L’ospitalità del nuovo hotel ricavato all’interno del complesso si ispira al turismo borghese e ai Feltrinelli, non al fascismo. Ieri la prima visita guidata alla storica dimora

La «Villa del Duce» riapre ai gargnanesi

12/07/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

IAt­te­so da tem­po, è mat­u­ra­to ieri il pri­mo appun­ta­men­to dei gargnane­si con Vil­la Fel­trinel­li, la dimo­ra otto­cen­tesca pos­ta a nord di Gargnano, prog­et­ta­ta dal­l’ar­chitet­to Alberi­co Bel­gio­joso. Lo sta­bile è da tem­po iden­ti­fi­ca­to come la «Vil­la del Duce», dopo che tra l’ot­to­bre 1943 e l’aprile 1945 la res­i­den­za ospitò Ben­i­to Mus­soli­ni, capo del fas­cis­mo, durante la Repub­bli­ca sociale. Ottenu­ta, quat­tro anni fa la con­ces­sione edilizia per ricavarvi un alber­go di lus­so, la vil­la è sta­ta ogget­to di lavori. Tra le due teorie avan­zate da sem­pre per meglio val­oriz­zare lo stori­co edi­fi­cio — cen­tro di doc­u­men­tazione sul­la Repub­bli­ca Sociale o alber­go di lus­so -, ha defin­i­ti­va­mente preval­so la sec­on­da, ed ora è la vil­la pronta per essere lan­ci­a­ta sul mer­ca­to tur­is­ti­co ad alto liv­el­lo. Ieri i gargnane­si han­no avu­to un pri­mo riscon­tro di come sono andate le cose e degli effet­ti del­la trasfor­mazione. Infat­ti, tra le 14 e le 18, la vil­la è sta­ta aper­ta al pub­bli­co, che l’ha potu­ta vis­itare. Un’es­pe­rien­za inter­es­sante con gli uomi­ni del Comune e i volon­tari del­la Pro loco, impeg­nati nel dare una mano nel far rispettare le norme e anche le aiuole, fres­che di sem­i­na, che ver­rà ripro­pos­ta in otto­bre. Un appun­ta­men­to che la gente ha dimostra­to di gradire, a giu­di­care dal numero di per­sone che ha rag­giun­to la vil­la in un pomerig­gio soleg­gia­to e cal­do. E, così, oltre alla sod­dis­fazione, si è avver­a­to anche il sog­no di parec­chi che la vil­la l’ave­vano vista sola­mente dal­l’ester­no, a causa del­l’im­pos­si­bil­ità di entrarvi. D’al­tra parte, negli ulti­mi anni lo sta­bile era sta­to ogget­to di lavori, per cui la visi­ta era impos­si­bile. In prece­den­za (peri­o­do 1981–1996) i pro­pri­etari (la famiglia Regali­ni di Gus­sa­go) uti­liz­za­vano la dimo­ra in maniera pri­va­ta: esclusa, quin­di, ogni infil­trazione, ad esclu­sione delle scor­ribande di chi ha fat­to sparire mobili e arre­di. Pras­si che, ovvi­a­mente, non era sogget­ta ad autor­iz­zazione. Pri­ma anco­ra (tra il ter­mine del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale e la ven­di­ta avvenu­ta dai Fel­trinel­li ai Regali­ni, ad inizio degli anni Ottan­ta), la vil­la era sorveg­li­a­ta da parte di una cop­pia di gargnane­si (Pieri­no Noven­ta e Flaminia Cervi­ni) che la cus­to­di­vano ben pri­ma che ci pas­sasse il Duce. Ma Pieri­no e Flaminia las­ci­a­vano il pas­so sola­mente a poche per­sone, fidate e amiche. Qualche gargnanese — fino a ieri — ave­va ricor­di del­la vil­la pro­prio come era pri­ma degli anni Ottan­ta, con una rie­vo­cazione che — apprez­za­ta o meno — ripor­ta­va a gal­la un peri­o­do impor­tante, lega­to ad un momen­to par­ti­co­lare del­la vita ital­iana: gli anni ter­mi­nali del­l’e­poca fascista. Adesso, ha dichiara­to il diret­tore gen­erale del Vil­la-Hotel, Christophe Bergen, «più che Mus­soli­ni, noi inten­di­amo legare l’ospi­tal­ità che offrire­mo al ricor­do del pas­sato del­la borgh­e­sia gargnanese ed alla famiglia dei Fel­trinel­li in par­ti­co­lare, di cui nel­la Vil­la tut­to pare parlare».