Abuso d’ufficio: 12 «avvisi» ai politici che avevano annullato il progetto.

Indagati i consiglieri comunali

29/06/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Ennio Moruzzi

Dod­i­ci infor­mazioni di garanzia, una pepa­ta let­tera aper­ta ind­i­riz­za­ta (ma non anco­ra invi­a­ta) alla Mag­i­s­tratu­ra penale, in calce alla quale si stan­no rac­coglien­do firme in paese e molte dis­cus­sioni. Tor­na alla rib­al­ta il tan­to dis­cus­so prog­et­to di real­iz­zare, in local­ità Cam­pagna Trez­za, una cen­trale elet­tri­ca ali­men­ta­ta da com­bustibile rica­va­to da rifiu­ti del­la poten­za di 70 megawatt per un inves­ti­men­to di 300 mil­iar­di. Sta­vol­ta, come abbi­amo det­to, sono 12 avvisi di garanzia a far rumore. Sono quel­li recap­i­tati nei giorni scor­si ai con­siglieri comu­nali che la sera dell’8 novem­bre 1999, pri­ma di depositare in seg­rete­ria le dimis­sioni cau­san­do lo sciogli­men­to del Con­siglio e le elezioni antic­i­pate, adot­tarono due vari­anti alle norme tec­niche del Piano rego­la­tore gen­erale del­la cit­tà. Vari­azioni che ave­vano un obi­et­ti­vo: «Vietare nelle zone D2 col­lo­cate ad ovest e sud-ovest del capolu­o­go l’insediamento, l’impianto e l’esercizio di indus­trie des­ti­nate allo stoccag­gio ed alla lavo­razione dei rifiu­ti soli­di urbani e spe­ciali, l’impianto o l’esercizio di apparec­chia­ture per la com­bus­tione di rifiu­ti ovvero fun­zio­nan­ti con com­bustibile deriva­to dai rifiu­ti. In ogni caso dette indus­trie dovran­no distare almeno 3 chilometri dal capolu­o­go, 2 chilometri dalle frazioni e 50 metri dalle abitazioni». Veni­va anche mod­i­fi­ca­ta l’altezza mas­si­ma degli edi­fi­ci. Quel­la sarebbe sta­ta la pietra tombale dell’impianto Eurosea che ave­va ottenu­to un pri­mo parere favorev­ole di mas­si­ma dal­la Giun­ta leghista. Sci­olto il Con­siglio, il prog­et­to dell’inceneritore non è anda­to avan­ti. Sono arrivati invece i ricor­si al Tar con­tro appun­to le due delibere che saran­no dis­cus­si davan­ti ai giu­di­ci ammin­is­tra­tivi di Bres­cia il 27 otto­bre. La soci­età Eurosea Srl ave­va anche atti­va­to alla mag­i­s­tratu­ra chieden­do un ris­arci­men­to da 300 mil­iar­di sem­pre nei con­fron­ti dei con­siglieri comu­nali che approvan­do le delibere n. 84 e 85 avreb­bero provo­ca­to, ques­ta è la tesi sostenu­ta dall’amministratore del­la Eurosea Francesco Bernar­di, un tale dan­no. E dopo il seque­stro dei fas­ci­coli in Comune, il 9 mar­zo, ecco ora arrivare le infor­mazioni di garanzia, come riferiscono sia espo­nen­ti di Lona­to Ambi­ente che alcu­ni des­ti­natari; avvisi che, è bene ripeter­lo, sono delle comu­ni­cazioni emesse a tutela delle per­sone inter­es­sate. Sono sta­ti inviati per­ché trascor­si 6 mesi dall’avvio del pro­ced­i­men­to penale, il Pub­bli­co Min­is­tero, dot­tor Alber­to Rossi, ha chiesto la pro­ro­ga del ter­mine per le indagi­ni pre­lim­i­nari per altri 6 mesi e cioè fino al 3 dicem­bre prossi­mo. Così si è saputo dell’indagine che ipo­tiz­za il reato pre­vis­to dall’articolo 323 del Codice penale, cioè l’abuso d’ufficio. Gli avvisi arrivano pro­prio nel momen­to in cui il nuo­vo Con­siglio comu­nale si appres­ta a riesam­inare ed approvare defin­i­ti­va­mente le due vari­anti e le norme tec­niche in ques­tione. I des­ti­natari, come abbi­amo det­to, sono 12 con­siglieri che votarono le delibere e cioè Ugo Ughi, Rober­to Vanaria, Rena­to Rober­ti, Fran­co Fer­rari, Ser­gio Paghera, Davide Bac­cinel­li, Lui­gi Capri­oli, Pietro Musat­ti, Anto­nio Rosci­oli, Giuseppe Gan­di­ni, Eral­do Cav­agni­ni e Fioren­zo Bres­ciani. «La comu­ni­cazione è arriva­ta, sono già anda­to dal mio legale e non inten­do rilas­cia­re dichiarazioni» dice Davide Bac­cinel­li, attuale vicesin­da­co del­la cit­tà. Par­lano invece gli ambi­en­tal­isti. Lona­to ambi­ente, l’associazione che si è bat­tuta con­tro la real­iz­zazione dell’inceneritore e che, alle­an­dosi con l’Ulivo, ha vin­to, sep­pur per pochi voti, le elezioni. È sta­ta pre­dis­pos­ta infat­ti una let­tera aper­ta ind­i­riz­za­ta alla Mag­i­s­tratu­ra penale in calce alla quale ven­gono ora rac­colte firme. Non risul­ta essere anco­ra sta­ta spedi­ta. Questi sono i pas­sag­gi più sig­ni­fica­tivi del testo dif­fu­so da Lona­to Ambi­ente. «Stu­pe­fat­ta la cit­tad­i­nan­za lonatese ha appre­so dell’indagine del­la Procu­ra di Bres­cia su un ipoteti­co abu­so d’ufficio. Del fat­to si è saputo acci­den­tal­mente soltan­to per­ché il Pm ha chiesto una pro­ro­ga delle pro­prie indagi­ni di altri 6 mesi. Sul capo dei con­siglieri comu­nali pas­sati e pre­sen­ti, se si osti­nassero “nell’errore dei vec­chi” pende ora la minac­cia di una incrim­i­nazione penale con pos­si­bili ris­arci­men­ti di dan­ni d’entità astro­nom­i­ca. Alla vig­ilia del­la defin­i­ti­va approvazione del­la vari­ante urban­is­ti­ca che vieta­va alle indus­trie dei rifiu­ti di col­lo­car­si a ridos­so dell’abitato di Lona­to, viene fat­ta gravare una intoller­a­bile minac­cia sul­la lib­ertà di voto e di coscien­za dei con­siglieri. Pre­tendi­amo il ripristi­no delle lib­ertà politiche fon­da­men­tali e che il potere dei cit­ta­di­ni di ammin­is­trar­si lib­era­mente, nel rispet­to delle leg­gi, sia pos­to al riparo da fuor­vianti pres­sioni. Il Procu­ra­tore capo ed il Procu­ra­tore gen­erale di Bres­cia deb­bono per­ciò richiedere al Pm che uno zelo pari a quel­lo usato nell’ipotizzare accuse sia mes­so nel con­clud­ere le indagi­ni; in altre parole 6 mesi di sospen­sione delle nos­tre lib­ertà politiche sono troppi».