mercoledì, Luglio 24, 2024
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Previsti fino a domenica incontri, mostre, studi e approfondimenti sul recupero delle fortificazioni austroungariche nell’alto lago per iniziativa di Torbole, Riva e Arco.

Al forte superiore di Nago

Immersi nelle vicende belliche della Prima guerra mondiale. Il recupero delle fortificazioni austroungariche nell’Alto Garda è il nocciolo di una serie d’incontri, mostre, studi e approfondimenti che sono da mercoledì in corso di svolgimento al forte superiore di Nago. L’iniziativa, promossa dal museo civico di Riva, dai comuni di Torbole e Riva in collaborazione con l’associazione Riccardo Pinter e l’assessorato alla cultura di Arco, è una ghiotta occasione per fare il punto sulle innumerevoli fortificazioni, patrimonio di cultura, che costellano l’area trentina del Benàco. Ma non solo. Più che mai attesa la relazione di Camillo Zadra in programma sabato mattina sul «Censimento, recupero e valorizzazione delle fortificazioni della Prima guerra nelle province del Triveneto. I progetti di collaborazione europea». Un intervento che potrebbe dire molto anche per la serie di postazioni militari sparse nel Veronese e in particolare nell’entroterra gardesano. Il seminario di studi, sempre con sede il forte di Nago, si articola in cinque giorni ed è suddiviso in diversi momenti. Il primo è costituito da una ricognizione, fra storia e documentario, dell’esistente con particolare attenzione alla viabilità militare dell’Alto Garda e alla valorizzazione dei forti (questa sera a partire dalle 20,30). Domani occhi puntati su «I numeri della memoria. Morti internati, volontari trentini durante la Grande guerra». Una ricerca condotta da Aldo Miorelli che precederà l’intervento di Lodovico Tavernini incentrato su «I primi sconfitti. Prigionieri austroungarici nei campi di concentramento in Italia dal 1915 al 1920». Moderatore della serata Vincenzo Calì, direttore del Museo storico di Trento. Sabato, con inizio alle 9 entrano in campo gli amministratori pubblici locali e provinciali che delineranno gli impegni e le prospettive di investimento nel settore per il recupero di alcuni dei forti presenti sul territorio. L’occasione per presentare anche il libro di Donato Riccadonna «Sguardi militari sul Garda». Domenica, a chiusura dei lavori, visita guidata alle postazioni ed ai forti del Monte Brione con ritrovo dei partecipanti,alle 9 al porto di San Nicolò a Riva. Davvero imponente è il patrimonio dei forti dell’Alto Lago con il settore di Riva che comprende la Tagliata del ponale, il forte Bellavista, la batteria sulla spiaggia, il forte San Nicolò, il forte Garda, la Batteria di mezzo, il forte Sant’ Alessandro, due batterie mortai sul Brione, il forte Tombio ed i due forti di Nago-Torbole. Un area così ben protetta che era obiettivamente impossibile per gli italiani pensare di raggiungere durante la Prima guerra mondiale risultati di una qualche consistenza strategica contro l’impero austroungarico. La riprova l’assenza lungo il confine italiano di opere di permanente carattere fortificatorio. Contro la linea austriaca si riteneva sufficiente avere il dominio diretto del Monte Baldo e il sostegno di due grossi cannoni da Marina installati a Malcesine e Limone. Ciò portò ad una relativa calma sul versante meridionale del fronte e le vicende belliche più significative riguardano da vicino la zona del Ponale – Monte Rocchetta ed il Monte Baldo. Al massimo le azione belliche si risolsero in scontri di pattuglie o piccoli colpi di mano come quando il 5 maggio del 1918 a sorpresa una squadriglia di motoscafi armati Mas entrò nel lido di Torbole per far esplodere un deposito. In precedenza nell’aprile del 1916 un dirigibile scaricò quaranta granate sulla Rocchetta e sulla stazione ferroviaria di Riva. Il risultato: la definitiva evacuazione dal centro trentino e dai paesi limitrofi della popolazione civile.

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