Previsti fino a domenica incontri, mostre, studi e approfondimenti sul recupero delle fortificazioni austroungariche nell’alto lago per iniziativa di Torbole, Riva e Arco.

Al forte superiore di Nago

28/02/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Torbole

Immer­si nelle vicende bel­liche del­la Pri­ma guer­ra mon­di­ale. Il recu­pero delle for­ti­fi­cazioni aus­troun­gariche nel­l’Al­to Gar­da è il noc­ci­o­lo di una serie d’in­con­tri, mostre, stu­di e appro­fondi­men­ti che sono da mer­coledì in cor­so di svol­gi­men­to al forte supe­ri­ore di Nago. L’inizia­ti­va, pro­mossa dal civi­co di Riva, dai comu­ni di Tor­bole e Riva in col­lab­o­razione con l’as­so­ci­azione Ric­car­do Pin­ter e l’asses­so­ra­to alla cul­tura di Arco, è una ghiot­ta occa­sione per fare il pun­to sulle innu­merevoli for­ti­fi­cazioni, pat­ri­mo­nio di cul­tura, che costel­lano l’area trenti­na del Benà­co. Ma non solo. Più che mai atte­sa la relazione di Camil­lo Zadra in pro­gram­ma saba­to mat­ti­na sul «Cen­si­men­to, recu­pero e val­oriz­zazione delle for­ti­fi­cazioni del­la Pri­ma guer­ra nelle province del Trivene­to. I prog­et­ti di col­lab­o­razione euro­pea». Un inter­ven­to che potrebbe dire molto anche per la serie di postazioni mil­i­tari sparse nel Veronese e in par­ti­co­lare nel­l’en­troter­ra garde­sano. Il sem­i­nario di stu­di, sem­pre con sede il forte di Nago, si arti­co­la in cinque giorni ed è sud­di­vi­so in diver­si momen­ti. Il pri­mo è cos­ti­tu­ito da una ric­og­nizione, fra sto­ria e doc­u­men­tario, del­l’e­sistente con par­ti­co­lare atten­zione alla mil­itare del­l’Al­to Gar­da e alla val­oriz­zazione dei for­ti (ques­ta sera a par­tire dalle 20,30). Domani occhi pun­tati su «I numeri del­la memo­ria. Mor­ti inter­nati, volon­tari tren­ti­ni durante la Grande guer­ra». Una ricer­ca con­dot­ta da Aldo Miorel­li che pre­ced­erà l’in­ter­ven­to di Lodovi­co Tav­erni­ni incen­tra­to su «I pri­mi scon­fit­ti. Pri­gion­ieri aus­troun­gari­ci nei campi di con­cen­tra­men­to in Italia dal 1915 al 1920». Mod­er­a­tore del­la ser­a­ta Vin­cen­zo Calì, diret­tore del stori­co di Tren­to. Saba­to, con inizio alle 9 entra­no in cam­po gli ammin­is­tra­tori pub­bli­ci locali e provin­ciali che delin­er­an­no gli impeg­ni e le prospet­tive di inves­ti­men­to nel set­tore per il recu­pero di alcu­ni dei for­ti pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio. L’oc­ca­sione per pre­sentare anche il libro di Dona­to Ric­cadon­na «Sguar­di mil­i­tari sul Gar­da». Domeni­ca, a chiusura dei lavori, visi­ta gui­da­ta alle postazioni ed ai for­ti del Monte Brione con ritro­vo dei partecipanti,alle 9 al por­to di San Nicolò a Riva. Davvero impo­nente è il pat­ri­mo­nio dei for­ti del­l’Al­to Lago con il set­tore di Riva che com­prende la Tagli­a­ta del ponale, il forte Bellav­ista, la bat­te­ria sul­la spi­ag­gia, il forte San Nicolò, il forte Gar­da, la Bat­te­ria di mez­zo, il forte Sant’ Alessan­dro, due bat­terie mor­tai sul Brione, il forte Tombio ed i due for­ti di Nago-Tor­bole. Un area così ben pro­tet­ta che era obi­et­ti­va­mente impos­si­bile per gli ital­iani pen­sare di rag­giun­gere durante la Pri­ma guer­ra mon­di­ale risul­tati di una qualche con­sis­ten­za strate­gi­ca con­tro l’im­pero aus­troun­gari­co. La ripro­va l’assen­za lun­go il con­fine ital­iano di opere di per­ma­nente carat­tere for­ti­fi­ca­to­rio. Con­tro la lin­ea aus­tri­a­ca si ritene­va suf­fi­ciente avere il dominio diret­to del Monte e il sosteg­no di due grossi can­noni da Mari­na instal­lati a Mal­ce­sine e Limone. Ciò portò ad una rel­a­ti­va cal­ma sul ver­sante merid­ionale del fronte e le vicende bel­liche più sig­ni­fica­tive riguardano da vici­no la zona del Ponale — Monte Roc­chet­ta ed il Monte Bal­do. Al mas­si­mo le azione bel­liche si risolsero in scon­tri di pat­tuglie o pic­coli colpi di mano come quan­do il 5 mag­gio del 1918 a sor­pre­sa una squadriglia di moto­scafi armati Mas entrò nel lido di Tor­bole per far esplodere un depos­i­to. In prece­den­za nel­l’aprile del 1916 un diri­gi­bile scar­icò quar­an­ta granate sul­la Roc­chet­ta e sul­la stazione fer­roviaria di Riva. Il risul­ta­to: la defin­i­ti­va evac­uazione dal cen­tro trenti­no e dai pae­si lim­itrofi del­la popo­lazione civile.

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