lunedì, Marzo 2, 2026
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II professor Stefano Rodotà lo ha detto chiaro nella sua relazione annuale al Parlamento: attenzione, le telecamere nelle nostre città, crescono come i funghi e il problema della tutela della riservatezza c'è.

Malavita sottocontrollo con 18 telecamere; e la privacy?

II professor Stefano Rodotà, che di mestiere fa il Garante della privacy, lo ha detto chiaro nella sua relazione annuale al Parlamento: attenzione, le telecamere nelle nostre città, e non solo nelle città, crescono come i funghi e il problema della tutela della riservatezza c’è. C’è soprattutto nei casi – e sono molti – in cui gli sguardi elettronici sono invisibili; c’è e per la conservazione delle immagini. È chiaro come il sole. Rodotà ha detto che a questo punto occorre una legge per fare chiarezza e per dare garanzie.

In una grande città, nel corso di una giornata, si può venir ripresi da 300 telecamere e in quasi tutti i casi la nostra immagine, e quello di chi ci accompagna, viene registrata. Quindi in molti possono sapere dove eravamo e cosa facevamo in quel preciso istante e in quel preciso giorno. D’altra parte le telecamere vengono messe per motivi di sicurezza e non certo per il piacere dei guardoni o spioni di sorta. Quindi è un problema di equilibrio: fino a che punto si può rinunciare a spazi di riservatezza per avere maggiore sicurezza? Problema attualissimo qui a Rovereto e vi diciamo il perché.

La scorsa settimana, in un’intervista, Leo Boldrini, candidato sindaco della Lega, disse che la giunta aveva preso per i fondelli la città perché non si è fatto nulla per concretizzare la mozione, proposta dalla Lega e votata da tutti, che dava il via libera all’installazione di telecamere anticrimine. Invece le cose – come abbiamo saputo ieri – stanno diversamente.

Il progetto e le telecamere a Rovereto

II progetto, elaborato da un gruppo di lavoro del quale fanno parte esperti dei Carabinieri, della Polizia, il comandante dei Vigili urbani, tecnici dell’Asm, è pronto. Pronto il preventivo di spesa che farà da base d’asta: 500 milioni; pronte le infrastrutture, le fibre ottiche che coprono quasi tutta la città; sono stati individuati i 18 punti, come si dice oggi, “sensibili” dove verranno messi gli occhi elettronici.

Zone strategiche, che sono tenute ancora segrete. Si sa che saranno messi sotto controllo i parchi, le scuole e i semafori principali, ma le zone esatte non si conoscono ancora. Punti di chiamata “Sos”, di emergenza, verranno collocati sempre nei giardini pubblici, in via Dante, in centro e a Sacco. E questi, ovviamente, saranno ben visibili.

Insomma, sulla carta è tutto pronto, si aspetta solo il via libera politico che ormai verrà, se verrà, dal prossimo sindaco. La cosa comunque non sta più nel mondo delle idee, ma di un progetto concreto. Tanto concreto che già cinque grosse ditte elettroniche si sono fatte avanti: la Sony, la Panasonic, la Thompson, la Gobbi Instruments, una ditta specializzata in questi sistemi di Padova. Gli esperti dicono che quello di Rovereto è un progetto unico in Italia.

Zone sorvegliate ci sono in ogni città italiana, ma, a quanto sembra, nessun centro urbano ha ancora un sistema integrato e a gestione pubblica, come quello che potrebbe avere Rovereto. La rete cablata dell’Asm e del comune – che rappresenta più del 90% del lavoro necessario a far funzionare la rete di controllo – è già pronta e consente una diffusione capillare dei sistemi. Quindi i 500 milioni vanno soprattutto per le telecamere.

Le offerte presentate dalle aziende rappresentano il meglio della tecnica elettronica. Telecamere in grado di leggere su una targa di un’auto in movimento, addirittura, il marchietto della provincia di provenienza. La tecnologia ha superato limiti ritenuti invalicabili solo qualche anno fa e i costi, anche se mezzo miliardo e una cifra, si sono abbassati.

L’impiego è duplice: il controllo di eventuali malfattori e dei flussi di traffico. E qui si arriva alle centrali operative. Saranno tre: una nella caserma dei Carabinieri, una al commissariato di Polizia, una al comando dei Vigili urbani. In quest’ultima centrale si prevede anche un sistema di intervento a distanza sui tempi semaforici, per regolare il traffico.

Carabinieri, Polizia e Vigili controlleranno le immagini, ma ciò che conta è la loro conservazione. E qui nascono i problemi giuridici. Come e quanto si possono tenere? Rodotà deve dare una risposta. Un tema che è anche politico.

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