L’acqua più fredda sconvolge l’equilibrio del lago. L’esperto conferma: l’apertura della condotta Adige-Garda può influire sul clima

La galleria della discordia

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Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

L’ennesima aper­tu­ra del­la con­dot­ta Mori-Tor­bole, con la con­seguente immis­sione di acque dell’Adige nel Gar­da (a pieno regime la con­dot­ta ha una por­ta­ta di cir­ca 500 metri cubi al sec­on­do, ha desta­to pre­oc­cu­pazione in col­oro che seguono con atten­zione le vicende di questo baci­no. Sono gius­ti­fi­cati questi tim­o­ri? Ten­ter­e­mo allo­ra — anche se in modo ridut­ti­vo ed alquan­to super­fi­ciale — di dare una rispos­ta. Un lago rap­p­re­sen­ta un episo­dio tem­po­ra­neo in una scala di tem­pi geo­logi­ci nel­la vita del­la super­fi­cie ter­restre. Esso tende a col­mar­si per l’azione degli immis­sari, per il dilava­men­to ed ero­sione delle pareti, per l’azione mec­ca­ni­ca con­nes­sa con i fenomeni di con­ge­la­men­to, di sge­lo, ecc. Si intu­isce che, a dif­feren­za del mare, un baci­no lacus­tre è di vita effimera e deve essere sorveg­lia­to nel suo evolver­si in modo da con­trol­lare ed impedire — se pos­si­bile — il suo degra­do. Il Gar­da è un lago monom­ic­ti­co, ossia le sue acque non han­no una tem­per­atu­ra infe­ri­ore a 4°C a qualunque pro­fon­dità. D’estate il lago pre­sen­ta tem­per­a­ture sen­si­bil­mente più ele­vate alla super­fi­cie e l’acqua è strat­i­fi­ca­ta. D’inverno l’acqua può scor­rere ver­so il fon­do, nelle con­dizioni di omoter­mia, quin­di di non strat­i­fi­cazione delle acque. Si con­fig­u­ra­no tre diver­si liv­el­li legati al diver­so anda­men­to del­la tem­per­atu­ra, proce­den­do dal­la super­fi­cie ver­so il fon­do: l’epilimnio, con tem­per­a­ture ele­vate e qua­si costan­ti fino a una cer­ta pro­fon­dità e vari­abili nel cor­so del­la sta­gione (o del­la gior­na­ta). Questo stra­to è carat­ter­iz­za­to in gen­erale da acque con tur­bolen­za più o meno svilup­pa­ta; il mesolimnio è lo stra­to di tran­sizione ove la tem­per­atu­ra diminuisce rap­i­da­mente con la pro­fon­dità, oppure aumen­ta a sec­on­da delle con­dizioni ter­miche dell’epilimnio e del sot­tostante ipolimnio. Quest’ultimo cos­ti­tu­isce lo stra­to in cui la tem­per­atu­ra è — almeno in teo­ria — costante. Nel mesolimnio si dis­tingue il ter­mo­cli­no che è il piano in cui è mas­si­ma la vari­azione di tem­per­atu­ra con la pro­fon­dità. Il mag­gior con­dizion­a­men­to delle tem­per­a­ture pro­fonde è deter­mi­na­to dal­la tem­per­atu­ra super­fi­ciale del­lo stra­to di acqua in con­tat­to dell’atmosfera. Inoltre, l’ampiezza dell’epilimnio e del mesolimnio var­i­ano con la sta­gione, con il moto ondoso, ed in modo vio­len­to con l’azione per­tur­ba­trice ester­na di appor­ti arti­fi­ciali di acqua, come nel caso di un fiume che non appar­tiene al baci­no imbrif­ero del lago, ed il cui gra­di­ente ter­mi­co (dif­feren­za di tem­per­atu­ra) rispet­to alla super­fi­cie lacus­tre è sig­ni­fica­ti­vo. L’interazione per l’apporto di acqua ester­na al baci­no imbrif­ero — più fred­da delle acque super­fi­ciali del baci­no stes­so — deter­mi­na una dif­feren­za di tem­per­atu­ra da una parte all’altra del lago e altera la dis­tribuzione del­la tem­per­atu­ra con la pro­fon­dità, deter­mi­nan­do gra­di­en­ti anom­ali oriz­zon­tali e ver­ti­cali di tem­per­atu­ra, che provo­cano alter­azioni di den­sità e di cor­ren­ti nel baci­no. Anche lo svilup­po del moto ondoso può risultare alter­ato, poichè è col­le­ga­to alle carat­ter­is­tiche fisiche dell’acqua (den­sità, ten­sione super­fi­ciale, ecc.). La for­mazione delle neb­bie potrebbe essere esalta­ta dal­la inter­azione fra le acque rel­a­ti­va­mente calde del lago e quelle più fred­de immesse, innes­can­do una serie di fenomeni com­p­lessi non bene iden­ti­fi­ca­bili ma cer­ta­mente col­le­ga­bili con un effet­to di retroazione (feed­back). Così, alteran­do i mas­si­mi e i min­i­mi ter­mi­ci annu­ali delle acque super­fi­ciali, si mod­i­fi­ca l’effetto di volano ter­mi­co del lago, che mit­i­ga le sta­gioni fred­da e cal­da, fun­gen­do da equi­li­bra­tore delle con­dizioni cli­matiche. Con l’immissione di mate­ri­ali tor­bi­di, si provo­ca nel lago un mag­gior assor­bi­men­to del­la luce e si aumen­tano i fenomeni di scat­ter­ing (rif­les­sione dis­or­di­na­ta) del­la luce; si induce una vari­azione del col­ore del lago, essendo il col­ore delle acque una fun­zione del­lo scat­ter­ing, dell’effetto delle sospen­sioni pre­sen­ti e dei mate­ri­ali dis­ci­olti. Cer­ti col­ori derivan­ti da sostan­za organ­i­ca immes­sa nel lago sono decom­poni­bili per azione fotochim­i­ca e l’acqua può così decol­orar­si sot­to l’azione del­la luce. Che dire poi dell’ossigeno e dell’anidride car­bon­i­ca dis­ci­olti nelle acque del lago, la cui pre­sen­za riveste par­ti­co­lari sig­ni­fi­cati sia dal pun­to di vista bio­logi­co che idrochim­i­co? L’immissione di sig­ni­fica­tive quan­tità di acque nel lago da parte di una sor­gente estranea al suo baci­no imbrif­ero, altera, come si è vis­to, i gra­di­en­ti di tem­per­atu­ra e il liv­el­lo idro­met­ri­co del lago. Si ver­i­fi­ca un’alterazione del­la sol­u­bil­ità di questi (e di altri) gas nelle acque del lago. La sol­u­bil­ità dei gas dipende dal­la pres­sione parziale del gas alla super­fi­cie dell’acqua: var­ian­do il pelo libero dell’acqua a quote diverse, e quin­di in con­dizioni di pres­sioni parziali diverse, si altera la pres­sione di un sin­go­lo gas; la pres­sione di un sin­go­lo gas — come la pres­sione atmos­fer­i­ca — decresce con l’altezza. L’ossigeno dis­ci­olto, che assume deter­mi­nati val­ori in super­fi­cie, varia con la pro­fon­dità a sec­on­da del­la strat­i­fi­cazione ter­mi­ca, dei moti dis­cen­den­ti dell’acqua, del­la pre­sen­za di fenomeni ossida­tivi sia inor­gani­ci che bio­logi­ci, infine anche a sec­on­da del­la pro­fon­dità, dato che anche la pres­sione idro­sta­t­i­ca influisce sul quan­ti­ta­ti­vo di gas dis­ci­olto: aumen­tan­do questo, deve aumentare la pres­sione. L’apporto di nutri­en­ti nel lago, attra­ver­so sostanze inquinan­ti e di fer­til­iz­zan­ti, può provo­care fenomeni di eutrofiz­zazione che com­por­tano un ecces­si­vo svilup­po di organ­is­mi, cui pos­sono seguire dan­ni irre­versibili in cam­po eco­logi­co. Oltre a queste sostanze, le acque che attra­ver­sano cen­tri indus­tri­ali, con­tengono sostanze organiche e inor­ganiche prove­ni­en­ti da quelle fab­briche. E’ pos­si­bile, con un’immissione di tali acque nel Gar­da, mod­i­fi­carne le sue con­dizioni eco­logiche, provo­can­do anche una inter­azione neg­a­ti­va con alcune specie dell’ittiofauna (luc­cio, , ecc.). Un’alterazione del gra­di­ente super­fi­ciale di tem­per­atu­ra, com­por­ta una vari­azione dei pro­ces­si di scam­bio (di calore, di mas­sa) alla super­fi­cie del baci­no. Il con­trol­lo delle acque pote­va essere effet­tua­to in con­tin­uo da parte dell’Istituto di geofisi­ca e bio­cli­ma­tolo­gia sper­i­men­tale del Gar­da di Desen­zano medi­ante uno speci­fi­co accor­do con un impor­tan­tis­si­mo ente di ricer­ca statu­nitense, se all’Istituto fos­sero sta­ti con­seg­nati gli appa­rati infor­mati­ci, già richi­esti da molto tem­po. Con tale con­trol­lo è pos­si­bile mon­i­torare gli effet­ti prodot­ti dall’interazione delle acque dell’Adige con quelle del nos­tro lago. prof. Gian­fran­co Bertazzi docente di Geofisi­ca e lab­o­ra­to­rio di Fisi­ca ter­restre Cat­toli­ca del S. Cuore di Brescia

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