La scomparsa di Don Rino Furri

08/05/2014 in Attualità
Di Luigi Del Pozzo

Don Zef­firi­no Fur­ri, per tut­ti Don Rino, è sta­to un par­ro­co ama­tis­si­mo dal­l’in­tera comu­nità di Lazise, anche se la sua pre­sen­za in ter­ra lacisiense è sta­ta breve. Qua­si una mete­o­ra. Sola­mente cinque anni: dal 1963 al 1968. Ave­va elet­to Lazise come sua futu­ra dimo­ra  nel momen­to del­la qui­escen­za. Non ci è rius­ci­to per­ché la morte lo ha colto di sor­pre­sa. Vive anco­ra nel­la comu­nità lacisiense, in spir­i­to, per­ché la sua salma riposa nel­la tom­ba di famiglia nel cimitero del capolu­o­go.

Proveni­va da una con­sol­i­da­ta espe­rien­za di cura­to nel­la basil­i­ca di San­ta Anas­ta­sia. E la par­roc­chia dei San­ti Zenone e Mar­ti­no è sta­ta la sua pri­ma palestra con le fun­zioni di pas­tore e par­ro­co.

Suc­ces­si­va­mente Don Rino è sta­to invi­a­to a con­durre la par­roc­chia di Soave, quin­di diret­tore del Cen­tro stu­di Tonio­lo e par­ro­co a San Fer­mo Mag­giore. Vi è rimas­to fino alla morte.

Mon­sign­or Fur­ri è sta­to per anni anche un atten­to e segui­to col­lab­o­ra­tore del nos­tro gior­nale. Non da meno di Verona Fedele.

Ha scrit­to numero­sis­si­mi arti­coli dal 1979 al 1987 per la rubri­ca Fede e soci­età che usci­va preva­len­te­mente nel­la gior­na­ta fes­ti­va delle domeni­ca. E tut­ti questi scrit­ti sono sta­ti recen­te­mente rac­colti in una rac­col­ta , sud­di­visa per gli anni di rifer­i­men­to, dal­la sorel­la Roselide che l’ha segui­to in tut­ti gli anni di min­is­tero pas­torale. Una lun­ga vic­i­nan­za che ha colto l’essen­za del­l’uo­mo, del reli­gioso, del­l’in­tel­let­tuale fine quale è sta­to Rino Fur­ri nel cor­so del­la sua esisten­za ter­re­na.

E Don Rino non è sta­to sola­mente gior­nal­ista del­la fede, ma anche fine poeta. Ha rac­colto alcu­ni suoi ver­si in un liber­co­lo denom­i­na­to ” Pri­mo Con­cer­to” ver­ga­to nel lon­tano 1983 quan­do Don Rino era par­ro­co di Soave. Ver­si che riem­pi­ono l’an­i­ma di spir­i­tu­al­ità, di bellez­za, di vita vis­su­ta all’in­seg­na del­la seren­ità e del­l’amore, dove traspare tut­to lo spir­i­to mis­sion­ario e cris­tiano del sac­er­dote e del­l’uo­mo di cul­tura.

Ma ciò che più emerge nel­la let­tura dei sin­goli arti­coli redat­ti per i let­tori de L’Are­na è la comu­ni­cazione vitale che il sac­er­dote sa infondere con le sue parole, ric­che di mes­sag­gio ” umano” comunque riv­olto a Dio cre­atore, ma cala­to con sem­plic­ità nel quo­tid­i­ano. Nel suo dire Don Rino ha saputo cogliere con l’oc­chio atten­to del­l’uo­mo che vive nel mon­do e sul mon­do le gran­di meta­mor­fosi del­la cris­tian­ità, del­la fede a col­lo­quio con i fat­ti, por­tan­do anche sul gior­nale l’at­tual­ità  ” del Cristo” vero Dio e vero Uomo. Citazione più volte espres­sa sia sul­la car­ta stam­pa­ta che nel cor­so dei col­lo­qui ver­bali che esso intrat­tene­va sem­pre con grande ama­bil­ità con ogni per­sona. Sia cre­dente che non cre­dente.

Nove anni di scrit­ti che mer­i­tano di essere rilet­ti e med­i­tati per­ché nonos­tante il tem­po trascor­so sono anco­ra più che mai attuali.

Ser­gio Baz­er­la