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Riva del Garda celebra il 71° anniversario della Liberazione

Grande partecipazione, nella mattina di lunedì 25 aprile, alla cerimonia di commemorazione della Liberazione: alle 10.30, all’entrata della seconda galleria della Ponale, la scopertura di una targa in memoria di Francesco «Franco» Gerardi, barbaramente ucciso dalle truppe tedesche proprio in quel luogo; alle 11.30 sotto i portici del municipio la deposizione di un mazzo di fiori alla lapide che ricorda i Caduti della Resistenza.

A scoprire la targa è stato il nipote di Franco Gerardi, Pierluigi, al termine di una cerimonia a cui hanno partecipato l’assessore Alessio Zanoni, il presidente del Consiglio comunale Mauro Pederzolli, lo storico Graziano Riccadonna e alcuni ex combattenti della Resistenza tra cui Renato Ballardini, oltre ad un’ampia rappresentanza delle forze dell’ordine e dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia dell’Alto Garda e Ledro con il presidente Gianantonio Pflegher. Presenti anche parte della Giunta municipale e una rappresentanza del Consiglio comunale, nonché il vice segretario generale del Comune Anna Cattoi.

In apertura il saluto dell’Amministrazione comunale: «Per la nostra città – ha detto l’assessore Alessio Zanoni – ci sono due date, il 28 giugno del 1944 e il 25 aprile del 1945, che si legano indissolubilmente. Sono portato a pensare che quel tragico 28 giugno del 1944 e il 25 aprile del 1945 costituiscano idealmente un solo giorno: è stato l’enorme sacrificio di quel giorno che ha creato le condizioni per liberare la nostra città dalla barbarie nazista. In questo luogo, uno squarcio aperto sulla nostra città, è impossibile non parlare di futuro. È la storia che qui si è vissuta che ci obbliga a farlo. Questo alla fine dell’800 era un luogo di confine, una barriera fra i popoli; in seguito, durante il primo conflitto mondiale, qui eravamo in prima linea, una linea fortificata a difesa dei confini dell’Impero, mentre la nostra città veniva più volte bombardata e le genti dell’Alto Garda furono costrette all’esilio. Durante il secondo conflitto mondiale, e precisamente il 28 giugno del 1944, proprio in questo luogo veniva trucidato Franco Gerardi; trovarsi qui oggi nello stesso luogo è qualcosa che impressiona profondamente. (…) Oggi questi luoghi sono frequentati da tantissime persone delle nazionalità più diverse, che si incontrano, che passeggiano assieme, che stanno fianco a fianco senza conoscersi, ma senza temersi. Questo è quanto ci indica oggi questo luogo: che c’è una storia buia che ci siamo lasciati alle spalle, grazie al sacrificio di molti, e che c’è un’altra storia fatta di pacifica convivenza e rispetto, che in parte s’è compiuta e in parte dovrà compiersi nel futuro. Non sono le riproposizioni delle barriere ai confini che ci aiuteranno a vivere nella pace il nostro futuro. La pace la si potrà garantire solo se saremo in grado di difendere la libertà, perché la libertà non è stabile: va coltivata, alimentata, curata. Oggi troppo spesso una forma di rilassamento mette a rischio questa conquista e apre spazio a chi, senza cultura e senza e storia, propone ancora ricette politiche che si spingono verso quel solco arido che può sfociare solo in nuove dittature e regimi totalitari. La libertà nata dal 25 aprile invece la si difende solo ed esclusivamente abbattendo le barriere per andare oltre i confini nazionali, per passare dal concetto di “unire le Nazioni” a quello ben più profondo di “unire i popoli”, creando le condizioni perché vi sia una nuova eguaglianza basata su una redistribuzione delle ricchezze più equa e solidale. Solo quando tutti avranno al possibilità di vivere dignitosamente ci sarà la vera pace stabile e duratura. Solo allora il 25 aprile sarà un sogno del tutto compiuto. A noi, che siamo i responsabili della storia di oggi, il compito di proseguire questo cammino».

Quindi lo storico Graziano Riccadonna ha ripercorso la vita di Franco Gerardi e il suo tragico epilogo: nato a Brescia il 27 luglio 1914, si laureò sia in giurisprudenza sia in economia, e nel 1944 era considerato l’intellettuale della Resistenza bresciana.

Francesco «Franco» Gerardi fu avvocato e assistente di diritto penale all’Università Statale di Milano. Durante la seconda guerra mondiale fu ufficiale della Regia Aeronautica. Dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Resistenza, entrando tra le fila della brigata partigiana «Cesare Battisti». Fu arrestato il 28 giugno 1944 a Limone da una squadra di SS proveniente da Bolzano nell’àmbito degli eccidi coordinati e condotti nel Basso Sarca e nell’intero Trentino da reparti di truppe tedesche indirizzate da informatori locali. Mentre veniva condotto a Riva del Garda, fu fatto scendere dall’autocarro e condotto sulla Ponale, la strada che porta in valle di Ledro, e ucciso, all’altezza della seconda galleria. I processi sull’eccidio del 28 giugno 1944 hanno individuato nel maresciallo Storz e nell’agente Jabl, accompagnati da un gendarme locale e dall’interprete bolzanino Luigi Huber, i responsabili del suo arresto a Limone e della sua successiva esecuzione sulla strada della Ponale.

A seguire l’intervento del presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia dell’Alto Garda e Ledro: «È giusto commemorare i Caduti della Resistenza e tutte le vittime del nazifascismo – ha detto Gianantonio Pflegher – ma sarebbe cosa sterile se ci limitassimo a questi momenti di ricordo e se noi tutti, con la nostra opera di tutti i giorni, non continuassimo a portare avanti i loro sogni. Uno dei sogni più grandi tra quelli espressi dalla Resistenza c’è un’Europa senza confini, un’Europa federale dei popoli. Il cammino di questa idea, seppure a fatica, si avviò nei decenni post bellici. Oggi vediamo questo grande sogno infrangersi contro i crescenti nazionalismi».

Quindi ha preso la parola Renato Ballardini, uno dei protagonisti della Resistenza di Riva del Garda, scampato all’eccidio del 28 giugno 1944, che ha ripercorso le vicende della Resistenza rivana. «Oggi viviamo tempi difficili – ha concluso l’avvocato Ballardini – in cui vediamo riemergere nazionalismi, intolleranza e conflitti, cioè le stesse tensioni che all’inizio del Novecento causarono trent’anni di guerra, di sofferenza, di distruzione. Ecco perché è così importante oggi ricordare Franco Gerardi e tutti quelli che sacrificarono le loro giovani vite, perché lo fecero per gli stessi valori che oggi sono minacciati, e che tutti noi dobbiamo tenere vivi e difendere».

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