Continua il viaggio di Bresciaoggi fra i personaggi illustri che a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento hanno eletto il Benaco a loro rifugio

Otto Hartlebencon Salò nel cuore

18/09/2007 in Cultura
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
A.M.

È ricorda­to a Salò solo con una lapi­de fat­ta murare da pri­vati su quel­la che fu la sua casa in via Cure del Lino. Eppure Otto Enrich Hartleben (Clausthal-Zeller­feld 1864 — Salò 1905) è anco­ra oggi un poeta e dram­matur­go tedesco assai ricorda­to: bas­ta clic­care il suo nome in Inter­net per sco­prire come la sua opera sia anco­ra oggi ben presente.Hartleben, spir­i­to libero nel­la vita e in let­ter­atu­ra, fu inter­prete del­la alcioni­ca fusione di libero pen­siero e di piacere. Conobbe il suo pri­mo grande suc­ces­so teatrale con Angele, con­qui­s­tan­dosi la fama di autore cini­co e friv­o­lo, spec­chio di un’esistenza alter­na­ta, dal 1896, fra la moglie Sel­ma Hesse, figlia di un ramaio, e il suo pri­mo amore, la «keb­sweib» (con­cu­bi­na) Ellen Birr, un legame a tre inter­pre­ta­to non come tradi­men­to di affet­ti ma come lib­ertà spirituale.I numerosi suc­ces­si let­ter­ari e l’importante ered­ità rice­vu­ta alla morte del non­no gli con­sen­tirono, dal 1895, di viag­gia­re fra discese ver­so l’Italia, alla ricer­ca del briv­i­do di luce del Sud, e risalite al Nord. La vita dis­si­pa­ta, la bir­ra e il , gli provo­carono il pri­mo crol­lo fisi­co nel 1900 a Vien­na, dopo il suc­ces­so teatrale del suo tragi­co Lunedì di . Alla fine del 1901 giunse a Salò con la moglie Sel­ma. Rimase subito incan­ta­to dal sole, dall’aria mor­bi­da, dalle rose, dalle palme e dal per­sis­tere dei col­ori autun­nali nell’inverno ormai immi­nente. Otti­mi rime­di per i suoi prob­le­mi fisi­ci e morali furono le lunghe passeg­giate fra Salò e Gar­done. E all’amante Ellen scrisse: «vor­rei guarire e per questo la luce solare del Gar­da è sicu­ra­mente più indi­ca­ta del­la piog­gia sul­la Pots­damer­strasse di Berlino».Venne infor­ma­to che, a pochi pas­si dall’Hotel Salò, dove allog­gia­va, era sta­ta pos­ta in ven­di­ta una vil­la in Via Cure del Lino e decise di acquis­tar­la. «È un caseg­gia­to impo­nente — scrisse — a quat­tro piani sul­la stra­da da Salò ver­so Gar­done con gia­rdi­no. Sul muro che costeggia il lago le onde s’infrangono furiosa­mente. Ma per lo più le acque sono docili e di col­ore blu, molto blu, blu prus­siano si potrebbe dire».Divenne Vil­la Halky­one (Vil­la Alcione), un nome, un pro­gram­ma di vita. Più che con la moglie, tor­na­ta a Berli­no, pen­sò di abitar­la con l’amante Ellen. E final­mente, nell’autunno del 1902, Hartleben real­iz­zò il sog­no di vivere nel­la nuo­va dimo­ra, inizian­do la trasfor­mazione del gia­rdi­no, diven­ta­to in breve tem­po un luo­go di delizie con le aiole fior­ite, le piante di alloro, il verde del prato.Aprì la dimo­ra agli ami­ci che giun­sero da lon­tano: al poeta Max Halbe (1805–1944), scrit­tore di tem­pera­men­to nat­u­ral­ista, all’editore Samuel Fis­ch­er (1859–1934) e ad altri per­son­ag­gi. Rese tut­ti parte­cipi dell’Accademia alcioni­ca delle scien­ze inusi­tate che volle fon­dare all’insegna del­la «gaia scien­za». Fece incidere i nomi dei soci su pan­chine di mar­mo — purtrop­po scom­parse — col­lo­cate sot­to un cespuglio d’alloro lun­go il muro a lago.L’Accademia rimase atti­va sino al 1968, ben oltre la morte di Hartleben (avvenu­ta nel 1905), ed è rina­ta a Salò nell’agosto del 2001 per inizia­ti­va di Anna­maria Sal­vo de Paoli Ambrosi al fine di man­tenere viva la «la figu­ra artis­ti­ca del poeta tedesco attra­ver­so il sig­ni­fi­ca­to delle sue opere». Un let­ter­a­to come Hartleben, che tan­to amò Salò e il Gar­da, ben meriterebbe anche un pub­bli­co ricordo.

Parole chiave: -