Morte al Parco natura viva. Il colosso di ben 25 quintali sfonda tre recinzioni e si rifugia nei vigneti dove è ucciso dai carabinieri

Ippopotamo scappa dallo zoo. Abbattuto a raffiche di mitra

03/10/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Luca Belligoli

È fini­ta nel sangue l’avventura not­tur­na di Loli­ta, fem­mi­na di ippopota­mo di sette anni che era ospite del Safari Park, la zona del che si visi­ta esclu­si­va­mente a bor­do di auto­mo­bili o pull­man. Loli­ta, uno degli undi­ci ippopota­mi nati in cat­tiv­ità all’interno del­lo zoo, nel cuore del­la notte, gra­zie alla sua notev­ole staz­za, cir­ca 25 quin­tali, e alla sor­pren­dente agilità di cui sono capaci gli ani­mali di ques­ta specie (riescono a rag­giun­gere la veloc­ità di 50 chilometri orari) ha abbat­tuto come fus­cel­li can­cel­li e tre recinzioni, andan­do a rifu­gia­r­si tra i filari di un vigne­to che con­fi­na con lo zoo. La sua fuga è sta­ta fer­ma­ta a raf­fiche di mitra dai del nucleo radiomo­bile di Peschiera. «Non c’era altro da fare», dice Cesare Avesani, respon­s­abile del Par­co natu­ra viva. «Abbi­amo pen­sato di nar­co­tiz­zare l’animale ma non vi era­no suf­fi­ci­en­ti garanzie per garan­tire la pub­bli­ca inco­lu­mità. Ques­ta oper­azione anche in con­dizioni ide­ali è piut­tosto dif­fi­cile; la siringa che con­tiene il nar­coti­co deve colpire con grande pre­ci­sione una pic­co­la zona del retro­cos­cia; anche se tut­to viene ese­gui­to alla per­fezione c’è sem­pre un cer­to mar­gine di ris­chio, inoltre c’erano prob­le­mi di vis­i­bil­ità (erava­mo in piena notte) e rischi­ava­mo seri­amente di perdere di vista l’animale, vis­i­bil­mente scos­so». «Mi sono allar­ma­to per­ché i cani con­tin­u­a­vano da abba­iare», rac­con­ta Clau­dio Castel­lani che abi­ta in local­ità Rot­ti, in una corte rurale sulle colline tra Bus­solen­go e San­drà, a poche centi­na­ia di metri dal Par­co natu­ra viva. «Ver­so mez­zan­otte sono rius­ci­to a scorg­ere tra i filari di vigne un’enorme sago­ma. Era l’ippopotamo che bru­ca­va l’erba. A quel pun­to abbi­amo tele­fona­to ai cara­binieri e alla direzione del par­co». «I tec­ni­ci e i vet­eri­nari del par­co ci han­no subito aller­ta­to del peri­co­lo che pote­va­mo cor­rere», con­tin­ua Clau­dio Castel­lani, «poi l’animale ha com­in­ci­a­to ad agi­tar­si e a scuotere la tes­ta. C’era peri­co­lo che finisse sull’autostrada del Bren­nero che pas­sa qui vici­no oppure sul­la stra­da che col­le­ga San­drà a Pas­tren­go dis­tante solo mez­zo chilometro». A quel pun­to sono entrati in fun­zione i mil­i­tari dell’Arma. «L’animale è mor­to istan­ta­nea­mente e non ha sof­fer­to», affer­ma Avesani. «I cara­binieri han­no fat­to un otti­mo lavoro agen­do con sangue fred­do e grande pre­ci­sione; ques­ta è l’unica con­so­lazione in una vicen­da che mi amareg­gia pro­fon­da­mente». Cosa ha causato la fuga di Loli­ta? «È entra­ta in com­pe­tizione con la madre», spie­ga Avesani. «Il suo istin­to la por­ta­va a cer­care l’accoppiamento con l’unico mas­chio del grup­po, cioè suo padre. Per questo moti­vo si è cre­a­ta una situ­azione con­flit­tuale che ha por­ta­to a queste con­seguen­ze. L’allevamento degli ippopota­mi è una delle attiv­ità più dif­fi­cili per uno zoo. In cat­tiv­ità infat­ti è impos­si­bile con­trol­lare le nascite anche per­ché a tutt’oggi non è sta­to sper­i­men­ta­to alcun sis­tema effi­cace. È molto prob­lem­ati­co anche gestire le dinamiche di grup­po, soprat­tut­to se si vogliono garan­tire alti stan­dard di qual­ità del­la vita degli ani­mali col­lo­can­doli in ambi­en­ti sem­i­nat­u­rali. Cer­ta­mente questi prob­le­mi non si por­reb­bero se faces­si­mo vivere gli ani­mali in ambi­en­ti angusti e blin­dati, ma non avrebbe sen­so. È nec­es­sario comunque lim­itare al mas­si­mo i rischi, per questo si sta già stu­di­ano una nuo­va col­lo­cazione per la colo­nia degli ippopota­mi». Loli­ta è sta­ta inter­ra­ta in un’enorme buca sca­v­a­ta in un apposi­ta area del­lo zoo, su autor­iz­zazione del sin­da­co Lino Ven­turi­ni, vis­to che nes­suna dit­ta era in gra­do di smaltire l’enorme carcassa.

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