ed elementi in avanzato stato di degrado, proprio per far sì che il gioiello resti tale, non solo per i lacisiensi ma per i cittadini del mondo che vogliono gustarsi Lazise e le sue meraviglie».

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