Dopo il carpione, va in crisi anche l’aola. La rarefazione della presenza dell’alborella nelle acque del più grande lago italiano risale almeno al ’95.

Alla ricerca delle Aole del Garda

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Di Luca Delpozzo
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Dopo il , va in crisi anche l’aola. La rar­efazione del­la pre­sen­za dell’alborella nelle acque del più grande lago ital­iano risale almeno al ’95. E, nonos­tante un cer­to recu­pero reg­is­tra­to pro­prio recen­te­mente, l’aola con­tin­ua a rimanere un sorveg­lia­to spe­ciale. Tan­to che oltre alle inizia­tive delle Province che si affac­ciano sul Gar­da si è occu­pa­to del pic­co­lo e argen­teo pesce anche il Min­is­tero dell’ambiente. L’on. Edo Ronchi, pochi giorni pri­ma di las­cia­re il min­is­tero, ha infat­ti rispos­to ad un’interrogazione pro­pos­ta dal sen­a­tore del lago Mas­si­mo Wilde che appun­to lo sol­lecita­va a pren­dere posizione sull’opportunità di con­tin­uare a immet­tere nel Gar­da centi­na­ia di mil­ioni di core­go­ni: Wilde chiede­va se l’aumento rapi­do del lavarel­lo stia cau­san­do uno squilib­rio dell’ecosistema del Bena­co così che a farne le spese sarebbe anche un altro tra i pesci più pre­giati, cioè il car­pi­one. L’alborella, sec­on­do i dati e le seg­nalazioni degli itti­olo­gi, risul­ta in calo un po’ ovunque in Italia. Nei gran­di laghi pre­alpi­ni il fenom­e­no, inizia­to nei pri­mi anni Novan­ta è risul­ta­to molto mar­ca­to anche se local­mente pare sia un atto un cer­to recu­pero del­la specie. Sec­on­do l’ittiologo veronese Ivano Con­for­ti­ni, con­sulente dell’Amministrazione provin­ciale di Verona, l’alborella ha subito nel Gar­da un decre­men­to del 95–98%. Pri­ma di allo­ra il pesca­to su tut­to il lago oscilla­va attorno a 100 ton­nel­late e in alcu­ni anni addirit­tura rag­giunge­va le 200. Nel ’97 le pre­vi­sioni di pesca si sono attes­tate attorno a 4–5 ton­nel­late. Quali le cause del fenom­e­no? Il Min­is­tero dell’ambiente, pur dichiaran­do che il prob­le­ma esu­la dalle sue com­pe­ten­ze, ha egual­mente affronta­to il prob­le­ma basan­do la rispos­ta sug­li ele­men­ti for­ni­ti dal­la Provin­cia di Verona. Il min­is­tero con­fer­ma che l’albumus alborel­la ha subito la rar­efazione a par­tire dal ’95. Pur essendo in pas­sato la specie sogget­ta a peri­odiche oscil­lazioni del­la sua den­sità, mai si era assis­ti­to ad un così ele­va­to decre­men­to… Le cause che han­no deter­mi­na­to tale situ­azione nel non sono anco­ra note anche se non è affat­to dif­fi­cile sup­porre che deb­bano essere ricer­cate nei mod­i­fi­cati equi­lib­ri fra le varie specie ittiche che occu­pano la stes­sa nic­chia eco­log­i­ca e nelle mutate con­dizioni ambi­en­tali. C’è scetti­cis­mo sull’ipotesi di attribuire le cause a preda­tori come luc­cio e per­si­co. Entrambe le specie era­no infat­ti pre­sen­ti in pas­sato in misura più abbon­dante dell’attuale. Ne è fini­ta nel miri­no la qual­ità dell’acqua che è buona e non sem­bra creare prob­le­mi, e nem­meno i liv­el­li del lago. Fra le fonti di dis­tur­bo viene indi­vid­u­a­to il fito­planc­ton o mucil­lagine che sui bassi fon­dali potrebbe coprire e sof­fo­care le uova. E anco­ra: la pre­sen­za accresci­u­ta di ana­ti­di che si nutrono delle uova. Ma si trat­ta, per gli esper­ti, di una causa minore. Viene invece pos­to l’accento, nel­la relazione del Min­is­tero, sull’aumento rapidis­si­mo del lavarel­lo che sta deter­mi­nan­do — recita tes­tual­mente la rispos­ta del min­istro — uno squilib­rio nell’ecosistema Bena­co. A farne le spese sono il car­pi­one, e forse l’alborella, con la quale con­di­vide in parte lo stes­so tipo di ali­men­tazione. L’aola non si pres­ta a inizia­tive di ripopo­la­men­to e per­tan­to si stan­no val­u­tan­do inizia­tive atte a con­tenere il fenom­e­no. mor.

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