mercoledì, Marzo 4, 2026
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Morte al Parco natura viva. Il colosso di ben 25 quintali sfonda tre recinzioni e si rifugia nei vigneti dove è ucciso dai carabinieri

Ippopotamo scappa dallo zoo. Abbattuto a raffiche di mitra

La fuga di Lolita e le operazioni di recupero

È finita nel sangue l’avventura notturna di Lolita, femmina di ippopotamo di sette anni che era ospite del Safari Park, la zona del Parco Natura Viva che si visita esclusivamente a bordo di automobili o pullman.

Lolita, uno degli undici ippopotami nati in cattività all’interno dello zoo, nel cuore della notte, grazie alla sua notevole stazza, circa 25 quintali, e alla sorprendente agilità di cui sono capaci gli animali di questa specie (riescono a raggiungere la velocità di 50 chilometri orari), ha abbattuto come fuscelli cancelli e tre recinzioni, andando a rifugiarsi tra i filari di un vigneto che confina con lo zoo.

La sua fuga è stata fermata a raffiche di mitra dai carabinieri del nucleo radiomobile di Peschiera. «Non c’era altro da fare», dice Cesare Avesani, responsabile del Parco Natura Viva.

Il tentativo di narcotizzare l’ippopotamo

«Abbiamo pensato di narcotizzare l’animale ma non vi erano sufficienti garanzie per garantire la pubblica incolumità. Questa operazione anche in condizioni ideali è piuttosto difficile; la siringa che contiene il narcotico deve colpire con grande precisione una piccola zona del retrocoscia. Anche se tutto viene eseguito alla perfezione, c’è sempre un certo margine di rischio. Inoltre, c’erano problemi di visibilità (eravamo in piena notte) e rischiavamo seriamente di perdere di vista l’animale, visibilmente scosso».

«Mi sono allarmato perché i cani continuavano ad abbaiare», racconta Claudio Castellani, che abita in località Rotti, in una corte rurale sulle colline tra Bussolengo e Sandrà, a poche centinaia di metri dal Parco Natura Viva.

Il ritrovamento e la tragica conclusione

«Verso mezzanotte sono riuscito a scorgere tra i filari di vigne un’enorme sagoma. Era l’ippopotamo che brucava l’erba. A quel punto abbiamo telefonato ai carabinieri e alla direzione del parco».

«I tecnici e i veterinari del parco ci hanno subito allertato del pericolo che potevamo correre», continua Castellani. «Poi l’animale ha cominciato ad agitarsi e a scuotere la testa. C’era pericolo che finisse sull’autostrada del Brennero che passa qui vicino oppure sulla strada che collega Sandrà a Pastrengo, distante solo mezzo chilometro».

A quel punto sono entrati in funzione i militari dell’Arma. «L’animale è morto istantaneamente e non ha sofferto», afferma Avesani.

«I carabinieri hanno fatto un ottimo lavoro agendo con sangue freddo e grande precisione; questa è l’unica consolazione in una vicenda che mi amareggia profondamente».

Le cause della fuga e il trattamento del corpo

Cosa ha causato la fuga di Lolita? «È entrata in competizione con la madre», spiega Avesani. «Il suo istinto la portava a cercare l’accoppiamento con l’unico maschio del gruppo, cioè suo padre. Per questo motivo si è creata una situazione conflittuale che ha portato a queste conseguenze».

L’allevamento degli ippopotami è una delle attività più difficili per uno zoo. In cattività, infatti, è impossibile controllare le nascite, anche perché a tutt’oggi non è stato sperimentato alcun sistema efficace.

È molto problematico anche gestire le dinamiche di gruppo, soprattutto se si vogliono garantire alti standard di qualità della vita degli animali, collocandoli in ambienti seminaturali. Certamente, questi problemi non si porrebbero se facessimo vivere gli animali in ambienti angusti e blindati, ma non avrebbe senso.

È necessario comunque limitare al massimo i rischi, per questo si sta già studiando una nuova collocazione per la colonia degli ippopotami.

Il trattamento della carcassa

Lolita è stata interrata in un’enorme buca scavata in un’apposita area dello zoo, su autorizzazione del sindaco Lino Venturini, visto che nessuna ditta era in grado di smaltire l’enorme carcassa.

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