Il mondo velico commenta la malattia del vento. E Torboli dà la colpa ai mattoni

Troppe case, troppo cemento: l’òra s’è stufata

25/05/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Paolo Tagliente

L’ef­fet­to ser­ra sta “ucci­den­do” l’òra? «No, a inde­bolire il nos­tro ven­to è il cemen­to che sta rico­pren­do la Busa». Ne è con­vin­to è Gian­ni Tor­boli, velista rivano dal pal­mares tan­to pres­ti­gioso quan­to chilo­met­ri­co, a cui abbi­amo chiesto un parere sui dati rac­colti dagli stu­diosi Andrea Piaz­za e Ste­fano Cor­ra­di­ni e da noi pub­bli­cati ieri. Dati, che offrono un quadro pre­oc­cu­pante del­la situ­azione e sec­on­do cui l’ef­fet­to ser­ra sarebbe la causa prin­ci­pale del­la “malat­tia” del­l’òra, ai quali, però, Tor­boli oppone una teo­ria affasci­nante, fon­da­ta su una lunghissi­ma espe­rien­za e sul­la pro­fon­da conoscen­za del­la natu­ra e del territorio.«L’òra è un ven­to ter­mi­co — spie­ga Tor­boli, che tra l’al­tro è sta­to cam­pi­one del mon­do di Fun e ha parte­ci­pa­to alle Olimpia­di di Atlanta nel’96 — e cre­do che lo svilup­po urban­is­ti­co di Riva ne abbia influen­za­to il com­por­ta­men­to. Le case, gli alberghi, i capan­noni che han­no ricop­er­to la Busa han­no fat­to alzare notevol­mente la tem­per­atu­ra del suo­lo e l’aria che sale da ter­ra ora è molto più leg­gera di un tem­po. Si crea una sor­ta di bar­ri­era, insom­ma, che fa sì che l’òra ven­ga spin­ta in alto, dimin­u­en­done la poten­za sul lago. Lo dimostra il fat­to che in zone meno den­sa­mente abi­tate, come Dro o Vez­zano, il ven­to che viene da sud tor­na ad abbas­sar­si e spes­so sof­fia più forte lì che in riva al lago». Cinquan­tadue anni, oltre 46 dei quali pas­sati sulle barche, Tor­boli è insom­ma con­vin­to che i muta­men­ti del ven­to, sec­on­do lui iniziati almeno una deci­na di anni fa, siano dovu­ti più a micro­cam­bi­a­men­ti sul ter­ri­to­rio che all’­ef­fet­to ser­ra. «Il calore che sale dal­la cit­tà — con­tin­ua — for­ma un vero e pro­prio tam­pone: l’òra non arri­va più fino sul­la riva, ma sof­fia a qualche centi­naio di metri al largo. Un tem­po, poi, l’ac­qua del lago era assai più cal­da di adesso: questi sbalzi ter­mi­ci han­no prodot­to muta­men­ti nel­l’òra anche a liv­el­lo sta­gionale e, strana­mente, da qualche tem­po sof­fia anche in inver­no». «Dis­cor­si e sta­tis­tiche? Parole al..vento». Domeni­co Tam­buri­ni, istrut­tore al Cir­co­lo del Vela Tor­bole, è chiaro e diret­to. «Cre­do siano con­clu­sioni avven­tate, per­ché ogni sta­gione è diver­sa dal­l’al­tra e fa sto­ria a sé: un anno piove molto e l’òra sof­fia meno, l’an­no suc­ces­si­vo è fred­do fino ad aprile, quest’an­no ha piovu­to sem­pre. Non è pos­si­bile trarre con­lu­sioni, insom­ma. Da qualche estate, è vero, il ven­to sem­bra sof­fi­are un po’ meno forte, ma di qui a dire che l’ef­fet­to ser­ra sta facen­do sparire l’òra…». Gli fan­no eco il veronese Cor­ra­do Fal­l­eni, giu­dice fed­erale spes­so a Tor­bole: «Si trat­ta di cam­bi­a­men­ti fisi­o­logi­ci a cui non cre­do si pos­sa dare una sola spie­gazione. Nes­suno nega che l’ef­fet­to ser­ra pos­sa avere qualche ruo­lo in tut­to questo, ma la situ­azione è assai più com­p­lessa e riguar­da i cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci in gen­erale e il ter­ri­to­rio». Opin­ione con­di­visa a pieno anche da Ser­gio “Cic­cio” Lam­bertenghi, anche lui velista di fama inter­nazionale e prodiere di Sil­vio San­toni nel­la classe Star, e da Mikel Slijk, tito­lare del­la scuo­la di vela «Con­ca d’Oro» a Tor­bole. «Sono a Tor­bole da quindi­ci anni — spie­ga Slijk — e vi assi­curo che il ven­to è ok. Ogni sta­gione è diver­sa, pro­prio come le annate del : il 1997, tan­to per fare un esem­pio, può essere più buono del 1998. Eppure la vigna è sem­pre la stes­sa. Una serie di con­cause, evi­den­te­mente, anche min­ime, ha fat­to sì che si cre­asse la dif­feren­za: così, è la sta­gione sul lago, ogni vol­ta diver­sa per mille aspet­ti. Non è pos­si­bile iden­ti­fi­care una sola causa e elab­o­rare una diag­nosi definitiva».

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