Riva del Garda celebra il 71° anniversario della Liberazione

25/04/2016 in Attualità
Di Redazione

Grande parte­ci­pazione, nel­la mat­ti­na di lunedì 25 aprile, alla cer­i­mo­nia di com­mem­o­razione del­la Lib­er­azione: alle 10.30, all’en­tra­ta del­la sec­on­da gal­le­ria del­la Ponale, la scop­er­tu­ra di una tar­ga in memo­ria di Francesco «Fran­co» Ger­ar­di, bar­bara­mente ucciso dalle truppe tedesche pro­prio in quel luo­go; alle 11.30 sot­to i por­ti­ci del munici­pio la depo­sizione di un maz­zo di fiori alla lapi­de che ricor­da i Cadu­ti del­la Resisten­za.

A sco­prire la tar­ga è sta­to il nipote di Fran­co Ger­ar­di, Pier­lui­gi, al ter­mine di una cer­i­mo­nia a cui han­no parte­ci­pa­to l’asses­sore Alessio Zanoni, il pres­i­dente del Con­siglio comu­nale Mau­ro Ped­er­zol­li, lo stori­co Graziano Ric­cadon­na e alcu­ni ex com­bat­ten­ti del­la Resisten­za tra cui Rena­to Bal­lar­di­ni, oltre ad un’ampia rap­p­re­sen­tan­za delle e del­l’As­so­ci­azione Nazionale Par­ti­giani d’I­talia del­l’Al­to Gar­da e Ledro con il pres­i­dente Gianan­to­nio Pflegher. Pre­sen­ti anche parte del­la Giun­ta munic­i­pale e una rap­p­re­sen­tan­za del Con­siglio comu­nale, nonché il vice seg­re­tario gen­erale del Comune Anna Cat­toi.

In aper­tu­ra il salu­to del­l’Am­min­is­trazione comu­nale: «Per la nos­tra cit­tà – ha det­to l’asses­sore Alessio Zanoni – ci sono due date, il 28 giug­no del 1944 e il 25 aprile del 1945, che si legano indis­sol­u­bil­mente. Sono por­ta­to a pen­sare che quel tragi­co 28 giug­no del 1944 e il 25 aprile del 1945 cos­ti­tu­is­cano ideal­mente un solo giorno: è sta­to l’enorme sac­ri­fi­cio di quel giorno che ha cre­ato le con­dizioni per lib­er­are la nos­tra cit­tà dal­la bar­barie nazista. In questo luo­go, uno squar­cio aper­to sul­la nos­tra cit­tà, è impos­si­bile non par­lare di futuro. È la sto­ria che qui si è vis­su­ta che ci obbli­ga a far­lo. Questo alla fine dell’800 era un luo­go di con­fine, una bar­ri­era fra i popoli; in segui­to, durante il pri­mo con­flit­to mon­di­ale, qui erava­mo in pri­ma lin­ea, una lin­ea for­ti­fi­ca­ta a dife­sa dei con­fi­ni dell’Impero, men­tre la nos­tra cit­tà veni­va più volte bom­bar­da­ta e le gen­ti dell’Alto Gar­da furono costrette all’esilio. Durante il sec­on­do con­flit­to mon­di­ale, e pre­cisa­mente il 28 giug­no del 1944, pro­prio in questo luo­go veni­va tru­cida­to Fran­co Ger­ar­di; trovar­si qui oggi nel­lo stes­so luo­go è qual­cosa che impres­siona pro­fon­da­mente. (…) Oggi questi luoghi sono fre­quen­tati da tan­tis­sime per­sone delle nazion­al­ità più diverse, che si incon­tra­no, che passeg­giano assieme, che stan­no fian­co a fian­co sen­za conoscer­si, ma sen­za temer­si. Questo è quan­to ci indi­ca oggi questo luo­go: che c’è una sto­ria buia che ci siamo las­ciati alle spalle, gra­zie al sac­ri­fi­cio di molti, e che c’è un’al­tra sto­ria fat­ta di paci­fi­ca con­viven­za e rispet­to, che in parte s’è com­pi­u­ta e in parte dovrà com­pier­si nel futuro. Non sono le ripropo­sizioni delle bar­riere ai con­fi­ni che ci aiuter­an­no a vivere nel­la pace il nos­tro futuro. La pace la si potrà garan­tire solo se sare­mo in gra­do di difend­ere la lib­ertà, per­ché la lib­ertà non è sta­bile: va colti­va­ta, ali­men­ta­ta, cura­ta. Oggi trop­po spes­so una for­ma di rilas­sa­men­to mette a ris­chio ques­ta con­quista e apre spazio a chi, sen­za cul­tura e sen­za e sto­ria, pro­pone anco­ra ricette politiche che si spin­gono ver­so quel sol­co ari­do che può sfo­cia­re solo in nuove dit­tature e regi­mi total­i­tari. La lib­ertà nata dal 25 aprile invece la si difende solo ed esclu­si­va­mente abbat­ten­do le bar­riere per andare oltre i con­fi­ni nazion­ali, per pas­sare dal con­cet­to di “unire le Nazioni” a quel­lo ben più pro­fon­do di “unire i popoli”, cre­an­do le con­dizioni per­ché vi sia una nuo­va eguaglian­za basa­ta su una redis­tribuzione delle ric­chezze più equa e sol­i­dale. Solo quan­do tut­ti avran­no al pos­si­bil­ità di vivere dig­ni­tosa­mente ci sarà la vera pace sta­bile e duratu­ra. Solo allo­ra il 25 aprile sarà un sog­no del tut­to com­pi­u­to. A noi, che siamo i respon­s­abili del­la sto­ria di oggi, il com­pi­to di pros­eguire questo cam­mi­no».

Quin­di lo stori­co Graziano Ric­cadon­na ha riper­cor­so la vita di Fran­co Ger­ar­di e il suo tragi­co epi­l­o­go: nato a Bres­cia il 27 luglio 1914, si lau­reò sia in giurispru­den­za sia in econo­mia, e nel 1944 era con­sid­er­a­to l’in­tel­let­tuale del­la Resisten­za bres­ciana.

Francesco «Fran­co» Ger­ar­di fu avvo­ca­to e assis­tente di dirit­to penale all’ Statale di . Durante la sec­on­da guer­ra mon­di­ale fu uffi­ciale del­la Regia Aero­nau­ti­ca. Dopo l’8 set­tem­bre 1943 aderì alla Resisten­za, entran­do tra le fila del­la briga­ta par­ti­giana «Cesare Bat­tisti». Fu arresta­to il 28 giug­no 1944 a Limone da una squadra di SS prove­niente da Bolzano nel­l’àm­bito degli ecci­di coor­di­nati e con­dot­ti nel Bas­so Sar­ca e nel­l’in­tero Trenti­no da repar­ti di truppe tedesche ind­i­riz­zate da infor­ma­tori locali. Men­tre veni­va con­dot­to a Riva del Gar­da, fu fat­to scen­dere dal­l’au­to­car­ro e con­dot­to sul­la Ponale, la stra­da che por­ta in valle di Ledro, e ucciso, all’al­tez­za del­la sec­on­da gal­le­ria. I pro­ces­si sul­l’ec­cidio del 28 giug­no 1944 han­no indi­vid­u­a­to nel mares­cial­lo Storz e nel­l’a­gente Jabl, accom­pa­g­nati da un gen­darme locale e dal­l’in­ter­prete bolzani­no Lui­gi Huber, i respon­s­abili del suo arresto a Limone e del­la sua suc­ces­si­va ese­cuzione sul­la stra­da del­la Ponale.

A seguire l’in­ter­ven­to del pres­i­dente del­l’As­so­ci­azione Nazionale Par­ti­giani d’I­talia del­l’Al­to Gar­da e Ledro: «È gius­to com­mem­o­rare i Cadu­ti del­la Resisten­za e tutte le vit­time del naz­i­fas­cis­mo – ha det­to Gianan­to­nio Pflegher – ma sarebbe cosa ster­ile se ci lim­i­tas­si­mo a questi momen­ti di ricor­do e se noi tut­ti, con la nos­tra opera di tut­ti i giorni, non con­tin­u­as­si­mo a portare avan­ti i loro sog­ni. Uno dei sog­ni più gran­di tra quel­li espres­si dal­la Resisten­za c’è un’Eu­ropa sen­za con­fi­ni, un’Eu­ropa fed­erale dei popoli. Il cam­mi­no di ques­ta idea, sep­pure a fat­i­ca, si avviò nei decen­ni post bel­li­ci. Oggi vedi­amo questo grande sog­no infranger­si con­tro i cres­cen­ti nazion­al­is­mi».

Quin­di ha pre­so la paro­la Rena­to Bal­lar­di­ni, uno dei pro­tag­o­nisti del­la Resisten­za di Riva del Gar­da, scam­pa­to all’ec­cidio del 28 giug­no 1944, che ha riper­cor­so le vicende del­la Resisten­za rivana. «Oggi vivi­amo tem­pi dif­fi­cili – ha con­clu­so l’avvo­ca­to Bal­lar­di­ni – in cui vedi­amo riemerg­ere nazion­al­is­mi, intoller­an­za e con­flit­ti, cioè le stesse ten­sioni che all’inizio del Nove­cen­to causarono tren­t’an­ni di guer­ra, di sof­feren­za, di dis­truzione. Ecco per­ché è così impor­tante oggi ricor­dare Fran­co Ger­ar­di e tut­ti quel­li che sac­ri­fi­carono le loro gio­vani vite, per­ché lo fecero per gli stes­si val­ori che oggi sono minac­ciati, e che tut­ti noi dob­bi­amo tenere vivi e difend­ere».