Provincia scava dove il privato era stato fermato

Misteri della caccia all’acqua

18/08/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
a.c.

A feb­braio un pri­va­to ave­va chiesto inutil­mente alla Provin­cia di eseguire a pro­prie spese (cir­ca 200 mil­ioni), la triv­el­lazione in un suo ter­reno di S.Giorgio alla ricer­ca del­la prob­a­bile fal­da d’ac­qua cal­da, quin­di ter­male. Dopo la rispos­ta neg­a­ti­va, che risale ad aprile, il servizio geo­logi­co provin­ciale è ora inten­zion­a­to ad eseguire la per­forazione nel­la stes­sa area, ovvi­a­mente spenden­do qualche centi­naio di mil­ioni di denaro pub­bli­co. Han­no scop­er­to, a Tren­to, che il luo­go prescel­to e finanzi­a­to per lo «sca­vo pub­bli­co» (a ridos­so del­la chiesa di «Saiori»), non è adat­to come si pen­sa­va. Qui era avvenu­to un pri­mo sondag­gio sot­ter­ra­neo che ave­va por­ta­to ad indi­vid­uare del fan­go alla tem­per­atu­ra attorno ai 60–70 gra­di centi­gra­di. Ora, come abbi­amo det­to, il rip­ie­ga­men­to sul­la cam­pagna pri­va­ta. E lo scon­cer­to dei pro­pri­etari: la famiglia Tam­buri­ni, com­pos­ta da noti alber­ga­tori arcensi. Per ora non com­men­ta. Attende che la Provin­cia comu­nichi uffi­cial­mente l’avvio del­la triv­el­lazione. «Non vor­rem­mo che tra il pro­gram­mare e l’e­seguire trascor­ra­no tem­pi bib­li­ci — pre­cisa il figlio Ste­fano, che è con­sigliere comu­nale — per­chè la ricer­ca del­l’ac­qua cal­da a S.Giorgio è una lun­ga telen­ov­ela, dai con­torni insp­ie­ga­bili, che si trasci­na inso­lu­ta da anni. Da trop­po tem­po. L’ex asses­sore provin­ciale al tur­is­mo Moser stanz­iò 300 mil­ioni per la con­fer­ma nel sot­to­suo­lo del­la «benedet­ta» acqua che con­sen­tirebbe ad Arco di diventare un cen­tro ter­male. Gli anni pas­sarono ma nul­la si mosse. I fon­di, non essendo sta­ti uti­liz­za­ti, ven­nero dimez­za­ti. Lo scor­so inver­no sem­bra­va che i geologhi provin­ciali avessero deciso la per­forazione. Con­stata­to che di triv­elle a S.Giorgio non se ne vede­vano, in feb­braio la mia famiglia chiese alla Provin­cia di eseguire la ricer­ca, che non vuol dire l’u­ti­liz­zo del­l’ac­qua cal­da, per il quale vi è una diver­sa pro­ce­du­ra. Con l’ap­por­to di altre per­sone met­te­va­mo a dis­po­sizione per i lavori 200 mil­ioni. Il 4 aprile arrivò la rispos­ta neg­a­ti­va. Tra i motivi: l’in­suf­fi­cien­za dei sol­di e l fat­to che in zona vi fos­sero dei pozzi che pote­vano subire dan­ni. Ora vedremo…».

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