Gli Amici della Tirlindana chiedono da due anni la gestione del lato nord del canale della Rocca

Un porticciolo per i custodi del lago

02/09/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Ottenere in ges­tione il lato nord del Canale del­la Roc­ca, far pagare un pic­co­lo affit­to ann­uo a tut­ti i soci che vi ormeg­ger­an­no la bar­ca a remi, finanziare con queste entrate un riordi­no com­p­lessi­vo del­l’area (ora degra­da­ta dal­la smo­da­ta pro­lif­er­azione di volatili sel­vati­ci) e soprat­tut­to dare impul­so ad un prog­et­ti­no, ben arti­co­la­to, di sal­va­guardia del­la fau­na itti­ca del­l’al­to Garda.E’ per­chè la causa è sacrosan­ta che anche il con­sigliere di mino­ran­za Pier­gior­gio Zam­bot­ti ha deciso di dare una mano (con un’ inter­pel­lan­za in Comune) agli Ami­ci del­la Tir­lin­dana, sodal­izio rivano di cir­ca 150 soci che ormai da un paio d’an­ni sta cer­can­do di pren­dere in con­ces­sione la pic­co­la zona por­tuale sit­u­a­ta sot­to i tor­rioni del­la Roc­ca. Risposte neg­a­tive, a dire il vero, gli Ami­ci del­la Tir­lin­dana non ne han­no avute, ma sic­come il canale (come tut­ti i por­ti rivani) è in una del­i­ca­ta fase buro­crat­i­ca — sta pas­san­do dal­la Provin­cia al Comune — il pal­leg­gia­men­to di com­pe­ten­ze ha fino­ra imped­i­to ai pesca­tori di avere un chiari­men­to pre­ciso sui des­ti­ni del Canale. «Siamo in gra­do di assi­cu­rare — scrive­va al Comune, già nel feb­braio del 1999, il seg­re­tario e fonda­tore degli Ami­ci del­la Tir­lin­dana Gian­ni Scoz — una ges­tione finanziaria traspar­ente e l’u­ti­liz­zo di even­tu­ali disponi­bil­ità finanziarie rica­vate dagli ormeg­gi (sarebbe nos­tra inten­zione sta­bilire il cos­to annuale ormeg­gio in 150–200mila lire) per il ripopo­la­men­to del Gar­da Trenti­no e la sal­va­guardia del­la tro­ta lacustre».Ma da allo­ra il prog­et­to di tutela del­la fau­na itti­ca si è fat­to anco­ra più arti­co­la­to ed è rac­chiu­so in un dossier che lo stes­so Scoz ha già divul­ga­to pres­so le pub­bliche autorità. Si par­la, tra l’al­tro, di cen­tra­line auto­matiche di mon­i­tor­ag­go delle acque del­l’Al­bo­la e del Varone (gli afflu­en­ti del lago meno «con­trol­lati»); di ripristi­no di can­neti sul litorale rivano (ne è rimas­to soltan­to uno a Tor­bole, per­al­tro in sta­to di abban­dono) che sono impor­tan­tis­si­mi per la vita degli avan­not­ti; di dras­ti­ca riduzione dei volatili (respon­s­abili di stra­gi di uova di pesce); di norme più rigide per la pesca.«Il Gar­da trenti­no — dice Scoz — dal pun­to di vista del­la pesca sporti­va ha un enorme poten­ziale ricre­ati­vo e tur­is­ti­co, che gius­ti­fi­ca sen­z’al­tro un mag­giore impeg­no politi­co e finanziario ed un imme­di­a­to pro­gram­ma di recu­pero. Rime­di­are a decen­ni di incu­ria non è facile ed il nos­tro sug­ger­i­men­to è che il coor­di­na­men­to degli inter­ven­ti sia affida­to ad un’Au­tor­i­ty. Come Ami­ci del­la Tir­lin­dana siamo disponi­bili, nel nos­tro pic­co­lo, ad impeg­nar­ci con volon­tari­a­to e idee».Ma per iniziare, come abbi­amo det­to, l’As­so­ci­azione vor­rebbe l’os­sigeno finanziario del por­to per le barche.