Le preoccupazioni degli operatori: «Spiegateci il perché dell’intorbidimento».
L’esperto: «Acque non rimescolate, il problema è sul fondale»

«Lago pulito in superficie»

Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Men­tre ci sono novità «con­for­t­an­ti» sul­la salute del Lago di Gar­da, l’Unione garde­sana alber­ga­tori verone­si (Ugav) chiede chiari­men­ti all’ (Ags), gestore del ciclo inte­gra­to dell’acqua e la depu­razione, per sapere se ser­vano provved­i­men­ti dopo che, la set­ti­mana scor­sa, si è ver­i­fi­ca­to il fenom­e­no di intor­bidi­men­to dovu­to però, sec­on­do l’Arpav, a una nor­male fior­it­u­ra pri­maver­ile di alghe. Il pres­i­dente Vit­tori­no Zanet­ti risponde all’Ugav: «La situ­azione non dipende da sver­sa­men­ti del col­let­tore ma da una situ­azione cli­mat­i­ca e chim­i­co-fisi­ca defini­ta dal­la stes­sa Arpav naturale».Inoltre Zanet­ti fa sapere di essere disponi­bile ad even­tu­ali inter­ven­ti di coor­di­na­men­to tra Comu­ni qualo­ra fos­sero nec­es­sarie ricerche o appro­fondi­men­ti. Uno stu­dio com­p­lessi­vo sul «baci­no imbrif­ero Gar­da» è nec­es­sario per gli stes­si esper­ti, che fan­no sapere come, dopo 15 anni di aumen­to di fos­foro (nutri­ente che gov­er­na la cresci­ta del fito­planc­ton), le acque non sem­bra­no più carat­ter­iz­zate da un trend di nutri­en­ti algali in aumen­to, comunque ai mas­si­mi stori­ci. Il baci­no inoltre non s’è «mesco­la­to»: sig­nifi­ca che la mag­gior parte degli inquinan­ti res­ta sul fon­do e il lago si mostra puli­to, ma solo in apparenza.Lo ho ril­e­va­to Nico Salma­so, ricer­ca­tore al dipar­ti­men­to risorse nat­u­rali, unità lim­nolo­gia e pesci­coltura, dell’Istituto agrario di S. Michele all’Adige (Tren­to), che ha for­ni­to gli ulti­mi dati sulle medie annu­ali di fos­foro ril­e­vate nel 2006, sul­la base di pre­lievi mensili.«Evidenziano un ral­len­ta­men­to e una sta­bi­liz­zazione delle con­cen­trazioni medie annue di fos­foro totale nell’intera colon­na d’acqua (pre­lievi a tutte le pro­fon­dità)», dice. Man­can­do una stu­dio speci­fi­co sui carichi di nutri­en­ti nel lago è però dif­fi­cile indi­vid­uarne la causa: «Serve una ricer­ca che con­sid­eri tut­to quan­to finisce nel lago, non solo dal col­let­tore, ma da fiu­mi, prati, col­ture, fog­na­ture», osser­va Salmaso.L’altra novità, recente: in pri­mav­era si è rag­giun­ta la min­i­ma esten­sione ver­ti­cale del «mesco­la­men­to» che ha deter­mi­na­to una dimin­uzione di nutri­en­ti algali (fos­foro in par­ti­co­lare) nelle acque super­fi­ciali, lega­ta al cli­ma. «Il riforn­i­men­to di tali nutri­en­ti dagli strati pro­fon­di ai super­fi­ciali è sta­to min­i­mo», spie­ga. «Il mesco­la­men­to ha inter­es­sato infat­ti uno stra­to modesto (meno di 100 metri dal­la super­fi­cie) per cui non s’è ver­i­fi­ca­ta una com­ple­ta fer­til­iz­zazione delle acque super­fi­ciali. Tut­to ciò è dovu­to a un inver­no molto mite, all’incompleto raf­fred­da­men­to del­la colon­na d’acqua». Le con­seguen­ze saran­no vis­i­bili: «Ci sono le con­dizioni affinché il lago, nei prossi­mi mesi, pos­sa apparire più puli­to, ma in super­fi­cie», dice. Il fos­foro res­ta sul fon­do, come la spaz­zatu­ra nascos­ta sot­to il tap­peto: «Para­dos­salmente quan­do il lago “gira” poco è anche più puli­to, è il mesco­la­men­to a ripor­tar­lo alla con­dizione reale».Un’inversione di ten­den­za? «Occorre essere pru­den­ti. Siamo forse a una sta­bi­liz­zazione delle con­cen­trazioni, pur sem­pre alte», dice Salma­so. Res­ta la pre­oc­cu­pazione dovu­ta all’aumento di nutri­en­ti ril­e­va­to dagli anni Set­tan­ta su tut­ta la colon­na d’acqua. Alla fine degli anni ‘80 sono apparse infat­ti nuove specie di cianobat­teri, la Anabae­na lem­mer­manii, respon­s­abile delle fior­i­t­ure viste anche l’estate scor­sa. “Urge stu­di­are gli aspet­ti eco­logi­ci che por­tano a tale man­i­fes­tazione, facen­do atten­zione alla com­po­nente tossi­co­log­i­ca. L’Anabaena è nota per i suoi cep­pi tossi­ci capaci di pro­durre neu­ro­to­s­sine ed epa­to­to­s­sine: bisogna capire se esistono nel lago».La prospet­ti­va: «Come in tut­ti laghi sud-, sul Gar­da s’è riscon­tra­ta una ten­den­za al riscal­da­men­to delle acque pro­fonde, con­nes­so al riscal­da­men­to glob­ale, che può avere con­seguen­ze neg­a­tive, portare a una minore fre­quen­za di “mesco­la­men­to”, con con­seguen­ze neg­a­tive sui liv­el­li di ossi­ge­nazione».