La storia dello stemma del segratario personale di Papa Giovanni XXIII

Lo stemma del neocardinale Loris Francesco Capovilla

29/09/2020 in Araldica Eclesiastica
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Di Redazione

Il mese scor­so, esat­ta­mente il 1° mar­zo, a Sot­to il Monte – Gio­van­ni XXIII in provin­cia di Berg­amo, il Decano del Col­le­gio Car­di­nal­izio, il Car­di­nale Ange­lo Sodano, già Seg­re­tario di Sta­to, invi­a­to da come suo del­e­ga­to, si è reca­to per l’im­po­sizione del­la berret­ta, la con­seg­na dell’anello car­di­nal­izio e l’assegnazione del tito­lo di San­ta Maria in Traste­vere (uno dei più antichi e pres­ti­giosi titoli) al neo­car­di­nale Loris Francesco Capovil­la. Chi è il neo por­po­ra­to? Ecco una sua breve biografia. Loris Francesco Capovil­la (1915 — ). Car­di­nale. Prela­to emer­i­to di Lore­to. Arcivesco­vo. Nato a Pon­te­lon­go, nel­la dio­ce­si di Pado­va, il 14.10.1915, è ordi­na­to sac­er­dote il 23.5.1940. Chiam­a­to all’incarico di Seg­re­tario Per­son­ale del Patri­ar­ca di Venezia Ange­lo Giuseppe Ron­cal­li, lo segue a Roma durante il suo pon­tif­i­ca­to. Il 26.6.1967 Pao­lo VI lo nom­i­na Arcivesco­vo di Chi­eti e Vas­to; è con­sacra­to Vesco­vo il 16.7.1967 in San Pietro dal­lo stes­so Pon­tefice, assis­ti­to da Mon­sign­or Augus­to Gian­franceschi e da Mon­sign­or Jacques Mar­tin (poi Car­di­nale). Già prela­to di Lore­to e Del­e­ga­to Pon­tif­i­cio per il San­tu­ario Lau­re­tano con il Tito­lo di Arcivesco­vo di Mesem­bria (lo stes­so del Nun­zio Apos­toli­co Ange­lo Giuseppe Ron­cal­li), rin­un­cia all’incarico il 10.12.1988. Vive a Sot­to il Monte — Gio­van­ni XXIII (Bg), pres­so Ca’ Maiti­no, cus­tode dei ricor­di del grande papa. Il neo­car­di­nale è un grande per­son­ag­gio del­la Chiesa Cat­toli­ca. Da anni mi ono­ra del­la sua ami­cizia. Ric­ca è la mia cor­rispon­den­za epis­to­lare con il neo por­po­ra­to, tra i tan­ti argo­men­ti c’è anche l’araldica eccle­si­as­ti­ca. In questo arti­co­lo è di questo che voglio par­larvi: del suo stem­ma araldico eccle­si­as­ti­co. Ven­ti­sei giug­no 1967: Pao­lo VI lo ele­va alla dig­nità epis­co­pale. Del­la notizia è infor­ma­to anche l’Ar­civesco­vo Mon­sign­or Bruno Bernard Heim, ex seg­re­tario a Pari­gi del Nun­zio Apos­toli­co Ange­lo Giuseppe Ron­cal­li (poi elet­to alla Cat­te­dra di Pietro con il nome di Gio­van­ni XXIII), e grande arald­ista. In una let­tera data­ta 4 luglio 1967, Mon­sign­or Heim scrive al neo arcivesco­vo su come com­porre lo stem­ma. Nel­la stes­sa let­tera, il Prela­to svizze­ro è prodi­go di con­sigli in mer­i­to agli ele­men­ti da inserire nel­lo scu­do, soprat­tut­to per quan­do riguar­da i gigli. Il suo parere? Inserirne addirit­tura cinque: due a ricor­do dei gigli pre­sen­ti nel­la stem­ma di Gio­van­ni XXIII, tre a ricor­do dei gigli inser­i­ti nel­lo stem­ma di Pao­lo VI. Mon­sign­or Capovil­la, invece, diede invece l’in­car­i­co di pre­dis­porre il suo stem­ma a Mon­sign­or Fer­ruc­cio Rapanaj. Nel­lo stem­ma del neoar­civesco­vo di Chi­eti-Vas­to, durante quel peri­o­do chi­etino, dei gigli nem­meno l’om­bra.

La lettera scritta dall’Arcivescovo Monsignor Bruno Bernard Heim al neo Arcivescovo Loris Francesco Capovilla.

La let­tera scrit­ta dall’Arcivescovo Mon­sign­or Bruno Bernard Heim al neo Arcivesco­vo Loris Francesco Capovil­la.

La lettera scritta dall’Arcivescovo Monsignor Bruno Bernard Heim al neo Arcivescovo Loris Francesco Capovilla.

La let­tera scrit­ta dall’Arcivescovo Mon­sign­or Bruno Bernard Heim al neo Arcivesco­vo Loris Francesco Capovil­la.

 

Stemma Lori Francesco CapovillaEcco lo stem­ma e la  sua bla­sonatu­ra: Arma: Fas­ci­a­to d’argento e di rosso di quat­tro pezzi, alla torre mer­la­ta alla guelfa, aper­ta e fines­tra­ta e mura­ta di nero, attra­ver­sante il tut­to. Mot­to: Oboe­di­en­tia et Pax.

Ma incred­i­bil­mente, lo stem­ma del­l’ar­civesco­vo  Loris Francesco Capovil­la subisce altre mod­i­fiche durante il suo mag­is­tero. Sco­pro che durante la sua per­ma­nen­za a Lore­to, come del­e­ga­to pon­tif­i­cio al san­tu­ario lau­re­tano, lo scu­do del suo stem­ma diven­ta a for­ma di “Tes­ta di Cav­al­lo”  (come lo stem­ma di Papa Gio­van­ni XXIII); inoltre ha nel­lo stes­so un giglio e, incred­i­bile ma vero,  lo scu­do non è “tim­bra­to” dal cap­pel­lo prela­tizio di col­ore verde, con 20 fioc­chet­ti (10 per lato) nel­la suc­ces­sione 1.2.3.4, sim­bo­lo del­la dig­nità arcivescov­ile.

Dovete sapere che il grande arald­ista Mon­sign­or Bruno Bernard Heim (si veda il suo pres­ti­gioso vol­ume: “L’Araldica nel­la Chiesa Cat­toli­ca – orig­i­ni, usi e leg­is­lazione”, edi­to dal­la Libre­ria Vat­i­cana), ave­va a volte delle idee curiose. Eccone un esem­pio.

Nel suo libro, a propos­i­to del­lo scu­do scrisse che: “Esso non riveste alcun inter­esse per la Chiesa, la cui atten­zione si con­cen­tra soltan­to sug­li orna­men­ti esterni che accom­pa­g­nano o cir­con­dano lo scu­do. Sola­mente dal­la for­ma del­lo scu­do (quel­la ovale e a losan­ga sono ris­er­vate di pref­eren­za alle donne, anche se questo uso non è prat­i­ca­to costan­te­mente) è pos­si­bile capire se si trat­ta di arma di uomo o di don­na. Gli stem­mi del clero sono riconosci­bili per avere al di fuori del­lo scu­do alcu­ni seg­ni con­ven­zion­ali ossia gli orna­men­ti esterni.”

Inten­den­do per orna­men­ti esterni, in prim­is il Cap­pel­lo Prela­tizio e la Croce. Benis­si­mo. Eppure ci fu un momen­to nel­la sua vita di stu­dioso di Araldica Eccle­si­as­ti­ca, in cui ritenne che si pote­va fare a meno di tim­brare lo scu­do con il Cap­pel­lo Prela­tizio, impor­tante orna­men­to ester­no.

A questo propos­i­to, ecco quan­to scrive Luca Mar­cari­ni in un arti­co­lo sul men­sile “Nobiltà”, a ricor­do di Mon­sign­or Bruno Bernard Heim, poche set­ti­mane dopo la sua scom­parsa avvenu­ta il 17 mar­zo 2003:

Altra par­ti­co­lar­ità imme­di­ata­mente ril­evabile dal­lo stem­ma di mon­sign­or Heim è che lo scu­do non è qua­si mai tim­bra­to dal cap­pel­lo arcivescov­ile. Per quel­la ricer­ca del­la sem­plic­ità medievale che fu una costante del­la sua arte, mon­sign­or Heim preferi­va che gli stem­mi eccle­si­as­ti­ci fos­sero pos­si­bil­mente accol­lati alle sole cro­ci pro­fes­sion­ali – sem­pli­ci o patri­ar­cali a sec­on­do del­la dig­nità – e non appe­san­ti­ti dai cap­pel­li prela­tizi, inval­si nel­l’u­so (tranne quel­li car­di­nal­izi) solo in epoca abbas­tan­za tar­da.”

Va benis­si­mo la ricer­ca del­la sem­plic­ità, ma in questo caso la sem­pli­fi­cazione ren­derebbe, in alcu­ni casi, impos­si­bile deter­minare la ger­ar­chia eccle­si­as­ti­ca del prela­to se toglies­si­mo il Cap­pel­lo Prela­tizio dal­lo Scu­do. Qualche prela­to sposò la tesi di Mon­sign­or Bruno Bernard Heim di togliere il Cap­pel­lo Prela­tizio dal­lo stem­ma? Pochi in ver­ità.

Tra questi l’al­lo­ra Arcivesco­vo Loris Francesco Capovil­la, dopo il suo trasfer­i­men­to dal­la Dio­ce­si di Chi­eti — Vas­to a Lore­to come Prela­to e Del­e­ga­to Pon­tif­i­cio per il San­tu­ario Lau­re­tano. L’Ar­civesco­vo decise, negli anni 1972 — 1989, di mod­i­fi­care gli ele­men­ti interni allo stem­ma e di togliere dal­lo scu­do il Cap­pel­lo Prela­tizio! Chiesi all’Ar­civesco­vo Loris Francesco Capovil­la il per­ché del­la scelta.

La let­tera è estrema­mente inter­es­sate, per­ché dal­la fotografia che pro­pon­go pos­si­amo vedere sì lo stem­ma arcivescov­ile sen­za il Cap­pel­lo Prela­tizio, ma anche come gli ele­men­ti interni allo scu­do siano sta­ti mod­i­fi­cati rispet­to allo stem­ma orig­i­nale pre­dis­pos­to da Mon­sign­or Fer­ruc­cio Rapanaj.

Per esem­pio, l’ag­giun­ta di un giglio nel “Capo” e soprat­tut­to il Leone di San Mar­co (sem­pre nel Capo, che l’Ar­civesco­vo ben moti­va nel­la let­tera). Sarebbe trop­po lun­go spie­gare per­ché il Cap­pel­lo è impor­tan­tis­si­mo in araldica eccle­si­as­ti­ca.

Ammi­ran­do lo stem­ma, “ver­sione” Bruno Bernard Heim, di Mon­sign­or Loris Francesco Capovil­la, sen­za Cap­pel­lo Prela­tizio, pos­si­amo comunque capire sec­on­do le regole araldiche che lo stem­ma appar­tiene a un Arcivesco­vo.

La croce doppia c’è, lo indi­ca. Ma sen­za Cap­pel­lo lo stem­ma potrebbe  appartenere anche a un Car­di­nale Arcivesco­vo. Il Cap­pel­lo, invece, ci per­me­t­terebbe  di capire dal numero dei fioc­chet­ti ( 30  in totale – 15 per lato – e soprat­tut­to di col­ore por­po­ra) in questo caso appar­tiene a un Car­di­nale.

Se invece, lo scu­do è accol­la­to a una croce doppia e a un Cap­pel­lo di col­ore verde, come le nappe, ma quest’ul­time nel numero di 20 (15 per lato), sicu­ra­mente appar­tiene a un Arcivesco­vo.

Negli anni a seguire lo stem­ma del neo­por­po­ra­to  assume un altro mod­el­lo man­tenu­to costante fino alla nom­i­na di Car­di­nale. Dopo l’an­nun­cio di Papa Francesco del­la nom­i­na car­di­nal­izia del­l’ex Seg­re­tario pri­va­to del Beato Gio­van­ni XXIII, prossi­mo san­to il 27 aprile 2014, ho fat­to visi­ta al neo­por­po­ra­to mon­sign­or Capovil­la.

Nat­u­ral­mente abbi­amo par­la­to anche del nuo­vo stem­ma che, ho appre­so, sarebbe sta­to “revi­sion­a­to” da una sua nipote, stu­diosa di araldica.

Ave­vo con­siglia­to a sua emi­nen­za che, al suo pos­to, avrei scel­to uno stem­ma “par­ti­to” (ovvero divi­so in due ver­ti­cal­mente) con a sin­is­tra (destra araldica) lo stem­ma di Papa Francesco e a destra (sin­is­tra araldica) il suo attuale stem­ma. Così non è sta­to.

Gia­co­mo Dane­si

 

 

Pri­ma pub­bli­cazione il: 29 Sep­tem­ber 2020 @ 10:18

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