In località Fontane la scoperta della Soprintendenza: monete e cocci di età romana
Trovati i muri di un complesso abitativo di 2.000 anni fa

Nuovo sito archeologico

13/05/2007 in Territorio
Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

Il sospet­to c’era, ora c’è la certez­za: nell’area di local­ità Fontane, ai pie­di del paese, a fian­co del­la roton­da che con­giunge le strade provin­ciali prove­ni­en­ti da Cal­masi­no e , c’è un grande sito arche­o­logi­co. Da alcune set­ti­mane gli arche­olo­gi stan­no sca­v­an­do ed han­no por­ta­to alla luce i muri che cos­ti­tu­iv­ano i basa­men­ti di un grande com­p­lesso rus­ti­co-abi­ta­ti­vo risalente al pri­mo sec­o­lo dopo Cristo. È la Soprint­en­dente ai beni arche­o­logi­ci del­la Provin­cia di Verona, Brunel­la Bruno, a con­fer­mare il ritrovamento.«Per adesso è sta­ta ripor­ta­ta in luce parte di un com­p­lesso che non si capisce se ricon­ducibile ad una sola unità o a più ravvi­c­i­nate. È un’area grande, 600–700 metri di super­fi­cie, con dei muri in sas­so alti 80–90 cen­timetri: la dif­fi­coltà a definir­lo è dovu­ta al fat­to che gran parte è ridot­ta ai min­i­mi ter­mi­ni. Si pos­sono iden­ti­fi­care molti ambi­en­ti con ampi cor­tili ma privi di strut­ture, da addeb­itare ad uno sta­to di con­ser­vazione lacunoso.Probabilmente molti muri sono andati dis­trut­ti dalle vicende agrarie e da un fenom­e­no di dilava­men­to dovu­to alla pen­den­za del ter­reno in quel pun­to. Il rus­cel­la­men­to dell’acqua, poi, ha por­ta­to via molti resti». Sino ad ora i reper­ti trovati sono davvero pochi: qualche coc­cio e 2–3 mon­ete com­ple­ta­mente cor­rose dall’acqua, ma è l’ampiezza del sito che las­cia ammi­rati. «Ripeto, si trat­ta di un’area molto grande ed è dif­fi­cile sta­bilire la natu­ra del com­p­lesso per­chè non abbi­amo trova­to neanche un pavi­men­to: siamo al di sot­to delle fon­dazioni», spie­ga Bruno.«Essendo così spoglio», con­tin­ua l’esperta, «è dif­fi­cile dire se ci anda­vano a lavo­rare o ad abitare, come è dif­fi­cile dire se era una vil­la per­chè man­cano gli ele­men­ti dec­o­ra­tivi, abi­ta­tivi e strut­turali». La soprint­en­dente spie­ga: «Se io tro­vo un pavi­men­to di ter­ra mi risul­ta dif­fi­cile dire se lì c’era una vil­la o un rus­ti­co, van­no bene entrambe le ipote­si dal momen­to che l’azione cor­ro­si­va dell’acqua mi impedisce di capire se mi tro­vo di fronte ad una strut­tura piut­tosto che a un’altra». Una cosa sem­bra cer­ta, la datazione: «Gli ele­men­ti ci sug­geriscono essere un com­p­lesso nato nel I sec­o­lo dopo Cristo», pre­cisa la Bruno, «con ele­men­ti suces­sivi del IV sec­o­lo: una sto­ria lun­ga quat­tro secoli».Intanto, i lavori cer­tosi­ni degli arche­olo­gi con­tin­u­ano men­tre per avere dei risul­tati sug­li scavi bisogn­erà atten­dere almeno un mese. È una dit­ta spe­cial­iz­za­ta incar­i­ca­ta dal pro­pri­etario del­la lot­tiz­zazione che sta effet­tuan­do i lavori. Il sito si tro­va nel cuore dell’area del­la lot­tiz­zazione dove sorg­erà il com­p­lesso tur­is­ti­co-res­i­den­ziale pub­bli­ciz­za­to come «Il Bor­go del Sole». È sta­to lo stes­so pro­pri­etario ad inviare la richi­es­ta e a finanziare l’indagine arche­o­log­i­ca del­la Soprint­en­den­za. E la legge dice che fin che si effet­tuano i lavori di indagine arche­o­log­i­ca i lavori del­la lot­tiz­zazione sono sospe­si. Al ter­mine, la Soprint­en­den­za val­uterà il val­ore del ritrova­men­to, sebbene sino ad ora la cam­pagna con il met­al-detec­tor è sta­ta poco frut­tu­osa. Rimane la sug­ges­tione di un’area di qua­si un migli­aio di metri, quin­di decisa­mente vas­ta, già dis­eg­na­ta con un per­cor­so di muri ripor­tati in luce, che trasporta la mente al pae­sag­gio anti­co che deve esser­ci sta­to in zona. Un pae­sag­gio, tan­ti sec­oli fa, dis­sem­i­na­to di ville e com­p­lessi abi­tati da un popo­lo che ha fat­to la più grande sto­ria al mon­do. Un pae­sag­gio ora des­ti­na­to ad accogliere migli­a­ia di tur­isti che da tem­po attra­ver­sano le Alpi per ammi­rare le bellezze del Gar­da. La grande sto­ria trac­cia­ta sul ter­ri­to­rio, però, rischia ora la can­cel­lazione, con nuove colate di cemen­to su prati che han­no con­ser­va­to gelosa­mente per sec­oli i resti di una grande civiltà. Anche il sin­da­co Loren­zo Sar­tori sot­to­lin­ea la mer­av­iglia del ritrova­men­to, ma non si stupisce: «in quell’Area si è sem­pre pen­sato ci fos­sero dei resti arche­o­logi­ci, per la sua vic­i­nan­za ad altri siti abi­ta­tivi già ritrovati in pas­sato. Al momen­to non ne è val­utabile l’importanza, si dovrà atten­dere la relazione con­clu­si­va degli esper­ti e del­la Soprint­en­den­za, ma questo ritrova­men­to è l’ennesima tes­ti­mo­ni­an­za del­la ric­chez­za stor­i­ca ed arche­o­log­i­ca del nos­tro paese».