Una proposta per lo sviluppo montano. Ma gli amministratori locali snobbano il seminario

Dalla riserva naturale nasce il parco culturale

14/09/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Il futuro del è sta­to ogget­to del sem­i­nario che si è svolto a Vil­la Nich­eso­la, orga­niz­za­to nell’ambito di Bald­ofes­ti­val da Lagam­bi­ente. Per­no del­la dis­cus­sione, la pos­si­bil­ità di riaprire il proces­so di isti­tuzione di un par­co del Bal­do. L’idea era quel­la di coin­vol­gere le nuove ammin­is­trazioni (12 su 14 comu­ni dell’area) a riflet­tere sul tema, ma queste si sono dimostrate tiepi­de. I rela­tori erno tut­ti pre­sen­ti: Val­ter Bonan, respon­s­abile Fed­er­parchi prog­et­to Alpi, ex pres­i­dente del Par­co nazionale delle Dolomi­ti Bel­lune­si, con la sua «espe­rien­za pos­i­ti­va»; Dami­ano Di Simine, pres­i­dente Con­ven­zione inter­nazionale per la pro­tezione delle Alpi (Sipra) che ha par­la­to di «con­ven­zione delle Alpi come stru­men­to di tutela del ter­ri­to­rio» ; Fed­er­i­ca Sac­co, respon­s­abile del Prog­et­to carovana delle Alpi di Legam­bi­ente; Beppe Muraro, Isti­tu­to veronese per la sto­ria del­la resisten­za e dell’età con­tem­po­ranea, «risco­prire i sen­tieri di guer­ra come occa­sione per un nuo­vo tur­is­mo» ; Vit­to­rio Prati, asses­sore all’ambiente del­la Comu­nità mon­tana del­la Lessinia, «il par­co, pos­si­bil­ità di svilup­po eco­com­pat­i­bile»; Euge­nio Tur­ri, geografo, per anni docente al Politec­ni­co di Milano, autore di impor­tan­ti pub­bli­cazioni sul Monte Bal­do; Michele Bertuc­co, pres­i­dente regionale Legam­bi­ente. È inter­venu­to Aver­ar­do Ama­dio, tra i fonda­tori del Wwf, che di par­co del Bal­do par­lò per pri­mo nel 1972 con Italia Nos­tra. Di ammin­is­tra­tori, invece, c’erano solo Guer­ri­no Coltri, per la Comu­nità mon­tana, e Dante Dos­si, di Bren­ton­i­co. «Il ter­ri­to­rio del Bal­do ha già molte zone pro­tette, ris­erve nat­u­rali inte­grali, foreste dema­niali, oasi di pro­tezione del­la fau­na: vin­coli sen­za ben­efi­ci», ha sot­to­lin­eato Bertuc­co, «per ipo­tiz­zare un par­co si deve par­tire da ques­ta pre­mes­sa». «Ma il Bal­do, spes­so trascu­ra­to dalle ammin­is­trazioni, è las­ci­a­to alla fre­quen­tazione mas­s­ic­cia», incalza Tur­ri, «bisogna creare sen­tieri tem­ati­ci, per­cor­si diver­si, riportare la gente locale a un rap­por­to più inten­so con la pro­pria mon­tagna, avviare uno svilup­po sosteni­bile che evi­ti lo spopo­la­men­to. Il par­co è una soluzione per­ché difende e reclamiz­za la mon­tagna». Coltri dif­fi­da dal­la paro­la par­co e, a nome del­la Comu­nità mon­tana, com­men­ta: «Mi spi­ace non ci siamo rap­p­re­sen­tan­ti delle ammin­is­trazioni e mi auguro che sia pro­prio per­ché il cam­bio è appe­na avvenu­to. Se però il par­co non è nato, sig­nifi­ca che è man­ca­ta la volon­tà di far­lo. Quan­to al futuro, noi vogliamo tenere anche questo Bal­do, che non cre­di­amo sia sta­to tan­to rov­ina­to. La Comu­nità Mon­tana si è mossa per la sua pro­tezione, ha prodot­to prog­et­ti per un tur­is­mo ambi­en­tal­ista, sono in cantiere opere impo­nen­ti, por­ti­amo ogni anno all’Orto Botan­i­co migli­a­ia di bam­bi­ni». «Se il par­co crea ten­sioni, noi lan­ci­amo un’idea», azzar­da Gae­tano Gre­co, pres­i­dente di Bald­ofes­ti­val: «Pro­poni­amo un par­co cul­tur­ale del Bal­do». E spie­ga: «Il Bal­do è un baci­no cul­tur­ale strepi­toso con val­ori nat­u­ral­is­ti­ci, civili, artis­ti­ci, let­ter­ari, stori­ci, cen­si­amo tut­to, costru­iamo aree tem­atiche oriz­zon­tali e ver­ti­cali, verone­si e tren­tine, e iniziamo a lavo­rare su ques­ta base. Coin­vol­gerem­mo mol­ta gente e tan­ta stra­da sarebbe fatta».

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