Jacques seguì le orme del padre Auguste, cercando i record non solo nei cieli e negli Oceani ma anche nei fondali del nostro Garda

Piccard, capitan Nemo del lago

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Di Luca Delpozzo

Cor­doglio anche sul lago per Jacques Pic­card, esploratore degli abis­si . Pote­va infat­ti, il figlio del grande Auguste vantare, tra i tan­ti suc­ces­si, anche l’appellativo di «Nemo del Gar­da». Il Bena­co era sta­to il teatro di alcune delle sue incred­i­bili imprese.Era il pomerig­gio del 18 agosto1932. Sui cieli del lago di Gar­da appare un curioso ogget­to volante: un pal­lone aero­sta­ti­co. A bor­do ci sono due scien­ziati: Auguste Pic­card e Max Cosyns. Alle 12.30 gli alpin­isti di Son­drio l’avevano avvis­ta­to dal­la Boc­chet­ta delle For­bici, in Val­ma­len­co: viag­gia­va a 1.314 metri d’altitudine. Alle 17 atter­rerà nei pres­si di Mon­zam­bano, sulle colline moreniche a ridos­so del Bèna­co, a due pas­si da Peschiera. Sopra l’Adamello ave­va rag­giun­to un’altezza incred­i­bile: 16mila e 770 metri, un record, par­tendo da Düben­dorf, vici­no a Zuri­go. Mat­ti­na del 12 set­tem­bre 1981. È pas­sato qua­si mez­zo sec­o­lo dal magi­co volo di Auguste Pic­card sopra il Gar­da. Sul lago si sta per com­piere un’altra impre­sa. La fir­ma un altro Pic­card, Jacques, il figlio del pio­niere del­la stratos­fera. È sul­la riv­iera per dare avvio alla «Mis­sione Piccard».A bor­do di un pic­co­lo som­mergi­bile, il «Forel», esplor­erà i fon­dali bena­cen­si. Il 17, nelle acque davan­ti a Castel­let­to di Bren­zone, toc­cherà i 332 metri di pro­fon­dità. Una fos­sa spet­trale: gli addet­ti ai lavori la defini­ran­no la mag­gior crip­to depres­sione del­la peniso­la italiana.Poca cosa, però, rispet­to alle pro­fon­dità cui Jacques Pic­card e papà Auguste era­no arrivati nell’agosto del ’53, quan­do, a bor­do del batis­cafo Tri­este, era­no sce­si fino a 3.150metri nel gol­fo di Napoli. Jacques era sta­to con­ta­gia­to dal­la pas­sione del padre, che dopo i record d’altitudine, ave­va volu­to affrontare le pro­fon­dità marine.Auguste Pic­card vi si era ded­i­ca­to a par­tire dal ’39, scen­den­do sem­pre più giù. Ave­va inven­ta­to appos­ta il batis­cafo, una sfera d’acciaio in gra­do di sop­portare le mostru­ose pres­sioni delle gran­di pro­fon­dità, apren­do la stra­da alle esplo­razioni degli abis­si. Il 23 gen­naio 1960, il figlio Jacques e il tenente Don Walsh del­la mari­na mil­itare amer­i­cana, sta­bilirono il nuo­vo record di disce­sa sot­toma­ri­na, arrivan­do ai 10.912 metri nel­la Fos­sa delle Marianne.Sul Bena­co, Jacques Pic­card era arriva­to su invi­to del­la Comu­nità del Gar­da, gui­da­ta all’epoca da Fran­co Tode­sco. «Ci aspet­ti­amo di appren­dere qualche impor­tante infor­mazione sul­la vita del lago di Gar­da» ave­va det­to lo scien­zi­a­to ai gior­nal­isti pri­ma di incom­in­cia­re la «Pic­card Mis­sion»». La pri­ma immer­sione è a Peschiera,alle 11.25 del 12 set­tem­bre ’81. Dura una venti­na di minu­ti: il 13 il «Forel» si immerge a Lazise: sul fon­dale ven­gono fotografati i resti di una galea veneziana.Poi sarà il turno di Bar­dolino, San Vig­ilio e Tor­ri. Il 17 a Castel­let­to, con la grande fos­sa tet­ton­i­ca. «Il Gar­da è uno dei laghi più bel­li d’Europa, ma resterà un gioiel­lo solo se lo svilup­po tur­is­ti­co non lo dis­trug­gerà» dice lo scien­zi­a­to.

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