Nel 1914 Gibì Bianchi, sindaco di Maderno, sollecitato dalla moglie (Giuseppina Comboni, imparentata con monsignor Daniele, di Limone, recentemente riconosciuto Santo dal Papa) donò lo stabile di via Cavour e il relativo brolo

La storia: un’opera nata del 1914

30/07/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
s.z.

Nel 1914 Gibì Bianchi, sin­da­co di Mader­no, sol­lecita­to dal­la moglie (Giusep­pina Com­boni, imparenta­ta con mon­sign­or Daniele, di Limone, recen­te­mente riconosci­u­to San­to dal Papa) donò lo sta­bile di via Cavour e il rel­a­ti­vo bro­lo, in quel momen­to occu­pa­to dal­la caser­ma dei , per «assis­tere la vec­chi­a­ia impo­tente e bisog­nosa». Un comi­ta­to si incar­icò di sol­lecitare la popo­lazione a con­tribuire. Ven­nero rac­colte 990 lire, di cui due e mez­zo dai ragazz­i­ni del­la scuole del Monte. Ma, a causa del­la guer­ra, si dovette atten­dere qualche anno pri­ma di pot­er sis­temare l’ed­i­fi­cio. Ese­gui­ti i lavori di ristrut­turazione, il ricovero aprì nel 1921. Bianchi resse il tim­o­ne fino al 1940. Dopo di lui: Gio­van­ni Bonaspet­ti (fino al ’46), Francesco Carnevali (’51), Nino Gaoso (per ben 25 anni), Luigia Rizzi (dal ’77 agli inizi dell’88), Gior­gio Bom­bardieri (sino alla fine del 2003) e, dal 1 gen­naio 2004, Chi­mi­ni. Il vec­chio edi­fi­cio, dichiara­to inab­it­abile nel ’51, venne demoli­to e ricostru­ito in tre peri­o­di diver­si, tra il ’55 e il ’66. Suc­ces­si­va­mente sono sta­ti sis­temati gli impianti di riscal­da­men­to e la cuci­na, effet­tuati gli adegua­men­ti alle norme anti­ncen­dio (porte ignifughe, scale di fuga), real­iz­zate l’area pro­tet­ta e quel­la per auto­suf­fi­ci­en­ti, il salone per le feste, la cap­pel­la, l’ap­par­ta­men­to del cap­pel­lano, la palestra, i mag­a­zz­i­ni, i nuovi spoglia­toi, la stire­ria e il com­ple­ta­men­to del mon­talet­tighe. Tut­to ciò gra­zie a offerte di pri­vati, a con­tribu­ti stra­or­di­nari e presti­ti. Adesso l’ulteriore lotto.

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