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La storica dimora del Provveditore e Capitano della Riviera

01/05/2015 in Cultura
Di Luca Delpozzo

Salò ha recen­te­mente vis­to sve­lati alcu­ni seg­reti del­la sua sto­ria, ma molto rimane anco­ra da conoscere. Mi riferisco all’anti­ca dimo­ra del Provved­i­tore e Cap­i­tano del­la Riv­iera, di stan­za appun­to, all’epoca del­la Serenis­si­ma, nel­la cap­i­tale del­la Mag­nifi­ca Patria, che l’11 aprile scor­so l’attuale pro­pri­etario Rober­to Marai ha aper­to al pub­bli­co per due even­ti che han­no carat­ter­iz­za­to quel­la gior­na­ta: il con­veg­no sul­la figu­ra isti­tuzionale del Provved­i­tore vene­to, orga­niz­za­to dall’ e coor­di­na­to da Clau­dio Povo­lo, ordi­nario di Sto­ria delle Isti­tuzioni politiche pres­so l’ di Venezia, e la pre­sen­tazione pomerid­i­ana del pri­mo roman­zo di Cesare Lievi, “La sua mente è un labir­in­to”, con la parte­ci­pazione del criti­co del “Cor­riere” di Bres­cia, Nino Dol­fo.

Da questo sec­on­do incon­tro abbi­amo appre­so che le sale del­la dimo­ra saran­no des­ti­nate allo svol­gi­men­to di even­ti cul­tur­ali di alta qual­ità, per un pub­bli­co scel­to del mon­do impren­di­to­ri­ale garde­sano. A pre­siedere l’organizzazione è chiam­a­to il dot­tor Albi­no Assalve, men­tre la mente per la prog­et­tazione degli even­ti cul­tur­ali è il dot­tor Luca Ari­ano, già aiu­to-reg­ista di Cesare Lievi.

La duplice cir­costan­za che ha vis­to al cen­tro dell’attenzione l’antica dimo­ra del Provved­i­tore, ci induce a sof­fer­mar­ci sul­la sua valen­za architet­ton­i­co-edilizia, sull’autorevolezza di chi vi risiedette nei sec­oli di dominio vene­to, sul val­ore comu­nica­ti­vo e artis­ti­co degli affres­chi che risaltano dalle pareti e dai sof­fit­ti. La casa, innanz­i­tut­to: le notizie di cui disponi­amo sono scarse e con­trad­dit­to­rie.

Il pan­nel­lo illus­tra­ti­vo allesti­to per la sua aper­tu­ra al pub­bli­co, riman­da alle notizie for­nite dal­lo stori­co Faus­to Lechi (pub­bli­cate agli inizi del ‘900), che la farebbe risalire al 1625. La stor­i­ca dell’arte Mon­i­ca Ibsen, invece, nel recente libro cura­to da Flavio Casali sul ter­re­mo­to del 2004, pre­cisa che già dopo il 1503 l’edificio è cita­to come palaz­zo del Cap­i­tano e che, a par­tire dal 1505, questo palaz­zo, che deve essere con­sid­er­a­to come sua res­i­den­za, è col­le­ga­to con l’antistante palaz­zo pub­bli­co, prospiciente il lago, da un pog­gi­o­lo lig­neo.

Questo bas­ta a com­pren­dere come sia nec­es­saria una più accu­ra­ta anal­isi dei doc­u­men­ti, da effet­tuar­si pres­so gli antichi cat­a­sti e pres­so gli archivi stori­ci cit­ta­di­ni. Altret­tan­to impor­tante è conoscere i per­son­ag­gi che si sono avvi­cen­dati nel Palaz­zo salo­di­ano, cioè i Provved­i­tori che, nom­i­nati dal­la Serenis­si­ma, rimanevano a Salò per sedi­ci mesi sen­za pos­si­bil­ità di rin­no­vo, e dove­vano ren­dere con­to di quan­to suc­cede­va nel ter­ri­to­rio bena­cense. Anche questo, sostanzial­mente, è un capi­to­lo nuo­vo, nonos­tante il con­veg­no dell’Ateneo abbia mes­so in luce già diverse cose: che il Provved­i­tore era anche Cap­i­tano delle milizie garde­sane, soprint­en­de­va all’esazione fis­cale, ammin­is­tra­va la gius­tizia crim­i­nale; in più, e ques­ta è la vera novità emer­sa, era il pri­mo difen­sore dell’autonomia politi­co-ammin­is­tra­ti­va del­la Comu­nità di Riv­iera dal 1426 fino al 1797. Ma il con­veg­no dell’Ateneo si è adden­tra­to anche nel­la indi­vid­u­azione del­la per­son­al­ità di qualche sin­go­lo Provved­i­tore quale, per esem­pio, Gius­tini­ano Bado­er (1579 – 1629), sot­to la cui reggen­za ebbe fine la vicen­da del ban­di­to Zan­zanù.

Rimane, dunque, una vas­ta area di ricer­ca per dare notizie più com­plete rispet­to agli ospi­ti di quel­la casa. Ed anche per i dip­in­ti, che ornano pareti e sof­fit­ti  del­la dimo­ra, annaspi­amo anco­ra. All’occhio del pro­fano potreb­bero apparire neo­clas­si­ci, come è scrit­to  sem­pre nel pan­nel­lo cita­to. Ma se la Serenis­si­ma cadde sul finire del Set­te­cen­to, non si potrà esclud­ere l’ipotesi che essi siano ante­ri­ori, col­lo­ca­bili cioè nel­la tem­perie dell’Arcadia, quan­do la Repub­bli­ca di Venezia era anco­ra in pie­di. Gli sce­nari sil­vestri e bucol­i­ci delle sto­rie mito­logiche rap­p­re­sen­tate lo fareb­bero sup­porre. Insom­ma, l’apertura del­la casa del Provved­i­tore è da salutare come un pas­so impor­tante. Altret­tan­to impor­tante sarà sve­larne i numerosi seg­reti che ha fat­to affio­rare.