Sembra che il sottosuolo sirmionese non debba proprio mai deludere, almeno dal punto di vista archeologico; ogni volta che, per un qualsiasi motivo, una pala affonda i suoi denti nel terreno della penisola catulliana, ecco spuntare un tesoro grande o piccolo. La nuova occasione è stata fornita dal rifacimento dei sottoservizi nel centro storico sirmionese; durante tali lavori, oculatamente monitorati dalla Soprintendenza, l’archeologo Angelo Ghiroldi e la sua equipe, sotto la preziosa guida della dottoressa Elisabetta Roffia, hanno portato alla luce in piazza San Salvatore all’altezza del civico numero 5, alcune tombe risalenti al sesto o settimo secolo dopo Cristo. «Abbiamo trovato un sito archeologico – spiega la dottoressa Roffia presente sugli scavi – particolarmente interessante. Abbiamo seguito con attenzione i lavori di rifacimento dei sottoservizi in accordo con l’Amministrazione comunale. Sapevamo che il luogo oggetto degli scavi era già stato interessato da interventi precedenti all’attuale, ma speravamo vi potesse essere ancora una parte del sottosuolo non alterata da tali lavori. «Fortunatamente le speranze non sono andate deluse ed è stata rinvenuta una zona d’insediamento alto-medioevale in cui sono state trovate alcune tombe, in una delle quali è stato ritrovato uno scheletro e un pettine decorato». Lo scheletro risulta essere stato protetto da una lastra di pietra, ma gli scavi precedenti e l’usura del tempo hanno determinato il danneggiamento del cranio e di altre parti del corpo. E’ probabile che la tomba appartenesse a una donna, ma saranno analisi più specifiche a fornire maggiori informazioni sulla stessa. Interessante la presenza del pettine di osso all’interno della tomba, caratterizzato da belle decorazioni, ma la dottoressa Roffia e l’archeologo Ghiroldi ci tengono a sottolineare come tale pettine non sia il primo ritrovato a Sirmione. Altri fanno bella mostra di sè in esposizione nel museo sirmionese. Delle piccole radichette di pianta si erano inserite tra i fragili denti del pettine impedendo il recupero del pezzo integro, ma toccherà ai restauratori ricomporre il tutto. Altrettanto curioso è il fatto che nella tomba vi fosse un dente di cinghiale; difficile capire come mai fosse presente insieme allo scheletro. «La parte più interessante della scoperta – spiega l’archeologo Ghiroldi – è stata poter trovare un sito archeologico che ci permette di aver quel necessario tassello storico per poter far luce sul periodo che intercorre tra la fine del periodo romano e l’inizio di quello longobardo». Infatti, oltre alle tombe, sono stati ritrovati resti di ceramica e opere di contenimento del terreno, tra cui alcuni lavori di terrazzamento. Insomma, l’archeologo Angelo Ghiroldi e la dottoressa Elisabetta Roffia hanno potuto arricchire di un ulteriore pezzo non solo il museo della cittadina catulliana, ma anche la storia della penisola stessa. E a coloro che temono, infondatamente, rallentamenti nel rifacimento dei sottoservizi, dovuti alla nuova scoperta, viene naturale rispondere facendo riferimento all’enorme numero di visitatori, circa 200 mila, che nel 2001 hanno potuto apprezzare il sito archeologico sirmionese, che oggi brilla ancor più di luce propria.
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Importante ritrovamento in piazza San Salvatore: si tratta di una testimonianza del periodo altomedievale. Risale al VI-VII secolo d.C.: scoperti uno scheletro e un pettine
Quella tomba, un raggio di luce
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