Sarà sicuramente la scalata più importante della sua vita quella che Fausto De Stefani ha intrapreso di recente

La scalata più alta del mondo

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Di Luca Delpozzo

Sarà sicu­ra­mente la sca­la­ta più impor­tante del­la sua vita quel­la che Faus­to De Ste­fani ha intrapre­so di recente e che vede l’arrampicata non su una del­la vette più alte del mon­do, ma invece riv­ol­ta ver­so col­oro a cui la vita non ha dato gran­di sod­dis­fazioni. Sti­amo par­lan­do di quelle popo­lazioni che vivono in Nepal nel­la povertà più pro­fon­da. Popo­lazioni nelle quali, come spes­so accade a farne le spese sono i bam­bi­ni. Nei suoi numerosi viag­gi lo sca­la­tore, nato ad Aso­la nel 1952, ha avu­to la pos­si­bil­ità di vedere e dom­inare le più alte vette del mon­do, uno fra i pochi al mon­do ad avere sca­la­to tut­ti gli ottomil­ametri (14 in tut­to e fra i quali l’Everest dove, nel 1996, De Ste­fani ha fis­sato uno sten­dar­do con la scrit­ta “Peace” assieme ad un guidon­ci­no de Lions Club). Fra queste mer­av­iglie però spes­so si è imbat­tuto in situ­azioni di mis­e­ria rac­capric­cianti. “Dal Nepal ho avu­to molto – ha affer­ma­to De Ste­fani a Maner­ba del Gar­da nel cor­so di una ser­a­ta ten­tasi al ris­tor­nate Splen­did Sole e orga­niz­za­ta dal Lions club del­la Valte­n­e­si per rac­cogliere fon­di da des­tinare ala sua inizia­ti­va – ed è sem­pre sta­to un pen­siero pre­sente. Ora, l’idea di un inter­ven­to, si è trasfor­ma­ta in un prog­et­to con­cre­to: una scuo­la che pos­sa accogliere ed accud­ire anche i più poveri.Da anni mi occupo di alcu­ni bam­bi­ni nepale­si sfor­tu­nati, e in tal modo ho avu­to occa­sione di incon­trare le per­sone giuste a cui far rifer­i­men­to per la real­iz­zazione di questo mio prog­et­to. Ho conosci­u­to così la realtà dell’Istituto no-prof­it “Rarahil Memo­r­i­al Schol che da tem­po si inter­es­sa dei prob­le­mi legati alla povertà. Una pre­sen­za che nav­i­ga in mille dif­fi­coltà con una spe­sa per l’affitto divenu­ta ora­mai insosteni­bile per degli spazi altret­tan­to esigui. Sen­ten­do­mi in sin­to­nia con le loro metodolo­gie ed i loro prob­le­mi mi sono pro­pos­to per un aiu­to con­cre­to. Un prog­et­to cer­ta­mente ambizioso il mio, sia per l’entità del­la cifra, cir­ca 300 mil­ioni, sia per l’impegno che esso com­por­ta. In prat­i­ca si trat­ta di acquistare il ter­reno e costru­irvi un edi­fi­cio adegua­to alle esi­gen­ze del­la scuo­la com­pre­sa un infer­me­ria, dei lab­o­ra­tori ed un con­vit­to per l’accoglienza dei bam­bi­ni poveri”. La for­mu­la che l’alpinista intende seguire rispec­chia quel­la da tem­po col­lau­da­ta dal­la Fon­dazione “Sen­za Fron­tiere” ossia dell’”emancipazione auto­suf­fi­ciente in pieno rispet­to del­la cul­tura del luogo”.la scuo­la che sorg­erà in Nepal sarà suf­fi­ciente per ospitare e fornire servizi a cir­ca 700 alun­ni di cui, i pagan­ti, dovreb­bero pot­er garan­tire la per­ma­nen­za dei più bisog­nosi. “I tem­pi del­la real­iz­zazione – ha con­clu­so De Ste­fani – sono legati ai tem­pi del­la rac­col­ta dei fon­di. Io mi sto impeg­nan­do in con­feren­ze e spet­ta­coli per pro­muo­vere e finanziare l’iniziativa. Purtrop­po – ammette De Ste­fani che nelle sue imp­rese, e per super­ar­le, ha per­so, con­ge­late, le prime falan­gi di mani e pie­di –, temo che non ce la farò da solo a reperire l’intera som­ma con i proven­ti dei miei inter­ven­ti. Sono anche con­sapev­ole di non avere la pre­sun­zione di risol­vere i prob­le­mi del­la mis­e­ria infan­tile in Nepal con la costruzione del­la scuo­la. Ma è pos­si­bile invece con­cor­rere a quel proces­so di miglio­ra­men­to a cui anche quei ragazzi han­no dirit­to”. Nel prossi­mo mar­zo intan­to De Ste­fani effettuerà la sca­la­ta dell’Himalaya.

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