L’esondazione del Benaco ripropone il problema

Livelli, il piano che non c’è

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Men­tre il Gar­da ha com­in­ci­a­to a scen­dere (ma l’in­cubo-eson­dazione non è can­cel­la­to, vis­to che il lago rimane altissi­mo), si infit­tisce il dibat­ti­to per cer­care di trovare una soluzione defin­i­ti­va al nodo dei liv­el­li, mate­ria di dis­cus­sione ormai da anni. La ges­tione delle acque del Bena­co oggi è affi­da­ta al Mag­is­tra­to alle acque di Venezia, tramite l’ufficio oper­a­ti­vo che ha sede a Verona. Ma sui liv­el­li ogni vol­ta si assiste al brac­cio di fer­ro fra le esi­gen­ze dei comu­ni riv­ieraschi e quelle degli agri­coltori del Man­to­vano e dell’Autorità di baci­no. Per for­tu­na, l’altro ieri il Mag­is­tra­to alle acque ha sol­lecita­to un minore afflus­so nel Gar­da dai baci­ni idroelet­tri­ci (Mol­veno, Ponale e Valvesti­no), visti i liv­el­li. Sul­la ques­tione i par­la­men­tari bres­ciani, a turno, han­no riv­olto inter­rogazioni ai min­istri com­pe­ten­ti (Lavori pub­bli­ci e Ambi­ente) per sot­to­lin­eare l’ur­gen­za di una serie di provved­i­men­ti leg­isla­tivi, e men­tre i sin­daci di Sirmione (Mau­r­izio Fer­rari) e di Peschiera (), han­no stret­to un pat­to d’ac­ciaio per fare fronte uni­co nel­la denun­cia di lati­tan­za degli organ­is­mi min­is­te­ri­ali nel risol­vere l’an­noso prob­le­ma-liv­el­li e nel riven­di­care un ruo­lo di mag­gior parte­ci­pazione nelle deci­sioni. Ora c’è da reg­is­trare un impor­tante con­trib­u­to costrut­ti­vo. Viene dal dot­tor Euge­nio Zil­i­oli, coor­di­na­tore delle attiv­ità del Cen­tro di ril­e­va­men­to ambi­en­tale di Sirmione ed esper­to del Cnr, il Cen­tro nazionale delle ricerche. «La dinam­i­ca del­l’au­men­to dei liv­el­li del Gar­da non è come quel­la di un even­to sis­mi­co: è ampia­mente con­trol­la­bile, ma occorre un piano di ges­tione e di coor­di­na­men­to che oggi non esiste, mag­a­ri espres­sa­mente ded­i­ca­to e da atti­vare soltan­to durante le fasi di crisi», scrive Zil­i­oli nel­la sua let­tera invi­a­ta l’altro giorno alla Prefet­tura di Bres­cia, all’Autorità di baci­no e al Mag­is­tra­to alle Acque di Venezia, oltre che ai tre sin­daci delle cit­ta­dine oggi mag­gior­mente a ris­chio, cioè Desen­zano, Sirmione e Peschiera. «Res­ta la sper­an­za che a tut­to questo non si aggiun­ga il ven­to — lo sce­nario che ne seguirebbe è soltan­to immag­in­abile — e che nei prossi­mi 12 mesi — ril­e­va anco­ra Zil­i­oli — che man­cano all’au­tun­no 2001 si cer­chi di affrontare il prob­le­ma con fer­ma volon­tà». Vedi­amo ora alcu­ni dati inter­es­san­ti rac­colti dal­l’es­per­to del Cnr. L’an­no scor­so nel­lo stes­so peri­o­do (22 otto­bre — 7 novem­bre) in 19 giorni si è pas­sati da 100 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co a 145 cen­timetri, pari a un gra­di­ente medio di cresci­ta del liv­el­lo di cir­ca 2,5 cen­timetri al giorno. Con l’ag­giun­ta di un ven­to di 23 metri al sec­on­do (cir­ca 80 chilometri l’ora) il 7 novem­bre 1999 si ebbero ingen­ti dan­ni. Ril­e­va anco­ra il dot­tor Zil­i­oli, che quest’an­no è anda­ta ancor peg­gio. L’al­tro giorno l’as­ta idro­met­ri­ca al por­to ha toc­ca­to una quo­ta di 173 cen­time­tir. Come lo scor­so anno si è avu­to un incre­men­to con­tin­uo di 3,6 cen­timetri al giorno . E questo nonos­tante il lim­ite mas­si­mo pos­to dal­l’or­mai dis­ci­ol­ta Com­mis­sione min­is­te­ri­ale dei Lavori Pub­bli­ci per il peri­o­do autun­nale fos­se di soli 80 cen­timetri. Si deve pen­sare che fino al 14 set­tem­bre scor­so il Gar­da era cadu­to in una fase di pre­oc­cu­pante magra, appe­na 45 cen­timetri sopra lo zero. In 50 giorni si è pas­sati ai qua­si 2 metri di questi giorni, «a dis­pet­to delle numerose riu­nioni effet­tuate — come ricor­da Zil­i­oli — e delle buone inten­zioni mostrate nel­l’ul­ti­mo anno». Ci si chiede poi: se i prossi­mi autun­ni, stan­do a pre­vi­sioni affat­to irra­gionevoli, saran­no par­ti­co­lar­mente piovosi, come la met­ter­e­mo con il ? A propos­i­to: il con­to dei dan­ni e i costi del­la mobil­i­tazione di centi­na­ia di uomi­ni non è anco­ra sta­to pre­sen­ta­to. A tut­to questo si è aggiun­ta la del­i­ca­ta ques­tione dell’apertura del­la gal­le­ria Adi­ge-Gar­da, che ha immes­so nel lago cir­ca 5 mil­ioni di metri cubi d’acqua. Una oper­azione che il con­sigliere leghista desen­zanese Rino Pol­loni ha defini­to «un dis­as­tro ambi­en­tale» e per la quale ha pre­sen­ta­to una denun­cia. Il prob­le­ma, in questo caso, è che non esiste un rego­la­men­to per la ges­tione, che è affi­da­ta alla Provin­cia autono­ma di Tren­to. Di fat­to, però, le com­pe­ten­ze non sono state def­i­nite. Un moti­vo in più per sol­lecitare un ripen­sa­men­to del­la ges­tione delle acque del più grande lago italiano.